#15 «I social sono morti». Ma il dopo potrebbe essere peggio

by Luigi "Gigio" Rancilio

«I social media sono morti». Ma il dopo potrebbe essere peggio

(immagine creata con l’IA)

Un ricercatore intervistato daArs Technicalo ha detto con la chiarezza di chi ha studiato il problema a fondo: il meccanismo che produce gli effetti distorsivi dei social è strutturalmente robusto e difficile da correggere. Non basta modificare il feed cronologico o aggiungere etichette ai contenuti falsi. Il problema è più profondo.I social sono diventati il motore culturale che plasma la politica, i media e la nostra percezione della realtà. Anche chi non li usa è condizionato da loro, perché persino i grandi giornali hanno adattato i titoli alla logica virale.
D’altra parte, in diverse nazioni del mondo si registra un calo nell’uso dei social. Al punto che alcuni esperti dicono che i social, di fatto, sono morti. Facciamo finta che sia tutto vero. Se i social sono davvero morti, cosa viene dopo?
Il dibattito è aperto. Ma il futuro sembra molto, molto caotico e tutt’altro che positivo.

Ars Technica –https://arstechnica.com/science/2026/05/rip-social-media-what-comes-next-is-messy/


L’AI entra nel mondo della Tv. Con tutte le sue contraddizioni

L’intelligenza artificiale generativa sta cambiando ogni fase della produzione televisiva e cinematografica, dalla pre-produzione alla post-produzione, dagli effetti visivi alla sceneggiatura. Ma il vero nodo, secondo le analisi più recenti, non è tecnico: è chi può fare cosa, e a quale costo umano. I sindacati degli sceneggiatori e degli attori hanno già negoziato tutele, ma le domande sul futuro del lavoro creativo restano aperte. Nel frattempo l’AI sta già entrando nei palinsesti come strumento accessibile anche ai singoli creatori, spostando l’equilibrio tra grandi studi e contenuti indipendenti.

Lifehacker –https://lifehacker.com/entertainment/ai-is-coming-for-television


100 studenti insegnano agli studenti a usare bene ChatGPT

(immagine creata con l’IA)

L’abbiamo sentito dire un sacco di volte: i ragazzi non studiano più, usano l’intelligenza artificiale per fare i compiti. Ogni volta che la sento, mi viene spontaneo pensare che molti professori potrebbero correggere i compiti in classe chiedendo agli studenti, invece di consegnareicompiti, molti dei quali realizzati con l’intelligenza artificiale, di spiegare ai loro compagni come hanno utilizzato l’IA per arrivare a quei risultati.
ChatGPT ha fatto una cosa simile. Ha lanciato una sezione con 100 chat create da studenti, per gli studenti. Si va da “Fai un’autovalutazione del tuo saggio” a “Ripassa i tuoi appunti ad alta voce per fissare i concetti”, da “Semplifica un argomento poco chiaro” a “Velocizza la tua ricerca”. E ancora: “Impara rispondendo alle domande”, ma anche “Imparare insegnando”, passando per “Crea flashcard più rapidamente”, “Non procrastinare” e “Come creare un quiz immediato”.
A me sembra una bella idea.

OpenAI/ChatGPT –https://chatgpt.com/use-cases/students


L’invasione dei vodcast anche nelle news e l’eccezione di The Daily

(infografíca da Nieman Lab)

I grandi editori puntano sul video come futuro del podcast. La logica è semplice: i giovani sentono “podcast” e pensano a YouTube. I meccanismi di scoperta del video sono migliori, le clip girano su Instagram, TikTok e YouTube Shorts, il pubblico potenziale è più grande. Nina Lassam del New York Times lo ha detto al Nieman Lab con una franchezza rara: “L’audience è nuova e più ampia”.
Eppure la ricerca mostra cheThe Dailydel NYT continua a funzionare meglio in formato audio. Come se certi contenuti avessero ancora un formato naturale, e nessun algoritmo potesse sostituire quello.

Nieman Journalism Lab –https://www.niemanlab.org/2026/05/news-podcasts-are-increasingly-something-you-watch-but-the-daily-still-works-best-as-audio/

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L’uomo che passa le sue giornate tra i complottisti di Internet

Will Sommer (nella foto) è uno dei giornalisti americani che seguono più da vicino l’ecosistema delle teorie del complotto di destra. In un’intervista aSlateracconta come il lavoro sia cambiato: la disinformazione si è spostata dai social ai podcast e ai video, le personalità MAGA litigano tra loro sempre di più, e la grande novità è che la diffidenza cospirazionista non appartiene più soltanto agli estremisti. “Non c’è più un ragionamento”, dice Sommer. “È solo una sensazione viscerale.” Dopo l’attentato a Trump, la reazione immediata di molti è stata dire che tutto era orchestrato, senza nemmeno formulare una tesi. Un cambiamento culturale che dovrebbe farci riflettere.

Slate –https://slate.com/news-and-politics/2026/05/qanon-election-denial-jan-6-will-sommer.html


Google ridisegna i link nella ricerca con l’AI

(foto dal blog di Google)

Google sta intervenendo sul modo in cui i risultati di ricerca generati dall’intelligenza artificiale rimandano al web, con cinque novità in arrivo per AI Mode e AI Overviews. Le funzioni più significative: i link compaiono ora direttamente nel testo delle risposte AI, accanto al contenuto pertinente, invece di essere relegati in fondo. Chi ha un abbonamento attivo a una testata lo vedrà evidenziato nei risultati, con un’etichetta “Iscritto” che facilita l’accesso ai contenuti già pagati. Arrivano anche anteprime al passaggio del cursore sui link e suggerimenti a fine risposta verso approfondimenti tematici esterni, inclusi forum e community. Un cambio di logica importante: Google si muove verso una ricerca AI che, almeno nelle intenzioni, porta davvero agli editori.

Blog Google Italia, 6 maggio 2026https://blog.google/intl/it-it/prodotti/5-modi-nuovi-per-esplorare-il-web-con-lai-generativa-nella-ricerca/


Philadelphia Inquirer: il modello no-profit che ha salvato un giornale

IlPhiladelphia Inquirerha chiuso il 2025 con il primo utile operativo dal 2004. La svolta è avvenuta nel 2015, quando il giornale è stato ceduto all’Istituto Lenfest, una fondazione no-profit che possiede una redazione for-profit. La struttura, spiegata dalla CEO Lisa Hughes aPress Gazette, è semplice nella sua efficacia: nessun azionista da soddisfare, basta restare in attivo e reinvestire. Oggi il 70% dei ricavi viene dagli abbonati digitali, il 6% dalla filantropia. La redazione ha 200 giornalisti, 16 newsletter con 2,3 milioni di iscritti gratuiti, e sta espandendosi nel New Jersey. Un caso concreto, non un’utopia.

Press Gazette –https://pressgazette.co.uk/north-america/philadelphia-inquirer-philanthropy-profit/


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Tool e gadget. Un e-reader magnetico attaccato all’iPhone contro il doomscrolling

Si chiama Xteink X3 e costa 80 dollari. È un piccolo schermo e-ink compatibile con MagSafe che si attacca al retro dell’iPhone come un Pop Socket. L’idea è semplice: invece di aprire Instagram in coda al caffè, si gira il telefono e si legge. La recensione diTechCrunchè onesta: il dispositivo non ti “guarisce” da solo, bisogna incontrarlo a metà strada. Il firmware di serie è scomodo, quello open source della community funziona meglio, ma richiede un po’ di dimestichezza tecnica. Non è compatibile né con Kindle né con Libby. Ma dopo due settimane di uso, la batteria è passata dal 100% al 96%. E per chi vuole resistere alla logica del feed, avere uno schermo “stupido” in tasca può fare la differenza.

TechCrunch –https://techcrunch.com/2026/05/03/xteink-x3-review-tiny-magnetic-ereader/

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