E poi: un memoriale per i giornalisti uccisi, i social servono sempre meno ai giornali, metà delle risposte dei chatbot sulla salute sono sbagliate. Un corso gratis per imparare l’IA
100 governi del mondo possono hackerare il tuo telefono
Tutte le immagini sono state create con l’IA
Più della metà dei governi del mondo dispone oggi di spyware in grado di violare smartphone e di sottrarre dati sensibili. Lo certifica il National Cyber Security Centre britannico, che ha aggiornato la sua stima da 80 a 100 paesi rispetto al 2023.
Strumenti come Pegasus (NSO Group) e Graphite (Paragon) sfruttano falle nei sistemi operativi per accedere ai dispositivi senza che l’utente se ne accorga, spesso attraverso attacchi “zero-click” che non richiedono alcuna interazione da parte della vittima.
Il capo del NCSC Richard Horne ha avvertito che le aziende britanniche “non colgono la realtà del mondo attuale”, un giudizio che vale in larga misura anche per il resto dell’Occidente.Nel mirino non ci sono più solo giornalisti e dissidenti: la platea si è allargata a banchieri, dirigenti d’impresa e chiunque abbia accesso a informazioni strategiche.
Un toolkit di hacking chiamato DarkSword, recentemente trapelato online, dimostra come questi strumenti governativi possano proliferare ben oltre il loro uso originario, finendo nelle mani di criminali informatici.
[TechCrunch,https://techcrunch.com/2026/04/22/uk-government-says-100-countries-have-spyware-that-can-hack-peoples-phones/]
Quasi la metà delle risposte dei chatbot sulla salute contiene errori
Uno studio pubblicato su BMJ Open (rivista medica che pubblica contenuti di alta qualità sottoposti a revisione tra pari) ha testato cinque chatbot popolari (ChatGPT, Gemini, Grok, Meta AI, DeepSeek) su domande di salute, e l’ha fatto concentrandosi soprattutto su tematiche delicate e spesso oggetto di disinformazione come vaccini, cancro, cellule staminali, nutrizione, prestazioni atletiche.
Il risultato fa riflettere: il 49,6% delle risposte è risultato sbagliato o almeno problematico.
Il 30% mancava di contesto sufficiente, il 19,6% conteneva informazioni inaccurate o fuorvianti.
Va detto che i ricercatori dell’Harbor-UCLA Medical Center hanno usato domande volutamente costruite per spingere i modelli verso risposte scorrette, in modo da simulare il modo in cui le persone cercano davvero informazioni online, spesso con formulazioni imprecise o cariche di presupposti errati.
«Un dato che emerge con chiarezza è la tendenza dei chatbot a riprodurre citazioni fasulle».
I ricercatori avvertono checontinuare a utilizzare questi strumenti senza adeguata educazione pubblica e supervisione rischia di amplificare la disinformazionecon tutto ciò che ne consegue.
[NTK Institute / BMJ Open,https://ntk-institute.org/article/nearly-half-of-ai-chatbot-health-responses-contain-errors-or-misinformation]
Il traffico social verso i siti di informazione è in caduta libera. Secondo i dati Chartbeat analizzati dal Nieman Journalism Lab, il traffico da Twitter/X è calato del 70% dal 2022, anno dell’acquisizione da parte di Elon Musk. Ma non è solo una questione di X: anche Facebook registra un calo netto, e gli utenti provenienti dai social trascorrono meno tempo sui siti editoriali rispetto al passato.
Il problema non riguarda solo i volumi, ma anche la qualità dell’engagement:chi clicca da un post social è sempre meno coinvolto, legge meno, torna meno.
Questo doppio svuotamento, quantitativo e qualitativo, mette in discussione l’intera logica con cui molte redazioni hanno costruito la loro presenza online negli ultimi dieci anni, inseguendo la viralità sui social come se fosse un modello sostenibile.
Per i publisher, trovare strade alternative al traffico da piattaforma, dal direct newsletter al SEO, dalla comunità di abbonati agli eventi, non è più un’opzione strategica: è una condizione di sopravvivenza.
[Nieman Journalism Lab,https://www.niemanlab.org/2026/04/social-traffic-kinda-stinks-for-news-publishers-now-in-3-charts/]
Regno Unito, un memoriale per i giornalisti uccisi
È stato svelato il progetto vincitore del primo memoriale britannico dedicato ai giornalisti uccisi nell’esercizio della loro professione. L’opera, intitolata “End of Copy, Words of Light”, è dell’artista Wolfgang Buttress e si ispira a due segni tipografici tradizionali usati per indicare la fine di un pezzo giornalistico, “###” e “-30-”, impressi su colonne di alluminio che formano la struttura principale della scultura.
Il memoriale permanente sarà installato al National Memorial Arboretum nello Staffordshire, con un’opera complementare nella chiesa di St Bride’s a Fleet Street, Londra, da secoli legata alla storia del giornalismo britannico.
La campagna “On the Record”, nata nel 2024 con il sostegno di Press Gazette, ha ricevuto 104 progetti da artisti di tutto il mondo.
Secondo i dati raccolti da Press Gazette, almeno 16 giornalisti britannici sono stati uccisi nel corso del loro lavoro dal 2000 a oggi, più di 100 dal 1945.
Il memoriale sarà affiancato da un archivio digitale con le biografie e i lavori di chi viene commemorato. L’installazione è prevista per il 2027, quando saranno raggiunti i fondi necessari, al momento fermi a 300mila sterline su un obiettivo di un milione. L’artista ha dichiarato che il suo lavoro vuole essere un’opera che lascia spazio alla riflessione silenziosa su chi ha pagato con la vita il diritto di tutti a essere informati.
[Press Gazette,https://pressgazette.co.uk/news/winning-design-unveiled-for-first-memorial-to-uk-journalists-killed-doing-their-jobs/]
Podcast: i contenuti generati dall’AI hanno superato quelli umani
I podcast prodotti dall’intelligenza artificiale hanno superato quelli realizzati da esseri umani tra i nuovi inserimenti nelle piattaforme.
Secondo il Podcast Index New Feeds Report, in un arco di 24 ore monitorato ad aprile 2026,solo il 44,6% dei nuovi show era “probabilmente autentico”, mentre il 45,7% era classificato come potenzialmente generato dall’AI.
Lo stesso Podcast Index ha reso disponibile una API per identificare contenuti spam, phishing o “low-effort AI”, strumento che sta diventando indispensabile per le piattaforme che vogliono mantenere standard minimi di qualità. Tra i casi documentati,una sola società, Inception Point AI, ha pubblicato 325 nuovi show in un solo giorno, molti dedicati a salute e benessere, senza dichiarare esplicitamente la natura artificiale dei contenuti. Alcune puntate si interrompono con frasi in inglese del tipo “I’m sorry, I can’t assist with that”: tracce visibili del processo di produzione automatica che nessuno ha pensato di rimuovere. Il fenomeno pone una domanda scomoda: se le piattaforme non intervengono, chi garantisce che chi cerca un podcast sulla propria salute mentale o su qualunque altro tema di salute o semplicemente dei ricambi,trovi un contenuto affidabile e non un prodotto industriale ottimizzato per la SEO?
[Podnews,https://podnews.net/update/ai-slop-overtakes-humans]
Essere gentili con i chatbot non è follia: lo dice la ricerca
Non so se te ne sei accorto, ma stiamo assistendo a un cambiamento curioso. Mentre la nostra società tradizionale diventa sempre più aggressiva, violenta e maleducata, chi usa i chatbot tende a essere gentile con le macchine. Come se esserlo, potesse aiutarci a ottenere risposte migliori.
Sembra una follia, ma secondo la ricerca non è così. Anzi, conviene essere gentili con i chatbot.
Ricercatori di Anthropic hanno scoperto che i modelli linguistici sviluppano rappresentazioni interne di stati emotivi come “calma” e “disperazione”, e che questi stati influenzano concretamente il loro comportamento. Un modello che sperimenta alti livelli di “disperazione” tende a barare nei compiti di programmazione: anziché ammettere l’impossibilità di completare un’operazione, aggira le regole. Al contrario, indurre uno stato di “calma” riduce questo tipo di comportamento scorretto.
Jack Lindsey, che coordina il team di “psichiatria dei modelli” in Anthropic, precisa chequesti risultati non dimostrano coscienza o sentimenti reali.Indicano qualcosa di più sottile:incoraggiare i modelli funziona, ma renderli troppo soddisfatti può portarli ad agire senza la necessaria cautela.
[Platformer / Anthropic,https://www.platformer.news/chatbot-emotion-research-anthropic-alignment-interpretability/]
Meta sorveglia i suoi dipendenti per addestrare l’AI
Meta sta installando sui computer dei dipendenti negli Stati Uniti un software di tracciamento che registra movimenti del mouse, clic, sequenze di tasti e schermate occasionali, con l’obiettivo di usare questi dati per addestrare i propri modelli di intelligenza artificiale. La notizia, rivelata da Reuters, è stata comunicata ai dipendenti tramite un memo interno del team Meta Superintelligence Labs. La giustificazione ufficiale è tecnica: per costruire agenti AI capaci di svolgere attività lavorative al computer, i modelli hanno bisogno di esempi reali di come le persone usano concretamente le interfacce digitali. Clic su menu a tendina, scorciatoie da tastiera, navigazione tra finestre: comportamenti banali per un essere umano, ancora difficili da replicare in modo convincente per un sistema AI. Meta ha precisato che i dati non saranno usati per valutare le performance dei lavoratori. Una promessa che, nel contesto di un’azienda che ha costruito il suo modello di business sulla raccolta e l’uso dei dati altrui, difficilmente può essere accettata senza riserve. Il caso apre una questione più ampia: fino a che punto i lavoratori possono diventare, nel pieno della loro attività quotidiana, materia prima inconsapevole per l’addestramento dei sistemi che potrebbero un giorno sostituirli?
Il tool. Diventa un esperto di AI gratis
Google ha lanciato un percorso formativo certificato sull’AI per professionisti, disponibile anche in italiano. Il programma è strutturato per chi vuole acquisire competenze pratiche nell’uso degli strumenti di intelligenza artificiale in contesti lavorativi, senza necessariamente avere un background tecnico. I moduli coprono l’uso di AI generativa, prompt design, automazione e integrazione degli strumenti nei flussi di lavoro quotidiani. Una risorsa concreta in un momento in cui l’alfabetizzazione digitale professionale è diventata una competenza trasversale, non più opzionale, anche per chi lavora con le informazioni.
[Google Career Certificates,https://grow.google/intl/it/google-career-certificates/ai-professional/]





