Un po’ di cose utili #4

by Luigi "Gigio" Rancilio

Nel 2025 negli Usa sono usciti oltre 4 milioni di libri. L’AI non fa che peggiorare le cose

SecondoPublishers Weekly, nel 2025 la produzione libraria americanaha superato i 4 milioni di titoli. È un numero che dice già molto sulla pressione che gli acquisitori subiscono ogni giorno. Quando chiunque può produrre testo in serie grazie all’AI, quella pressione aumenta ulteriormente, e il problema della selezione editoriale non si risolve con un adesivo.

A proposito di libri e IA: il caso Shy Girl, il punto cieco dell’editoria

A novembre 2025, Hachette Book Group pubblica nel Regno UnitoShy Girldi Mia Ballard, un romanzo horror che aveva già raccolto quasi cinquemila recensioni su Goodreads dopo l’autopubblicazione. Nei mesi successivi, lettori comuni iniziano a segnalare nella prosa i segni tipici di un testo generato da intelligenza artificiale. Un post su Reddit diventa discussione, un video-saggio su YouTube raggiunge 1,2 milioni di visualizzazioni e un’analisi condotta da Max Spero, fondatore del software di rilevamento Pangram, stabilisce che il 78% del libro è generato da AI.

IlNew York Timesporta le prove a Hachette. Il giorno dopo, la casa editrice annuncia che interrompe la vendita nel Regno Unito e cancella i piani di pubblicazione negli Stati Uniti. Ballard nega di aver usato l’AI e scarica la responsabilità su un editor freelance incaricato di rivedere il testo. Dichiara alNYTdi non poter fornire dettagli per ragioni legali.

Il caso è probabilmente il primo esempio di un grande editore che rescinde un contratto per accuse di uso dell’AI. Ma la domanda che resta non riguarda Ballard: riguarda il processo. I lettori avevano individuato il problema prima degli acquisitori. Quanto attentamente vengono letti i manoscritti prima dell’acquisizione? Al London Book Fair 2026, la Society of Authors ha lanciato uno schema per certificare le opere scritte da umani tramite un adesivo “human authored”. In molti ritengono che non basti.

(La ricostruzione del caso si basa sull’inchiesta delNew York Times)

Se ritieni che il lavoro che faccio sia utile, iscriviti. È gratis.

Per usare bene l’IA abbandona le versioni gratuite

A febbraio 2026, Matt Shumer, CEO di HyperWrite AI, pubblica un saggio su X che raggiunge 75 milioni di visualizzazioni. Il titolo èSomething Big Is Happening. La tesi: gli agenti AI stanno iniziando a superare i migliori professionisti tecnologici nel loro stesso lavoro, e l’accelerazione non è incrementale.

La cosa più interessante, dal mio punto di vista, non è l’allarme. È la parte pratica. Shumer propone un cambio di mentalità preliminare: l’AI non è uno strumento da interrogare, è un agente da dirigere. Il valore di chi lavora non sta più nell’eseguire i compiti, ma nel definire il risultato e nel capire il problema abbastanza a fondo da sapere cosa significa farlo bene.

Da lì, tre passi concreti. Il primo: passare a una versione a pagamento degli strumenti AI disponibili, perché il divario tra versioni gratuite e premium equivale ormai a circa un anno di sviluppo. Il secondo, e più importante: un’ora di pratica quotidiana per sei mesi, non per fare domande di fatto ma per sottoporre all’AI problemi reali tratti dal proprio lavoro. “Se lo fai per sei mesi, capirai cosa sta per succedere meglio del 99% delle persone intorno a te”, scrive Shumer. Il terzo: rivedere la propria resilienza finanziaria nell’ipotesi che il proprio settore attraversi turbolenze nei prossimi 12-18 mesi.

Vale tenere presente la controargomentazione. Critici come Gary Marcus hanno definito la narrativa di Shumer “hype militarizzato”, privo di dati quantitativi concreti. Il saggio non è un documento scientifico. Ma i tre passi pratici che propone non dipendono dall’avere ragione sulla velocità dell’accelerazione.

(Il saggio di Shumer è analizzato inquesto articolo su Towards AI)


Ora Google riscrive i titoli degli articoli (senza avvisare gli editori)

Google haconfermato di stare testandola riscrittura automatica dei titoli degli articoli nei risultati di ricerca tramite AI. Il titolo che un editore scrive per i propri lettori potrebbe quindi non essere quello che Google mostra a chi cerca. Non è una modifica estetica: il titolo è la prima promessa editoriale, il primo atto di relazione con il lettore. Affidarla a un algoritmo, senza avvisare chi ha scritto l’articolo, sposta un pezzo di controllo editoriale fuori dalle redazioni.


Le fonti preferite di Google e cosa significano per chi fa informazione

C’è una seconda questione, collegata.The Conversationha pubblicato un’analisi su cosa significano le “fonti preferite” di Googleper l’ecosistema delle notizie online. Google favorisce alcune testate nei risultati di ricerca, e questa selezione determina, in misura crescente, chi viene letto e chi no. Il problema non è nuovo, ma si aggrava: se Google riscrive anche i titoli degli articoli che mostra, il lettore finale riceve un contenuto già mediato due volte, dalla fonte originale e dall’algoritmo. Per gli editori più piccoli, che dipendono dal traffico organico, è una pressione in più su un equilibrio già fragile.


Strumento della settimana: perché devi conoscere Ground News e come funziona

Ground Newsè un aggregatore canadese fondato nel 2020 da Harleen Kaur e Sukh Singh. Il principio è semplice: invece di mostrarti le notizie da una sola fonte, raggruppa gli articoli di testate diverse che coprono lo stesso evento in un’unica scheda, con un’etichetta di orientamento politico per ciascuna fonte. Le valutazioni di bias vengono calcolate come la media dei punteggi assegnati da tre organizzazioni indipendenti: AllSides, Ad Fontes Media e Media Bias/Fact Check.

La funzione più utile per chi fa questo lavoro è il Blindspot Feed: ogni settimana la piattaforma pubblica un report che evidenzia le notizie che hanno ricevuto poca o nessuna copertura da parte di uno spettro politico. In pratica, mostra cosa sta leggendo “l’altro lato” che tu probabilmente non vedi. Per individuare angolazioni originali o punti ciechi nel dibattito pubblico, è uno degli strumenti più diretti oggi disponibili.

Condividi Un po’ di cose utili

You may also like