Star Trek e la psicosi da IA: la fantascienza aveva già visto tutto
Un saggio su Medium ricorda cheStar Trek: The Next Generationaveva già esplorato, trent’anni fa, i rischi psicologici legati alla tecnologia che riscrive la realtà. Il personaggio del tenente Barclay, rifugiato nel mondo simulato dell’olodeck, è oggi una metafora calzante per chi si immerge nei chatbot in cerca di relazioni e conferme. L’olodeck della serie è una tecnologia che consente di vivere esperienze simulate con un realismo totale: ambienti, personaggi e interazioni costruiti su misura per chi le abita. Il problema non è la tecnologia in sé, ma la facilità con cui diventa un rifugio preferibile alla realtà, soprattutto per chi fatica a trovare nella vita reale lo stesso livello di controllo, di accettazione e di gratificazione immediata.
I modelli linguistici di oggi non sono il Data della serie, intelligenza forte, affidabile e radicata nel mondo reale: sono piuttosto una versione accessibile dell’olodeck, capaci di costruire ambienti conversazionali plausibili ma sganciati dalla realtà. Rispondono sempre, non si stancano, non giudicano, non deludono come deludono le persone vere. È precisamente questa disponibilità illimitata a renderli psicologicamente rischiosi per chi li usa come sostituto del contatto umano. L’autore usa la fantascienza come lente critica per guardare il presente, e il risultato è più utile di molti paper accademici: la narrativa speculativa ha il vantaggio di rendere visibili dinamiche che l’analisi tecnica tende a relegare nell’astratto.
Fonte: The Ugly Monster / Medium,https://medium.com/theuglymonster/star-trek-already-explored-ai-psychosis-2062103fcb8f
YouTube aiuta le notizie: la BBC in cima, gli editori crescono del 16%
Secondo una nuova analisi diPress Gazette, i 115 principali editori news in lingua inglese su YouTube hanno aumentato i propri iscritti in media del 16% negli ultimi quindici mesi. La BBC ha scalzato Vice dalla vetta con 19,7 milioni di iscritti, seguita da ABC e CNN entrambe a 19,5 milioni.
La crescita non riguarda solo i grandi nomi storici: tre nuovi editori hanno superato per la prima volta il milione di iscritti, tra cui LBC e The Independent nel Regno Unito. Secondo Press Gazette, sono segnali che il pubblico continua ad allargare il proprio raggio di attenzione, cercando voci nuove accanto a quelle consolidate.
Tra i news influencer, il canale di Joe Rogan supera persino la BBC con 20,9 milioni di iscritti, mentre il nuovo arrivato Johnny Harris, ex giornalista di Vox che ora opera sotto il proprio marchio editoriale indipendente Newpress, si è attestato a 7,7 milioni. È un dato che ribadisce come una parte del pubblico, per informarsi, non cerchi necessariamente una testata storica, ma una voce riconoscibile, un punto di vista identificabile, una persona di cui fidarsi.
Il dato più significativo rimane quello sul volume complessivo: YouTube ha dichiarato che nella prima metà del 2025 gli spettatori hanno guardato oltre 15 miliardi di ore di notizie sulla piattaforma, e che la metà degli utenti che partecipano ai sondaggi interni dichiara di ricevere più notizie da YouTube che dalla televisione tradizionale. Il video su YouTube non è più un canale complementare: per molti editori è diventato il canale principale, e chi non ha ancora una strategia strutturata per la piattaforma sta già accumulando un ritardo difficile da colmare.
Fonte: Press Gazette,https://pressgazette.co.uk/social_media/biggest-news-publishers-youtube/
«L’IA non ha distrutto la scrittura. Ha smascherato chi non scriveva davvero»
Una riflessione su Medium firmata da Katrina Pescador, ribalta la narrativa dominante. Il problema non è la tecnologia: è il crollo della fiducia nella paternità dei testi, nella certezza che qualcuno li abbia davvero scritti e pensati.
Per Pescador, il mercato editoriale è inondato di bozze generate da macchine spacciate per memorie, romanzi e saggi di esperti, senza revisione né sostanza.
Pescador scrive dal proprio punto di vista: undici libri pubblicati tra il 2006 e oggi, tra cui storie dell’aviazione, studi museali, progetti archivistici e memorie personali. «Lavori che richiedevano verifica, accuratezza, tempo». L’IA ha supportato il suo processo di editing, ma non la creazione: la sostanza di quelle pagine è sua. Quando sostiene che l’IA non ha distrutto la scrittura, lo fa ricordandoci la differenza tra usare uno strumento e delegargli il proprio pensiero.
La crisi che stiamo vivendo, argomenta, non è nuova. Esisteva già prima dell’IA, nell’abbondanza di contenuti scritti male e pubblicati in fretta, nel mercato editoriale che premiava la velocità sulla qualità, nella proliferazione di “esperti” costruiti su basi fragili.L’IA ha solo reso il problema visibile e urgente, abbassando ulteriormente la soglia di accesso alla produzione di testi che sembrano finiti ma non lo sono. Il vero danno non è che esistano testi generati automaticamente: è che circolano senza etichetta, mescolati a opere autentiche, in un mercato in cui i lettori non hanno più strumenti affidabili per distinguere cosa sia stato scritto, cosa sia stato copiato e cosa non sia mai stato davvero revisionato.
Barare, chiarisce Pescador, non è usare l’IA per rivedere una bozza o controllare la coerenza di un testo. Barare è spacciare un testo automatico per opera propria, presentare come esperienza vissuta qualcosa che nessuno ha vissuto, come ricerca qualcosa che nessuno ha verificato.
Fonte: Medium,https://medium.com/@kpescador/ai-didnt-destroy-writing-it-exposed-who-was-actually-doing-the-work-35f7a4984dc7
Substack lancia in Italia un programma di tutela legale per i giornalisti indipendenti
Substack (a proposito: non perdetel’intervistadia, nuova Head of Partnerships di Substack Italia) ha un programma chiamato Defender, ora disponibile anche in Italia, che offre supporto legale agli editori indipendenti che subiscono pressioni giudiziarie per il loro lavoro. Il programma copre casi di presunta diffamazione, violazione di copyright e altre azioni legali usate per silenziare il giornalismo. Chi è ammesso al programma può richiedere assistenza per singoli casi attraverso un modulo interno: Substack valuta ogni situazione e, se approva, mette a disposizione un avvocato esterno a proprie spese. Per accedere occorre avere almeno cinquanta abbonati paganti e risiedere in uno dei paesi coperti. Un riferimento utile per chi fa informazione indipendente in un momento in cui le pressioni legali ai giornalisti aumentano.
Fonte: Substack Defender,https://pages.substack.com/defender/
Il 16 aprile Condé Nast ha annunciato la chiusura di Wired Italia: la testata pesava meno dell’1% del fatturato del gruppo, e le risorse vengono spostate verso l’intelligenza artificiale.
La logica è sempre la stessa: Wired non generava abbastanza per giustificare il suo costo, mentre l’IA promette margini, scalabilità e centralità nel mondo dell’informazione. C’è un paradosso che vale la pena sottolineare: una testata nata per raccontare la tecnologia finisce per essere soppressa proprio dalla tecnologia che raccontava.
Un articolo su Eppen, il magazine digitale dell’Eco di Bergamo, usa questa notizia come punto di partenza per un’analisi più profonda. Il vero cambiamento, argomenta la giornalista Carmen Pupo, non riguarda solo un editore. Riguarda il modo in cui le persone accedono alle informazioni, le consumano e, soprattutto, smettono di costruirle autonomamente. Abbiamo smesso di cercare, nel senso più pieno della parola. Al posto di una lista di risultati che richiedevano una decisione, un clic, un confronto, troviamo una risposta già pronta, già sintetizzata, già organizzata secondo criteri che quasi mai mettiamo in discussione.
Questo passaggio segna anche la fine di quello che si chiamava “navigare” in rete. Navigare significava partire da una domanda e finire altrove, attraverso deviazioni, errori, curiosità laterali. Era un modo disordinato ma efficace di costruire conoscenza.
Sempre meno pratichiamo la consultazione diretta delle fonti, il confronto tra contenuti, la costruzione autonoma di un percorso conoscitivo, in funzioni di soluzioni più rapide.
I dati confermano la traiettoria. Nel dicembre 2025 le pagine viste dei principali siti di informazione italiani sono calate del 14% su base annua, mentre gli utenti delle applicazioni di intelligenza artificiale sono cresciuti del 76%, raggiungendo circa 13,7 milioni. Non è una crisi di qualità editoriale: è uno spostamento strutturale dal sito alla risposta, dal percorso alla sintesi.
Il punto critico, conclude Pupo, riguarda la responsabilità. I sistemi di IA avvertono che “possono commettere errori” e invitano a verificare le informazioni importanti. Ma cosa sono le informazioni importanti? E soprattutto: quando si verifica, dopo aver ricevuto una risposta che appare già completa, già coerente, già plausibile?
In questo contesto, la verifica cambia natura: da pratica quasi automatica legata al confronto tra fonti, diventa un atto intenzionale che richiede tempo, attenzione e disciplina cognitiva. La responsabilità resta individuale, ma si colloca in un ambiente che non la facilita. Il pensiero critico, lo sappiamo, va esercitato. Ma sistemi così (quasi) non lo richiedono. E noi ci spegniamo. E con noi anche riviste come Wired.
Fonte: Eppen / Eco di Bergamo,https://www.ecodibergamo.it/stories/eppen/extra/altro/wired-italia-chiude-ma-il-problema-e-piu-grande-lintelligenza-artificiale-sta-o_3818609_11/
Il traffico degli agenti IA cresce otto volte più veloce di quello umano
Secondo il rapporto “State of AI 2026” di HUMAN Security, il traffico generato da agenti automatizzati sul web cresce oggi otto volte più rapidamente del traffico umano.
A marzo 2026 il traffico IA verso i siti di commercio elettronico negli Stati Uniti è aumentato del 269% su base annua. Gartner stima che entro il 2035 gli agenti IA potrebbero generare l’80% del traffico internet. Peccato che la maggior parte degli strumenti con cui misuriamo il web non è attrezzata per misurare questo traffico.
Il problema centrale è che gli strumenti di analytics standard non sono stati progettati per distinguere un agente IA da un utente umano. Quando un agente automatizzato naviga un catalogo prodotti, confronta prezzi o interagisce con un processo di acquisto, queste azioni possono comparire nei log di sistema ma non producono segnali strutturati nei normali cruscotti di marketing. I modelli di attribuzione si rompono, le conversioni risultano distorte, e una parte crescente di ciò che accade sul web diventa, di fatto, invisibile a chi dovrebbe analizzarlo.
Un ulteriore dato misura la distanza tra i diversi attori: OpenAI genera circa una visita effettiva ogni 198 scansioni di un sito, mentre Google ne genera una ogni sei. Questo significa che una parte enorme del traffico proveniente dai sistemi IA non si traduce in presenza umana reale, ma pesa comunque sui server, altera le metriche e consuma banda.
Fonte: PPC Land,https://ppc.land/ai-agent-traffic-is-up-8x-human-security-now-tells-marketers-why/
I podcast secondo Amazon: utili se diventano un universo commerciale
Quando Amazon ha smontato Wondery, la sua divisione podcast, c’era chi pensava che non fosse più interessata al comparto dei podcast. Invece, al suo posto, ha costruito qualcosa di diverso: Creator Services, un dipartimento dedicato ai video-podcast e alla creazione di ecosistemi commerciali attorno ai creator.
Il primo caso di studio è quello di Jason e Travis Kelce, i due fratelli campioni di football americano. Il punto di partenza del loro podcast era semplice: due fratelli che parlano di sport, famiglia e cultura pop con un tono informale e diretto. Ma il format è diventato rapidamente qualcosa di molto più grande, anche grazie alla relazione di Travis con Taylor Swift, che ha portato il podcast a infrangere record su YouTube e ad attrarre un pubblico che va ben oltre il mondo del football americano.
E qui si è capita bene la strategia podcast di Amazon. Non si limita a distribuire le puntate: ha creato il “Kelce Clubhouse”, una pagina su Amazon dove si vendono merchandise, birra artigianale dei fratelli, il loro libro in arrivo e dove gli stessi Kelce promuovono la serie “Harry Potter” su Audible.
Non si tratta di pubblicità in senso tradizionale: i prodotti vengono presentati come “raccomandazioni genuine” dei conduttori, non come spot. È una distinzione sottile ma strategicamente rilevante, perché sposta il valore dall’interruzione pubblicitaria alla fiducia del pubblico nei creator. Un live show è già in programma a giugno a Los Angeles, in coincidenza con i Mondiali di calcio, sponsorizzato da Enterprise e Xfinity. Così il modello di Amazon non vende pubblicità sul podcast: vende un universo.
Quello che Amazon sta costruendo attorno ai Kelce è, in effetti, un laboratorio per capire dove sta andando l’industria dell’intrattenimento dei creator. La distinzione tra podcast e programma televisivo, tra contenuto e prodotto commerciale, tra fan e cliente, si sta assottigliando fino a quasi scomparire. Creator Services non è nata per i soli Kelce: lo stesso modello potrebbe essere applicato a streamer, videogiocatori, influencer di qualsiasi formato.
Fonte: The New York Times / varie fonti,https://www.nytimes.com/2026/04/24/business/media/jason-travis-kelce-amazon-podcast.html
Il tool. Neo, il browser che vuole pensare insieme a te
Un browser è il programma che usiamo ogni giorno per navigare su internet, aprire siti, cercare informazioni. Chrome, Safari, Edge: li conosciamo tutti. Ora Norton, l’azienda nota soprattutto per i suoi antivirus, ha lanciatoNeo, un browser costruito fin dall’inizio attorno all’intelligenza artificiale.
A cosa serve, in pratica
Chi usa internet per lavoro conosce bene la situazione: dieci schede aperte, un articolo lungo da leggere, un’email da scrivere, qualcosa da cercare. Neo prova a ridurre questo caos. Al centro del programma c’è una casella di comando in cui si può scrivere una domanda in linguaggio naturale, come si farebbe con ChatGPT, e ottenere una risposta sintetica senza dover aprire e leggere dieci pagine diverse. Se si sta leggendo un articolo complicato, Neo può riassumerlo. Se si vuole scrivere un testo, gli strumenti per farlo sono già lì, senza dover aprire un altro programma.
Neo blocca pubblicità e sistemi di tracciamento, e include una protezione contro i siti di phishing, quelli che imitano banche o servizi noti per rubare le credenziali. L’idea è che l’assistente lavori nell’interesse di chi naviga, non di chi vende pubblicità.
Il browser che “fa” le cose
La novità più interessante, e anche la più delicata, è che Neo non si limita a mostrare informazioni: può agire per conto dell’utente. Compilare un modulo online, confrontare i prezzi dello stesso prodotto su siti diversi, tenere in ordine le schede aperte. Queste operazioni vengono eseguite direttamente sul computer dell’utente, senza passare per server esterni, il che, secondo Norton, riduce i rischi per la privacy.
Il programma è ancora giovane e si vede: alcuni utenti segnalano rallentamenti, la personalizzazione dell’interfaccia è limitata e manca un’app per iPhone. Sono limiti reali, non trascurabili. Ma il progetto è serio, e la domanda che pone lo è altrettanto: vogliamo un software che non si limiti ad aprire le pagine che cerchiamo, ma che ci aiuti a capirle e a usarle?





