#5 – IA: abusi sui minori, giornalismo, cantanti cloni e un tool che devi vedere

by Luigi "Gigio" Rancilio

L’IA e gli abusi sui minori: un fenomeno che cresce e si radicalizza

Il primo a parlarne è stato Don Fortunato Di Noto, che da anni combatte la pedopornografia online con l’associazione Meter. L’Intelligenza artificiale, è la nuova frontiera della pedofilia e pedopornografia: chi abusa si rivolge a chatbot, sistemi che interagiscono online con i minori, con l’obiettivo di avere un contatto più intimo. Non solo: è possibile “spogliare” i bambini (2.967 caduti in questa rete solo nella prima metà del 2025) ma anche farli agire in situazioni di abuso grazie ai deepfake realizzati con l’IA.
Era il giugno del duemilaventicinque.Qui trovi il rapporto.

Le cose, purtroppo, negli ultimi mesi sono peggiorate. Secondo ilrapporto annuale della Internet Watch Foundation, le immagini generate dall’intelligenza artificiale che raffigurano abusi sessuali su minori sono aumentate del 14% nel 2025. L’organizzazione britannica ha identificato oltre 8.000 contenuti nel solo anno trascorso. Ma il dato più inquietante non è la quantità: è la qualità. I contenuti generati dall’IA risultano più estremi e violenti rispetto a quelli prodotti in passato.
Altro orrore sull’orrore, gli autori di queste schifezze si scambiano modelli, strumenti e “corsi personalizzati” sul dark web.

Non è finita qui. Soprattutto su TikTok, sono in ascesa i contenuti generati con l’intelligenza artificiale di contenuto erotico, con protagoniste bambine e minorenni. E anche video in cui dei ragazzini vengono vestiti da donna e sessualizzati, non tanto per sensibilizzare chi li vede sulla fluidità di genere, quanto per creare ulteriori contenuti erotici.
Per non parlare dei siti che, utilizzando l’intelligenza artificiale, permettono di creare cloni e avatar, anche di minorenni, con i quali fare sesso.
L’82% degli adulti britannici intervistati da Savanta chiede al governo regole che impongano maggiore sicurezza. La IWF chiede che le aziende testino i modelli prima del rilascio e che i sistemi AI potenzialmente utilizzabili per generare questi contenuti siano classificati come ad alto rischio.
Il Parlamento europeo ha nel frattempo prorogato temporaneamente le regole che consentono alle piattaforme di rilevare i materiali di abuso.

Gli artisti cloni su Spotify e l’identità digitale, un bene da difendere

Cambio di registro, ma non di tema. Casey Newton suPlatformerracconta la storia di Spotify e del suo “problema dei sosia”. La band australiana King Gizzard and the Lizard Wizard aveva lasciato Spotify per ragioni etiche. Nel giro di qualche mese, brani che sembravano i loro erano ricomparsi sulla piattaforma, generando ascolti e guadagni a nome del gruppo. Il problema non è isolato: strumenti come Suno e Udio consentono oggi di clonare lo stile di un artista con un semplice prompt. Spotify ha risposto introducendo una funzione in beta chiamata “artist profile protection”, che permette agli artisti di approvare o rifiutare le uscite prima che appaiano sul loro profilo. È una risposta necessaria, anche se tardiva. Newton allarga lo sguardo e ci ricorda che l’identità digitale, la nostra come quella degli artisti, è diventata una materia prima che chiunque può rielaborare senza permesso, a meno che non si combatta attivamente per difenderla.

I modelli AI non citano le fonti. ChatGPT è il peggiore

Una ricerca canadese, ripresa dalNieman Journalism Lab, ha messo alla prova quattro grandi modelli linguistici, chiedendo loro informazioni su notizie canadesi. Il risultato è scomodo per tutti. Gemini e Claude hanno coperto contenuti distintivi di testate giornalistiche rispettivamente nell’81% e nel 72% delle risposte, ma Gemini ha citato la fonte solo nel 6% dei casi. ChatGPT, il più diffuso, ha attinto a contenuti originali nel 54% delle risposte, ma ha indicato la fonte meno dell’1% delle volte. Anche quando i modelli non riprendono il contenuto specifico, forniscono comunque una risposta tematica che riduce la motivazione dell’utente a visitare la testata originale. I ricercatori di McGill scrivono: questi sistemi hanno ingerito sistematicamente il giornalismo canadese. La specificità delle loro risposte lo dimostra. E raramente dicono da dove viene l’informazione. Per chi produce informazione, è un problema strutturale che nessun accordo commerciale con le big tech risolverà da solo.

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Giornalisti, il primo sciopero americano contro l’IA

Il 20 marzo, i circa 150 giornalisti, redattori e professionisti delProPublica Guildhanno votato per autorizzare uno sciopero. Il 92% ha detto sì, con il 99% dei membri partecipanti al voto.
È la prima volta nella storia del giornalismo americano che viene indetto uno sciopero anche, e soprattutto, per ottenere protezioni contro i licenziamenti legati all’IA.
Il negoziato va avanti da due anni e mezzo. Il punto focale è vietare che gli editori sostituiscano i giornalisti con sistemi automatizzati.
Il sindacato vuole anche che ogni contenuto prodotto o modificato dall’IA porti unadisclosureesplicita, e che eventuali adozioni tecnologiche future siano negoziate in anticipo.
Mi sbaglio, ma credo che tra non molto avremo uno sciopero italiano sugli stessi punti.

Strumenti: tieni sotto controllo le guerre con World Monitor

Quando lo apri, sembra quasi un gioco, oppure ti sembra di stare in uno di quei film in cui compaiono monitor schermate che contengono decine di contenuti, permettendo a chi le guarda di tenere sotto controllo il mondo.

Si chiamaWorldMonitored è una dashboard di intelligence globale in tempo reale: traccia conflitti, voli militari, navi, mercati finanziari e 435 feed RSS curati su 45 livelli cartografici. Include un indice di instabilità per paese e sintesi giornaliere generate dall’IA. È già usato da oltre 2 milioni di persone in 190 paesi. Vale una visita per chi segue la geopolitica o le crisi internazionali. O anche solo perché è curioso.
Perché, come ha ben scrittoWired, nato come progetto personale del capo di una piattaforma di streaming musicale, oggi il servizio incrocia dati aperti per individuare le escalation prima che diventino notizia.

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Il mio libro Vite digitali

Grazie a Vita e Pensiero e ad Avvenire, quello che è stato per anni un appuntamento settimanale sul quotidiano cattolico, è diventato, in forma nuova e attualizzata, un libro che ha lo stesso titolo:Vite digitali

Perché potrebbe esserti utile

Lo so, scrivono in tanti, e in giro ci sono un sacco di libri. Secondo un rapporto dell’Associazione Italiana Editori, nel 2025, sono state pubblicate 70.409 nuove opere editoriali (escluse scolastica e autopubblicazioni), segnando un aumento dell’1,8% rispetto all’anno precedente. Nonostante la crescita delle novità, il mercato ha registrato un calo delle vendite, con 99,5 milioni di copie acquistate, una flessione del 3% rispetto al 2024.

Tutto questo per dirti che so benissimo che hai sempre meno tempo, che ogni giorno vengono pubblicati moltissimi libri, alcuni dei quali sono sicuramente più belli del mio. Però ci tengo lo stesso a dirti cheè una pubblicazione che può essere utile, magari non direttamente a te, ma a qualcuno dei tuoi amici, familiari o conoscenti.
Contiene rivedute e aggiornate una parte delle rubriche che, per otto anni, ho scritto proprio col nome “Vite digitali” sul quotidiano Avvenire.Non è sicuramente un libro esaustivo, ma contiene oltre quaranta spunti che possono aiutarti a comprendere diversi aspetti del mondo digitale.

Ci sono due cose di cui vado particolarmente orgoglioso. La prima è che sono riuscito a scrivere con un linguaggio accessibile a tutti, quello che ho imparato a utilizzare rivolgendomi a una grande platea come quella di un quotidiano, diversa per età, interessi, cultura e scolarizzazione.
La seconda cosa è chea spingerci a realizzare questo libro sono state le tante mail che mi sono arrivate dopo aver scritto la mia ultima rubrica, intitolata “Cosa ho imparato in trent’anni di digitale”, che, in una versione attualizzata, ho messo al termine del libro.Con parole e stili diversi, tutte le mail contenevano, di fatto, il medesimo messaggio: grazie per avermi aiutato, in questi anni, a capire qualcosa di più di un mondo che sentivamo lontano e difficile.

Ecco, se c’è una cosa che ho capito dopo tanti anni di giornalismo, e checiò che mi rende più felice e orgoglioso è essere utile agli altri.

Sperando di aiutarti in una tua possibile scelta, ti metto di seguito sia i capitoli del libro sia alcuni link dove puoi eventualmente acquistarlo.

Grazie in ogni caso e grazie anche a chi, pur non interessato, mi aiuterà a farlo conoscere in giro.

I capitoli di Vite digitali

Per aiutarti a capire se questo libro può esserti utile o può essere utile a qualcuno che conosci, ti elenco tutti i capitoli con i temi trattati

  1. Uno stile cristiano di abitare il mondo digitale

  2. Gli influencer cattolici: una risorsa con qualche criticità

  3. Figli e digitale, servono regole ed equilibrio

  4. Noi genitori impauriti dalle tecnologie: l’errore da non fare

  5. Passiamo due mesi l’anno a guardare il cellulare

  6. Non ci servono influencer ma buoni seminatori digitali

  7. Il digitale, la morte e la piaga della solitudine

  8. Farci parlare con i defunti, la nuova illusione digitale

  9. Quegli incontri virtuali dove si parla di morte

  10. Le fidanzate virtuali, un altro segno di solitudine

  11. È questo l’internet che sognavamo? È questo l’internet che meritiamo?

  12. Come funziona la memoria nel mondo digitale

  13. La memoria di Internet è a rischio

  14. Che errore ridere sui social degli sbagli altrui

  15. Altro che algoritmi e intelligenza artificiale. Il vero nemico è il nostro cervello

  16. Gli effetti collaterali delle scorciatoie digitali

  17. Lo strapotere dei video cambia internet e anche noi

  18. Se i social diventano la nuova televisione

  19. La lenta, incessante ritirata dei moderati dai social

  20. Abbiamo bisogno di social al servizio del bene

  21. Così i social penalizzano l’informazione di qualità

  22. E l’IA sta distruggendo il traffico dei siti di news

  23. L’impero che gestisce la pornografia online

  24. La piaga della pedopornografia

  25. Le fake news, il verosimile e le nostre responsabilità

  26. Anche i bambini sono vittime delle fake news

  27. Facebook e la piaga delle bestemmie

  28. Le sette tecniche utilizzate dai truffatori digitali

  29. Guerra e digitale. Anche web e social sono armi di guerra

  30. Gli allarmanti numeri della guerra sui social

  31. La strategia di Yael e dei soldati tiktoker

  32. La strategia social della Russia durante la guerra in Ucraina

  33. Perché durante la guerra in Ucraina la Russia non ha bloccato WhatsApp

  34. Anche il digitale inquina (e tanto)

  35. Ravi, infiltrato nella Rete per la sicurezza di tutti

  36. Le rivelazioni di un moderatore di TikTok

  37. Serve una nuova campagna per insegnarci il rispetto degli altri

  38. Quelle previsioni che dicono molto di noi

  39. La libertà su internet è sempre più sotto attacco

  40. Così 81 nazioni usano i social per manipolare le persone

  41. L’intelligenza artificiale, un capitolo a parte

  42. Cosa ho imparato in trent’anni di digitale

Grazie di essere arrivato fin qui

Dove trovare (anche online) il libro Vite digitali

Sul sito dell’editoreVita e Pensierotrovi siala versione cartacea, sia laversione PDF, sia laversione digitaledel libro

In teoria lo trovi in tutte le librerie, in particolare quelle del mondo cattolico; altrimenti, online, anche in questi siti direttamente a questi link

Amazonsia la versione cartacea sia quella per kindle

Ibsha sia la versione cartacea sia quella digitale

La Feltrinelli

Mondadori Store

Libraccio

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