Avvertenza. L’immagine di copertina è stata creata con l’intelligenza artificiale. Strumenti di intelligenza artificiale sono stati utilizzati per sintetizzare alcune parti della vicenda e per creare le tabelle contenute negli articoli
Quando è iniziato il processo di Oakland contro Meta, tanti hanno gioito. Il motivo è semplice: la maggior parte dei resoconti giornalistici ha definito questo processo come la possibile fine dei social network, almeno come li conosciamo. Ma davvero è così?
Cominciamo col dire che quello in corso a Oakland non è «il processo che renderà illegali gli algoritmi o lo scroll infinito». Non è così semplice, e chi lo racconta in questo modo sta semplificando troppo.
Se mi segui, sai che sono abituato a cercare di spiegare in maniera semplice cose complesse. Ma non voglio prenderti in giro, e quindi devo avvertirti che stavolta la questione è davvero complessa.
Partiamo dal nome del procedimento. Si chiama People of the State of California, et al. v. Meta Platforms, Inc., et al., numero 4:23-cv-05448-YGR, davanti alla Corte distrettuale federale del Northern District of California, sede di Oakland, giudice Yvonne Gonzalez Rogers.
È una causa portata avanti dagli stati, ed è inserita in un contenitore più grande, l’MDL n. 3047, che raccoglie il contenzioso sulla dipendenza degli adolescenti dai social. Ma attenzione a non confonderla: non è la stessa cosa delle migliaia di cause individuali comprese in quell’MDL, non coincide con il coordinamento californiano di Los Angeles, e non è nemmeno uno dei procedimenti autonomi aperti da singoli procuratori generali, come quello del New Mexico. Il perimetro di questa analisi segue anche il memo allegato dall’utente.
A questo punto hai due strade
La prima è scegliere una narrazione in pillole, veloce ma superficiale (la trovi qui).
La seconda è scegliere la narrazione più completa, ma anche necessariamente più impegnativa. Per leggerla ti basta andare avanti.
A che punto siamo, al 24 agosto 2026
Il processo di Oakland è partito con la selezione della giuria il 12 agosto 2026, e con le dichiarazioni di apertura e le prime prove il 18 agosto. Durerà, secondo le previsioni, dalle sei alle otto settimane.
C’è un dettaglio tecnico che vale la pena spiegare bene, perché cambia il senso di tutto: la giudice ha voluto una giuria consultiva. Significa che questa giuria esprimerà un verdetto, ma quel verdetto non vincolerà Gonzalez Rogers, che resta l’unica responsabile delle decisioni finali, sui fatti e sul diritto. A condurre materialmente il processo sono quattro stati — California, Colorado, Kentucky e New Jersey — mentre la coalizione più ampia coinvolge 29 procuratori generali.
Come ti ho già accennato, Oakland non è «il processo che renderà illegali gli algoritmi o lo scroll infinito». E per un motivo molto preciso. Una parte consistente delle accuse che puntavano direttamente contro scroll infinito, autoplay, notifiche, conteggio dei like e algoritmi di raccomandazione è già stata ridimensionata dalla stessa giudice, nel 2024, in base alla Section 230. Quello che è arrivato davvero al processo riguarda altro: inganno e dichiarazioni false, mancato avviso dei rischi, alcune caratteristiche del prodotto che non si possono far rientrare nella semplice pubblicazione di contenuti, pratiche verso i minori di 13 anni, violazioni del COPPA (il Children’s Online Privacy Protection Act statunitense, che tutela la privacy online dei minori di 13 anni).
Questo non vuol dire che il design pensato per catturare l’attenzione sia fuori discussione. Al contrario: è lo sfondo su cui si muove tutto il processo. Gli stati stanno cercando di dimostrare che Meta abbia costruito Facebook e Instagram per spingere al massimo il coinvolgimento degli utenti, sapendo che poteva diventare compulsivo – soprattutto tra i più giovani – e che pubblicamente abbia minimizzato rischi di cui, internamente, si discuteva.
Ma da questa narrazione a una responsabilità legale accertata il passo non è scontato. Bisogna superare filtri molto più stretti: la Section 230, il nesso di causa, la prova che le dichiarazioni fossero effettivamente false, la conoscenza reale che Meta aveva degli utenti under-13, i confini precisi dei doveri legali dell’azienda, e il calcolo corretto delle eventuali sanzioni.
Non solo. C’è una distinzione che vale la pena tenere a mente: dire che il motore di raccomandazione cambierà è molto diverso dal dire che sparirà.
Un sistema potrebbe continuare a prevedere quale Reel interessa di più a un adolescente, senza però poter massimizzare all’infinito il tempo di visione quando certi segnali indicano uso ripetitivo, disturbi del sonno, temi di autolesionismo o altre categorie di rischio. Sarebbe una modifica profonda della funzione obiettivo, anche se l’interfaccia restasse quasi identica.
Un errore da non fare
L’errore più grande sarebbe guardare a Oakland come se fosse un caso a sé.
Negli Stati Uniti il fronte anti Meta è già ampio. Nel 2025 la FTC ha aggiornato la regola COPPA, rafforzando il controllo dei genitori sui dati dei bambini. A questo si aggiunge un contenzioso distinto sul consent order Facebook del 2020, proseguito fino al 2026, e una mole crescente di cause statali — class action, distretti scolastici, comuni, procuratori generali. Il rischio per Meta, quindi, va letto come somma di fronti diversi, non come un unico processo.
GLI SCENARI POSSIBILI
Nell’arco di due, tre anni
Qui il rischio sale. Se Oakland venisse confermata in appello, o se arrivassero sentenze simili in altri stati, per Meta diventerebbe razionale costruire un’architettura di conformità unica per tutto il paese, invece di gestire decine di configurazioni diverse stato per stato.
Le conseguenze più probabili: stima e verifica dell’età più aggressive; account minori attivati di default e difficili da aggirare; permesso dei genitori per allentare alcune protezioni; notifiche notturne e meccanismi di ri-coinvolgimento limitati; gestione del tempo con impostazioni predefinite più severe; obiettivi di raccomandazione che penalizzano contenuti o sequenze potenzialmente dannosi; maggiore tracciabilità degli esperimenti condotti sui minori; riduzione, se non eliminazione, del targeting comportamentale sotto i 13 anni, e restrizioni pesanti anche per gli adolescenti.
Il punto è che gran parte di questa infrastruttura Meta la sta già costruendo. Tra maggio e giugno 2026 l’azienda ha descritto sistemi di intelligenza artificiale capaci di analizzare pattern del profilo e segnali visivi per stimare la fascia d’età, e di far confluire automaticamente chi viene sospettato di essere un teenager nelle esperienze protette.
Tra cinque e dieci anni
Uno scenario strutturale non significa la fine dei social media. Significa, più probabilmente, il passaggio da un unico prodotto con qualche impostazione di sicurezza a due prodotti sostanzialmente diversi: social media per adulti e social media per giovani.
Per i minori, il ranking dei contenuti potrebbe rispondere a più obiettivi insieme, non solo all’engagement previsto: un punteggio di rischio di danno, limiti alla ripetizione, vincoli legati al sonno e al tempo, adeguatezza all’età, diversità dei contenuti, impostazioni dei genitori. Per gli adulti, raccomandazione, scroll infinito e pubblicità resterebbero probabilmente al centro — ma più trasparenti, più controllabili.
La risposta è: dipende da chi li userà. In pratica, per i prodotti pensati per i minori ci sarà molto probabilmente un cambiamento veloce e anche drastico. Per i social network degli adulti, invece, non ci saranno grandi cambiamenti almeno nell’immediato. E questo per tre ragioni, punto. La prima è di natura giuridica. In America esiste da anni una norma che si chiama Section 230, che di fatto protegge le piattaforme social da molte cause legali legate a come funzionano al loro interno. In pratica, per legge è molto difficile riuscire a portare in tribunale una piattaforma solo perché usa i like, le notifiche, i contenuti mostrati per primi o il cosiddetto scroll infinito.
La seconda ragione è economica. Il sistema che nei social sceglie cosa farci vedere non è un dettaglio tecnico, è la ragione per cui questi social ci tengono incollati agli schermi, ed è anche il motore che genera i loro guadagni pubblicitari. Toglierlo del tutto significherebbe smontare l’azienda dalle fondamenta. Quindi sarà molto più probabile che venga tenuto, ma con dei paletti di sicurezza. Un po’ come un limitatore che andrebbe aggiunto a un’auto veloce invece che toglierne il motore.
Una terza ragione è pratica: cambiare le regole solo per i minori, lasciando del tutto invariato quelle per gli adulti, è un’operazione molto più semplice ed economica, che smonta ovunque nel mondo, per tutti gli utenti, i meccanismi pensati per farci restare sui social il più a lungo possibile. È come chiudere il solo reparto dei bambini di un negozio, invece di chiudere l’intero negozio. Infatti, è proprio questa la direzione che Meta ha già scelto di prendere.
A beneficiare di questo nuovo equilibrio potrebbero essere soprattutto i servizi in abbonamento, quelli senza pubblicità, i piccoli social costruiti attorno a comunità o interessi specifici, i sistemi decentralizzati, o addirittura anche i prodotti pensati esplicitamente per il benessere digitale. Non è però per nulla scontato che la loro diventi una vittoria importante, perché i numeri di Meta, TikTok e YouTube restano una barriera enorme da intaccare.
In Europa la partita si gioca sul terreno più insidioso per Meta. Il 29 aprile 2026 la Commissione ha contestato la scarsa protezione degli under-13 su Facebook e Instagram. Il 10 luglio è arrivato un colpo ancora più diretto: una violazione preliminare del Digital Services Act per design che crea dipendenza, con nomi precisi (scroll infinito, autoplay, notifiche push, raccomandazioni personalizzate). È il punto chiave: ciò che la Section 230 protegge in California, il DSA lo attacca direttamente in Europa. Vincere a Oakland non risolverebbe nulla a livello globale per Meta.
Nel Regno Unito, Ofcom ha già reso operativo dal 2025 un pacchetto di più di 40 misure su verifica dell’età e sistemi di raccomandazione: un modello di conformità preventiva, più che di causa civile.
L’Australia è andata oltre tutti: dal dicembre 2025 vieta di fatto gli account social agli under-16, con sanzioni fino a 49,5 milioni di dollari australiani (circa 33 milioni di dollari USA). Ed è la prova che separare gli utenti per età non è un’ipotesi da tribunale americano: è già legge e in un mercato importante.
Il processo a Meta (versione breve)
COME SI È ARRIVATI QUI
2023 → 29 Stati fanno causa a Meta
2024 → fallisce il tentativo di far archiviare gran parte del caso
giugno 2026 → respinta la richiesta di summary judgment
(Una richiesta di summary judgment è un’istanza legale presentata da una delle parti in un processo civile con cui si chiede al giudice di emettere una sentenza immediata, senza passare per un dibattimento o un processo completo)
10 agosto → fallisce anche il tentativo basato sulla Section 230
12 agosto → selezione della giuria
18 agosto → apertura del processo a Oakland
Durata prevista: circa 6–7 settimane. Ogni parte dispone di 50 ore per presentare il proprio caso.
COSA C’È DAVVERO IN BALLO
Al centro ci sono le accuse secondo cui Meta avrebbe progettato Instagram e Facebook in modo da favorire l’uso compulsivo dei minori, avrebbe ingannato il pubblico sulla sicurezza e avrebbe raccolto illegalmente dati di bambini sotto i 13 anni. Meta respinge le accuse.
UN DANNO DA $200 MILIARDI
È l’ordine di grandezza dei danni indicato dai ricorrenti secondo Axios. A parte, più piccolo: fino a $1,4 TRILIONI è invece la stima teorica delle possibili sanzioni avanzata da Meta, non una condanna già determinata.
PERCHÉ TUTTI PARLANO DI SIGARETTE
L’accordo quadro sul tabacco (Master Settlement Agreement, MSA), firmato il 23 novembre 1998, fu un accordo storico tra le quattro maggiori aziende produttrici di tabacco degli Stati Uniti e i procuratori generali di 46 stati, che ha risolto le cause legali intentate dagli stati per recuperare i costi sanitari legati alle malattie causate dal fumo. Il Master Settlement Agreement impose all’industria del tabacco almeno 206 miliardi di dollari in 25 anni, insieme a profonde restrizioni sulla pubblicità e sul marketing, soprattutto verso i giovani.
“Non fece sparire le sigarette. Cambiò le regole del gioco.”
È questo il senso dell’analogia con Meta: non tanto una multa capace di distruggere l’azienda, quanto la possibilità che la responsabilità legale produca nuove regole strutturali.
CHE COSA POTREBBE CAMBIARE SUL TELEFONO
Gli Stati chiedono, tra le altre cose, limiti d’età più forti, eliminazione dell’infinite scroll, cancellazione di algoritmi addestrati sui dati dei bambini e sistemi di raccomandazione orientati maggiormente al benessere invece che all’engagement.
A dimostrare che non è solo teoria c’è il precedente separato del New Mexico: un giudice ha già ordinato a Meta misure come verifica dell’età più fortI, limiti d’uso per i minori e stop alle notifiche in determinati orari; ha però giudicato impraticabili alcune richieste più radicali, tra cui la disattivazione dell’infinite scroll. Meta farà appello.
IL VERO PUNTO DEL PROCESSO
Ci sono tre possibili livelli di impatto: multa → costo economico; regole per i minori → Facebook e Instagram ridisegnati; precedente → infinite scroll, notifiche, like e algoritmi possono diventare oggetto diretto di responsabilità legale anche per il resto dell’industria.
La domanda non è se Meta può permettersi la multa. È se può permettersi di cambiare il meccanismo che tiene gli utenti davanti allo schermo. Ma di questo ci occupiamo nella parte più esaustiva di questo articolo.
