Le tante cose che non sappiamo sulle edicole italiane

by Luigi "Gigio" Rancilio

Un tempo ci andavamo tutte le mattine e praticamente tutti, prima o dopo essere passati dal bar a prendere un caffè. Oggi le edicole sono sempre meno, eppure la loro presenza è e resta importante per i nostri territori.
La parola che si usa per descrivere questo fenomeno è “desertificazione”.

I numeri sono impietosi.Il report “Le Edicole del Futuro, il Futuro delle Edicole”,realizzato da Stampa Romana e DataMediaHub, fotografa un tracollo che ha dell’incredibile.

Le infografiche presenti in questo articolo le ho realizzate con l’ausilio dell’IA di NotebookLm a partire dai dati del rapporto.

In vent’anni, i punti vendita che trattano prodotti editoriali sono passati da 35.000 a poco più di 20.000
In vent’anni, i punti vendita che trattano prodotti editoriali sono passati da 35.000 a poco più di 20.000.Un calo del 42,8% che ha colpito soprattutto le edicole “pure”, quelle che vivono esclusivamente di giornali e riviste: erano oltre 17.000 nel 2014, sono diventate poco più di 11.000 alla fine del 2024.

La crisi delle edicole non è un fenomeno isolato

È la conseguenza visibile di qualcosa di molto più grande: il crollo dell’industria editoriale.I quotidiani italiani sono in caduta libera da oltre vent’anni. Le tirature complessive sono passateda oltre 3 miliardi di copie all’inizio del millennio a 881 milioni alla fine del 2024. Un crollo del 75,8%. Ma il dato davvero drammatico riguarda le vendite reali:da oltre 2 miliardi di copie nel 2000 si è scesi a 423 milioni.
L’80% del mercato è stato polverizzato in un quarto di secolo.

È un circolo vizioso perfetto, una spirale dalla quale sembra impossibile uscire. Meno copie vendute significa meno edicole che riescono a sopravvivere.Ma meno edicole aperte significa meno luoghi dove comprare il giornale, il che accelera ulteriormente il calo delle vendite. E così via, in una dinamica che non risparmia nessuno: né gli editori, né i distributori, né gli edicolanti. I ricavi della carta stampata continuano a scendere:le proiezioni indicano che si passerà da 741 milioni di euro nel 2024 a 641 milioni nel 2029. Il digitale cresce, certo. Gli abbonamenti online aumentano. Ma non basta.La carta resta ancora la fonte principale di ricavo e le edicole rimangono il canale dove si acquistano due terzi delle copie. Se chiudono loro, crolla tutto.

Meno di tre euro l’ora per tenere aperto un presidio

Dentro le edicole che ancora resistono ci sono persone che il report definisce, in certi contesti, “eroiche”. Non è un’esagerazione retorica. È la pura e semplice constatazione di una realtà: la vita dell’edicolante oggi è una trincea economica.

Il giro d’affari medio di un punto vendita si è ridotto del 76% rispetto al 2005. L’aggio medio, cioè il margine che l’edicolante ricava dal prezzo di copertina, è del 23%. Facendo i conti, questo si traduce in un margine lordo di circa 12.700 euro l’anno.

Adesso dividete questa cifra per le ore di lavoro. Un’edicola è aperta mediamente 29 giorni su 30, dalle sei del mattino alle otto di sera. Tredici ore al giorno.Il risultato è un guadagno lordo di 1.059 euro al mese. La paga oraria? 2,94 euro lordi.Meno di tre euro l’ora per stare in piedi in un chiosco, al freddo d’inverno e al caldo d’estate, a sistemare giornali che sempre meno persone comprano.

Queste cifre spiegano molte cose. Spiegano perché non c’è ricambio generazionale. Perché i figli non ereditano più l’attività dei padri. Perché, quando un anziano edicolante va in pensione, la saracinesca si abbassa per sempre. Chi lo farebbe, un lavoro del genere, per quegli stipendi? Chi potrebbe permetterselo?

I deserti informativi: dove il giornale non arriva più

La desertificazione non colpisce l’Italia in modo uniforme. Crea voragini di disuguaglianza.Ci sono intere aree del Paese dove comprare un giornale è diventata un’impresa quasi impossibile. Su quasi 8.000 comuni italiani, ben 4.974 non hanno un’edicola. Parliamo del 63% dei municipi. La situazione è drammatica nei piccoli centri e nelle aree interne:in Molise il 94% dei comuni è senza edicola, in Trentino-Alto Adige l’85%.

Secondo Confesercenti, 3,5 milioni di italiani non hanno più la possibilità di acquistare giornali nel proprio comune. Questo significa tagliare fuori dall’informazione intere fasce di popolazione, soprattutto gli anziani che hanno poca dimestichezza con il digitale e per i quali l’edicola ha sempre rappresentato un presidio di cultura e socialità. Non è solo una questione di comodità. È una questione di accesso all’informazione. “Se non c’è un’edicola, non c’è democrazia”, dice senza mezzi termini Claudio Marotta, presidente della Commissione Vigilanza sul pluralismo dell’informazione della Regione Lazio. In certi paesi sperduti dell’Appennino, la chiusura dell’unica rivendita significa la morte civile della comunità. Non è retorica. È la realtà.

Roma: tra souvenir e resistenza

Nelle grandi città la crisi assume un volto diverso ma altrettanto inquietante.A Roma, le edicole sono passate da 1.200 a circa 400-500. Nel centro storico, la pressione del turismo di massa ha trasformato i chioschi. Dove prima si vendevano quotidiani e riviste di approfondimento, oggi si trovano magneti, armature da centurione in plastica, bottigliette d’acqua a prezzi spropositati. Nathalie Naim, consigliera del Primo Municipio, denuncia una mutazione genetica: edicole trasformate in “bancarelle che vendono di tutto”, persino alcolici, tradendo la loro funzione originaria in nome del profitto facile.

Eppure, anche nella Capitale ci sono storie di resistenza e innovazione.A San Giovanni, un’edicola chiusa da anniha riaperto con una nuova vocazione: niente più vecchio bancone, ma un ambiente fluido con riviste di design, libri indipendenti e sgabelli per ospitare letture e mostre. Un tentativo di trasformare l’edicola da semplice punto di passaggio a luogo di aggregazione culturale. Un presidio dove fermarsi, non solo acquistare in fretta.

Le proposte: diversificare per sopravvivere

Il report non si limita a certificare il decesso. Prova a tracciare una terapia d’urto per rianimare il settore. La parola chiave è “diversificazione”.Le edicole non possono sopravvivere vendendo solo giornali, questo è chiaro. Devono diventare centri multiservizi: luoghi dove richiedere certificati anagrafici, pagare bollette, ritirare pacchi, ottenere informazioni turistiche. L’idea è trasformarle in una rete capillare di “portierato sociale”, utile alla cittadinanza e capace di generare quel traffico di clienti che i soli quotidiani non garantiscono più.

C’è poi il nodo della tecnologia. Il progetto di informatizzazione delle edicole, più volte rinviato, è indicato come una priorità assoluta. Collegare tutti i punti vendita in rete permetterebbe di conoscere in tempo reale cosa si vende e dove, riducendo l’enorme spreco delle rese, i giornali invenduti che tornano al macero e che pesano sui bilanci di editori e distributori. Si stima che un sistema efficiente potrebbe generare risparmi per 480 milioni di euro a regime.

Ma tutto questo non basta senza un intervento pubblico strutturale. Il report guarda con interesse al “modello francese”. In Francia, lo Stato sostiene la distribuzione della stampa con oltre 130 milioni di euro l’anno e finanzia direttamente la modernizzazione delle edicole con contributi a fondo perduto. Anche in Spagna, città come Madrid hanno azzerato il canone di occupazione del suolo pubblico per i chioschi e offrono sovvenzioni per il restyling. In Italia, il “bonus edicole” e il credito d’imposta sono stati passi avanti, ma servono misure stabili, non interventi una tantum. Serve un vero patto di filiera che redistribuisca meglio i margini, oggi troppo sbilanciati a sfavore dell’ultimo anello della catena.

Tra le proposte più provocatorie c’è quella di un aumento dei prezzi dei giornali. Se la carta stampata è destinata a diventare un prodotto di nicchia, simile al vinile per la musica, allora deve costare il giusto. Il report suggerisce di allineare i prezzi italiani alla media europea nel giro di 24-36 mesi. Meno copie, ma più ricavi e più qualità, per dare respiro a tutta la filiera.

Al destino delle edicole è legato il futuro degli stessi giornali

“Al destino delle edicole è legato il futuro prossimo degli stessi giornali”, conclude il documento. Non è retorica. Senza quella rete capillare di vendita, il pluralismo informativo rischia di diventare un concetto astratto, accessibile solo a chi ha una connessione veloce e una carta di credito. Salvare le edicole non è solo una questione di nostalgia per l’odore dell’inchiostro o per il rito del caffè e giornale. È una battaglia per garantire che l’informazione resti un bene fisico, visibile e a portata di mano per tutti.

Il tempo per agire, però, è quasi scaduto.


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