#17 Perché ci piace la musica che ci piace e come misurare il QI dell’IA

by Luigi "Gigio" Rancilio

Perché ci piace la musica che ci piace

(immagine creata con l’IA)

Da appassionato di musica me lo sono chiesto più volte: perché mi piace la musica che mi piace? È troppo comodo rispondere che ho buoni gusti, che ho una discoteca con decine di migliaia di album e cd e che, per quasi 30 anni, ho fatto il critico musicale. Secondo il modello del cosiddettopredictive coding, i gusti musicali sono in larga misura appresi: le qualità musicali che impariamo a valorizzare orientano un sistema cerebrale su quali elementi premiare.
Le nostre reazioni alla musica collegano il cervello al corpo attraverso il sistema di predizione della ricompensa, situato nella regione limbica. In altre parole, amiamo la musica che il nostro cervello ha imparato ad anticipare — e quando quella anticipazione viene soddisfatta o sorpresa nel modo giusto, arriva il piacere.
Cultura, esposizione, memoria: molto più che un gusto innato. Un promemoria che probabilmente vale anche al di fuori della musica.

Fonte: Psychology Today –Why Do We Like the Music We Like?


Il quoziente intellettivo dei modelli IA

Sembra un controsenso e, per certi versi, lo è. Misurare il quoziente intellettivo di strumenti che per loro stessa natura al momento non pensano può sembrare qualcosa di folle e di inutile.
Eppure, nel mercato dei modelli di intelligenza artificiale, si moltiplicano i tentativi di dare ordine al caos dei parametri con cui si misurano le IA.
L’ultimo si chiama AI IQ ed è un progetto che stima “il quoziente intellettivo dei principali modelli di IA”, confrontandoli in termini di velocità, costo e intelligenza emotiva, aggregando dati provenienti da oltre 23 modelli (OpenAI, Anthropic, Google, xAI, DeepSeek e altri).
La metodologia è ambiziosa: cinque dimensioni di ragionamento, diciotto benchmark, una stima prudente, costruita in modo da non avvantaggiare i modelli che mancano di dati su alcune categorie di test.
Uno strumento utile non tanto per stabilire classifiche definitive — il settore cambia troppo in fretta — quanto per capire il rapporto tra qualità e costo di ciascun modello, una variabile sempre più rilevante per chi usa l’IA.

Fonte: AI IQ –aiiq.org


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Cinque modi in cui la tecnologia quantistica potrebbe plasmare la vita di tutti i giorni

L’annuncio di IBM di due nuovi supercomputer quantistici e i piani della Danimarca per sviluppare “il computer quantistico commerciale più potente del mondo” sono solo due tra gli ultimi sviluppi nella rapida transizione di questa tecnologia dalle scoperte sperimentali alle applicazioni pratiche. Ricercatori di RAND Europe individuano cinque aree di impatto concreto: dalla scoperta di nuovi farmaci alla navigazione di precisione, dalla crittografia alle previsioni climatiche. Chi investe presto e in modo strategico nella preparazione al quantum — e ha la pazienza di sostenere questo sforzo — sarà nella posizione di influenzare lo sviluppo di questa tecnologia. Vale per i governi, vale per le imprese, e inizia a valere anche per i giornalisti che coprono scienza e tecnologia.

Fonte: The Conversation / RAND Europe –Five ways quantum technology could shape everyday life


Google ha spento i link blu nelle ricerche

Al Google I/O di martedì, l’azienda ha presentato una riprogettazione completa di Search centrata su un nuovo “intelligent search box” — la più grande modifica a questo strumento dai tempi del suo debutto, oltre venticinque anni fa. Al posto di una lista di link, «Google porterà ora gli utenti direttamente in esperienze interattive alimentate dall’IA», con agenti che cercano informazioni in autonomia e strumenti per costruire mini-app personalizzate. Questi agenti sono progettati per operare in modo continuativo in background, ventiquattro ore su ventiquattro, aiutando gli utenti a restare informati senza dover cercare ogni giorno le stesse cose. Per i publisher, la domanda non è più “come si posiziona il mio articolo” ma “come faccio a esistere in un ecosistema che non rimanda più a me”.

Fonte: TechCrunch –Google Search as you know it is over


Perché solo 54 editori possono controllare Google Discover

Mentre Search si trasforma in qualcosa di irriconoscibile, su un altro fronte Google sta invece aprendo — con molta cautela — uno spiraglio ai publisher. Una ricerca pubblicata il 12 maggio ha rivelato che 54 publisher negli Stati Uniti hanno ricevuto in silenzio il controllo sulle proprie pagine profilo su Google Discover: banner personalizzati, link configurabili, post in evidenza. Nessun annuncio pubblico, nessuna procedura di candidatura. Per oltre 46.900 altri publisher monitorati, i profili restano generati automaticamente da Google. È un pilot chiuso, selettivo e opaco — ma è anche la prima volta che Google lascia intravedere un modello in cui la presenza editoriale su Discover potrebbe diventare gestibile, non solo subita.

Fonte: Search Engine Land –Google quietly gave 54 publishers control over their Discover profiles


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Podcast: lavorare il doppio per guadagnare lo stesso

Il Reuters Institute ha pubblicato un’analisi approfondita sull’evoluzione del podcasting nei principali mercati anglofoni e oltre, e le conclusioni sono meno confortanti di quanto sembrino. Il video non sta uccidendo l’audio — lo sta affiancando. Il che significa, nella pratica, che chi produce podcast deve ora ottimizzare per entrambi i formati contemporaneamente. Come spiega Nic Newman, autore del report, i formati video stanno attirando un pubblico nuovo con aspettative diverse, creando una tensione difficile da gestire per gli editori: come evolversi senza perdere chi è rimasto fedele all’audio. I podcast narrativi, che avevano raggiunto il loro apice sette-dieci anni fa, sono oggi in calo: costano di più e non monetizzano in modo proporzionale migliore. Nel frattempo, per le grandi testate il podcast resta uno strumento prezioso per costruire abitudini e fidelizzare — e una delle poche difese concrete contro l’efficienza automatizzata dell’intelligenza artificiale.

Fonte: The Fix –How podcasters now have to do double the work


Il tool. Trascrivere, tradurre, produrre: tutto in uno

Per chi lavora con audio e video in più lingue, uno strumento che vale la pena tenere d’occhio è Verbalate.ai: trascrizione in tempo reale, traduzione linguistica e generazione di contenuti, tutto in un’unica piattaforma.
Pensato per aziende, scuole e creator, promette alta accuratezza e supporto multilingua — caratteristiche che lo rendono potenzialmente utile anche per le redazioni che gestiscono contenuti internazionali. È disponibile una prova gratuita.

Fonte: Open Tools –Verbalate

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