#16 L’allarme: chi guiderà l’IA nel 2028 governerà il mondo

by Luigi "Gigio" Rancilio

Anthropic: chi guiderà l’IA nel 2028 governerà il mondo

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Anthropic, una delle principali aziende americane di intelligenza artificiale, ha pubblicato questa settimana un documento che delinea due scenari possibili per il 2028 — l’anno in cui, secondo le sue previsioni, i sistemi di IA trasformativi saranno una realtà consolidata. Il documento è esplicito nel suo impianto geopolitico: è essenziale che gli Stati Uniti e i loro alleati restino nella sfida dell’IA davanti ai governi autoritari come il Partito Comunista Cinese. «L’IA diventerà presto abbastanza potente da essere usata persino per reprimere i cittadini su scala senza precedenti e per alterare l’equilibrio di potere tra le nazioni».

I due scenari previsti per il 2028 sono netti. Nel primo, le democrazie hanno consolidato il loro vantaggio: le regole e le norme sull’IA vengono stabilite dai paesi democratici, e diventa più facile anche aprire un dialogo con la Cina sulla sicurezza dei sistemi. Nel secondo, l’inerzia politica ha permesso al Partito Comunista Cinese di raggiungere la frontiera tecnologica: le norme sull’IA vengono plasmate da regimi autoritari, e i modelli più avanzati abilitano una repressione automatizzata su scala.

La vera posta in gioco, secondo Anthropic, non è chi vende più chatbot: ma chi scriverà le regole del mondo che verrà.

Fonte Anthropichttps://www.anthropic.com/research/2028-ai-leadership


Chi decide come l’IA ci informa sui temi più delicati?

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Una quota crescente di persone sta usando l’intelligenza artificiale per accedere alle informazioni. Ma i sistemi, soprattutto su alcuni temi specifici, sono tutt’altro che accurati. A lanciare l’allarme è Campbell Brown, ex responsabile delle news di Meta e fondatrice di Forum AI, una startup che valuta come i grandi sistemi di intelligenza artificiale — su cui si basano ChatGPT, Gemini e gli altri chatbot che milioni di persone usano ogni giorno — si comportano nei confronti di ciò che lei chiama “temi ad alto rischio”. E cioè, geopolitica, salute mentale, finanza, assunzioni. «Aree dove non esistono risposte binarie, dove conta la sfumatura».

I risultati delle prime valutazioni non sono incoraggianti. Brown, per esmepio, ha citato Gemini che attinge a fonti del Partito Comunista Cinese “per storie che non hanno nulla a che fare con la Cina”, e ha rilevato un orientamento politico di sinistra in quasi tutti i principali sistemi testati. Ma il problema strutturale è più profondo: le aziende che sviluppano questi strumenti, ha detto, sono “estremamente concentrate su coding e matematica”, mentre le notizie e l’informazione sono più difficili da valutare. Il fatto che questo sia difficile, però, non può essere un alibi per i sistemi IA.

Intanto il programma di fact-checking che Brown aveva costruito per Meta non esiste più. «La lezione che i social media continuano a ignorare – dice – è che ottimizzare per l’engagement è stato pessimo per la società». La sua speranza è che l’IA possa spezzare quel ciclo.

Fonte: [TechCrunchhttps://techcrunch.com/2026/05/13/who-decides-what-ai-tells-you-campbell-brown-once-metas-news-chief-has-thoughts/)


Pew Research: ecco cosa fa di te un buon consumatore di informazioni

Questa settimana il Pew Research Center (un think tank americano apartitico con sede a Washington) ha pubblicato uno studio su ciò che gli americani ritengono sia la qualità necessaria per essere buoni consumatori di notizie.
Il dato più ricorrente nelle risposte è un senso di scetticismo e discernimento. Non la quantità di informazioni consumate, non la varietà delle fonti, non l’aggiornamento costante: la capacità critica.
La domanda era aperta — agli intervistati è stato chiesto di rispondere con parole proprie — e la varietà delle risposte riflette quanto sia frammentata l’idea stessa di “informarsi bene” nell’epoca attuale.

La ricerca fa parte di un progetto più ampio del Pew-Knight Initiative, che indaga il rapporto complicato degli americani con le notizie in un momento in cui le informazioni arrivano più velocemente che mai e un numero apparentemente infinito di fonti compete per l’attenzione e la fiducia delle persone. È un dato che dovrebbe far riflettere chi produce le notizie almeno quanto chi le legge: in un ecosistema in cui l’offerta è sovrabbondante, la variabile decisiva non è chi pubblica di più o prima, ma chi riesce a costruire un rapporto di credibilità con il proprio pubblico.

Fonte: Pew Research Centerhttps://www.pewresearch.org/short-reads/2026/05/14/what-americans-think-it-takes-to-be-a-good-news-consumer/


I social in stile Twitter sono in crisi?

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Secondo nuovi dati della società di ricerca Apptopia, gli utenti attivi giornalieri di Threads sono calati in 7 dei 7 mesi precedenti. Dopo un picco a ottobre 2024 — appena prima delle elezioni presidenziali americane — gli utenti giornalieri sono scesi del 61 per cento. Gli utenti mensili globali reggono meglio, attestandosi a 388 milioni, ma è comunque un calo rispetto ai 400 milioni stimati a gennaio. Meta ha respinto i dati con forza, definendoli “oggettivamente falsi”, e, in risposta, ha diffuso le previsioni di eMarketer secondo cui Threads supererà X per numero di utenti entro la fine del 2027.

Casey Newton, su Platformer, inquadra la questione in modo più ampio: non è solo Threads ad avere difficoltà, ma è l’intera categoria dei social basati sul testo a non crescere più. Anche Bluesky, dopo la crescita tumultuosa del 2024, aveva smesso di espandersi già prima che la sua CEO Jay Graber si dimettesse a marzo. E X, la piattaforma di Musk, non è che stia brillando: i dati di Apptopia la descrivono come sostanzialmente piatta, con qualche cedimento. Il paradosso è che nessuno dei tre sembra in grado di capitalizzare le debolezze degli altri. Il sogno dell’alternativa a Twitter si scontra con un fatto scomodo: la gente, quando smette di indignarsi, tende ad andarsene — e non va da nessuna parte in particolare.

Fonte Platformerhttps://www.platformer.news/threads-bluesky-x-usage-utopia-twitter-clones/

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Gli Homo sapiens erano davvero più intelligenti dei Neanderthal?

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I Neanderthal vissero per centinaia di migliaia di anni prima di sparire misteriosamente circa 40.000 anni fa. Una delle spiegazioni più diffuse per la loro estinzione è che, in base alle dimensioni e alla forma del loro cranio, potessero essere meno intelligenti dei primi Homo sapiens: quando questi ultimi arrivarono in Europa e in Asia, avrebbero semplicemente usato la loro superiorità cognitiva per sopraffare i cugini arcaici.

Una nuova ricerca, pubblicata su *Proceedings of the National Academy of Sciences*, mette in discussione in modo sostanziale questa narrazione. Lo studio, condotto da ricercatori americani e cinesi, non trova elementi a sostegno dell’idea che i Neanderthal avessero capacità cerebrali e cognitive significativamente diverse rispetto agli esseri umani anatomicamente moderni che coesistevano nello stesso periodo. Il punto cruciale è metodologico: per decenni, gli scienziati hanno inferito le capacità cognitive dei Neanderthal dalla forma esterna del loro cranio — più allungato e meno globoso di quello di Homo sapiens. Ma la forma del cranio, secondo il nuovo studio, non è un indicatore affidabile di come era organizzato il cervello all’interno, né della sua capacità funzionale.

Il cervello, in altre parole, non si lascia leggere dalla scatola che lo contiene. I Neanderthal avevano un cervello di dimensioni comparabili al nostro — in alcuni casi persino più grande — e le differenze morfologiche del cranio riflettono adattamenti evolutivi distinti, non una gerarchia intellettuale. Se la tesi regge, la domanda sulla loro estinzione rimane aperta e si sposta su altri fattori: cambiamenti climatici, pressioni demografiche, malattie, o semplicemente la dinamica imprevedibile di due popolazioni che si incontrano e si mischiano — i Neanderthal, del resto, si sono ibridati con Homo sapiens, e tracce del loro DNA sono ancora presenti in molti di noi. Il punto non è che fossero uguali a noi in tutto: è che la differenza che li avrebbe condannati all’irrilevanza potrebbe non essere mai esistita nel modo in cui ci è stato raccontato.

Fonte Smithsonian Magazinehttps://www.smithsonianmag.com/smart-news/did-homo-sapiens-really-outsmart-neanderthals-different-skull-shapes-didnt-necessarily-mean-unequal-brain-capacity-new-research-shows-180988738/


L’IA mette in crisi Princeton. Dopo 133 anni tornano i sorveglianti agli esami

Princeton ha ceduto. Dopo 133 anni, l’università americana ha deciso di reintrodurre i sorveglianti agli esami. Il corpo docente ha votato lunedì per rendere obbligatoria la vigilanza in tutte le prove in presenza a partire da questa estate, ponendo fine a una tradizione nata nel 1893, quando furono gli stessi studenti a chiedere l’eliminazione dei proctors. Il motivo è schietto: il preside Michael Gordin ha scritto che un numero “significativo” di studenti e docenti ha richiesto il cambiamento, ritenendo che il cheating durante gli esami in aula sia diventato diffuso. Una studentessa senior che ha presieduto il comitato disciplinare ha spiegato che la tecnologia ha reso il problema banale: basta cambiare finestra sul laptop, o usare il telefono sotto il banco. Il simbolo conta quanto il dato: se anche Princeton arretra, significa che il settore dell’istruzione non ha ancora trovato una risposta credibile all’intelligenza artificiale.

Fonte The Independenthttps://www.independent.co.uk/news/world/americas/princeton-proctor-exams-ai-b2976111.html


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Il tool: Perplexity, per fare ricerche di qualità

Potrei sbagliarmi, ma credo sia il miglior tool IA per fare ricerche in tempo reale: prende quello che c’è sul web, lo sintetizza e te lo serve con i riferimenti incorporati nel testo, cliccabili. Non ti dà link da seguire, ti dà già una risposta — e poi ti dice dove l’ha pescata. Per chi fa il giornalista (ma non solo) condensa in pochi minuti ore di lettura preliminari.
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