Podcast, tutto quello che devi sapere per non fare errori

by Luigi "Gigio" Rancilio

Il mercato, i costi, la fatica, le strategie e perché il 47% dei podcast chiude entro poche puntate

Sono sincero, se avessi letto un articolo come questo prima di aprire il mio primo podcast, mi sarei risparmiato un sacco di errori.
Ho fatto, quindi, un lavoro lungo e approfondito, che spero davvero ti possa essere utile.

Cresce l’ascolto dei podcast, ma la maggior parte sono inattivi

L’ascolto dei podcast continua a crescere. Ma il numero esatto di chi li ascolta è quasi impossibile da scoprire. Nel senso che esistono diverse ricerche, ognuna delle quali dà un dato diverso. SecondoTeleprompter, nel 2025 l’audience globale dei podcast ha raggiunto quota584 milioni di persone, in crescita del 6,8% rispetto ai 547 milioni del 2024.E la proiezione per il 2027 è di superare i 650 milioni.
Scavando un po’, si scopre che questa cifra si basa su stime aggregate di società comeEdison Research,eMarketereListen Notes

Passano pochi mesi e il 24 febbraio 2026Backlinko, rinomato blog e risorsa formativa di digital marketing, fondato da Brian Dean e ora parte di Semrush, pubblica l’articoloStatistiche sui podcast che devi conoscereche contiene questi dati:

  • Nel mondo ci sono oltre619,2 milionidi ascoltatori di podcast.
  • Il 55%della popolazione statunitense di età superiore ai 12 anni ascolta un podcast almeno una volta al mese.
  • Nel 2025, si stima che la spesa pubblicitaria globale per i podcast raggiungerài 4,46 miliardi di dollari.
  • I podcast video sono in forte crescita, con benil 53%degli ascoltatori di podcast negli Stati Uniti che opta per podcast di tipo video.
  • YouTube, Spotify e Apple Podcast sono in testa alla classifica mondiale dei podcast.
  • Dunque, nel mondo ci sono oltre 619 milioni di ascoltatori di podcast. Il che è un’ottima notizia. Peccato che in questo numero ci siano anche coloro che hanno dichiarato di aver ascoltato un solo podcast in vita loro.

La distribuzione geografica del pubblico è disomogenea

Un altro dato importante è che la distribuzione geografica degli ascoltatori è molto disomogenea.

In Italia quanti ascoltatori hanno i podcast?

L’ultima ricerca disponibile è quella pubblicata a settembre 2025 daNielsen IQ per Audible, secondo la quale 18 milioni di italiani hanno ascoltato almeno un episodio di un podcast: ovvero 800 mila persone in più rispetto al 2024, pari a una crescita del 5%.
La sessione media supera i 28 minuti, quattro minuti in più rispetto all’anno precedente, e avviene mediamente nove volte al mese. Per il 62% degli ascoltatori il podcast è un appuntamento settimanale, mentre il 16% lo considera una routine quotidiana.

I generi più amati nel 2025 sono il crime (41%), storia e politica (39%), benessere (33%) e fiction (24%). Tra i format prevalgono approfondimento (47%), informazione (42%) e inchiesta (40%).

Ci sono milioni di titoli, ma…

Per come la vedo io, nel mondo dei podcast c’è un dato tutt’altro che incoraggiante.Anche se le piattaforme ospitano ormai milioni di titoli, la stragrande maggioranza dei podcast è inattiva.

Spotify dichiara di avere in catalogo oltre 7 milioni di titoli, il Podcast Index ne indicizza 4,6 milioni, Apple Podcasts ha 2,9 milioni di show e 117 milioni di episodi. Ma la realtà operativa è ben diversa.

«Il 90% dei podcast non supera il terzo episodio». Ma non è vero

Quando si arriva a questo punto, c’è un dato che emerge da anni in rete: «Il 90% dei podcast non supera il terzo episodio». Peccato che «questa verità» non sia contenuta in nessun studio, ma rimbalzi in post, blog e articoli superficiali.

Ho provato a cercarla con una ricerca approfondita fatta con l’aiuto dell’intelligenza artificiale ho scoperto che «la sua origine tracciabile è in un post su r/Entrepreneur, amplificato nel giugno 2021 da un tweet virale di Jack Butcher (Visualize Value)». Per questo, nessuno degli articoli che la citano rimanda a una fonte certa, e chi la menziona usa formule del tipo «ho letto da qualche parte che», oppure «secondo Reddit…».


Ma il 47% dei podcast ha prodotto solo 3 episodi o meno

Questo fenomeno si chiamapodfadee ha diverse cause.
Il termine fu coniato nel febbraio 2005 da Scott Fletcher, un programmatore che aveva abbandonato due dei suoi podcast. Il primo articolo giornalistico sul fenomeno uscì su Wired il 7 febbraio 2006, a firma di Steve Friess. Vent’anni dopo, il problema non solo persiste, ma si è moltiplicato.

Altro problema. Il dato più solido sul fenomeno (quello che anch’io ho citato) è del luglio 2022 e non è stato aggiornato. 

L’analisiAmplifiMediadel luglio 2022 su 4 milioni di podcast rimanel’unico studio sistematico sulla mortalità dei podcast con dati verificati e metodologia dichiarata. Nessuno l’ha replicata o aggiornata con lo stesso rigore.

Quello che esiste dopo il 2022 sono stime indirette, utili ma metodologicamente diverse:

Nel 2023, almeno2,5 milioni di podcast sono stati classificati come inattiviper mancanza di nuovi episodi. Gli anni con il maggior numero di podcast abbandonati sono il 2023, il 2021 e il 2020, ciascuno con almeno 600.000 show fermi.

Nel 2025,oltre 4 milioni di podcast risultano indicizzati ma inattivi.(Fonte:DemandSage, 2025, che cita dati Listen Notes.

Su oltre 4,5 milioni di show indicizzati globalmente nel 2025, secondoTeleprompter, solo il 10-11% pubblica nuovi episodi. 

Questi numeri raccontano la stessa storia del 2022, amplificata. Ma nessuno ha rifatto il calcolo preciso sulla soglia dei 3 episodi.

Come sicuramente ricorderai, la creazione di nuovi podcast ha vissuto un’impennata durante la pandemia (circa1 milione di nuovi show nel solo 2020) seguita da un crollo del 75%: nel 2024 ne sono nati circa 198.000, cifra stabile anche nel 2025 (dati Listen Notes). 

Il 10% dei podcast cattura il 95% dell’ascolto

Il pubblico, come abbiamo visto anche con cifre diverse da una ricerca all’altra, c’è e cresce. Il problema è che si concentra su una frazione minima dell’offerta: secondo ilPodMatch Independent Podcast Report,il 10% dei podcast attivi e consolidati cattura il 95%dell’ascolto totale. Questo crea un paradosso: con la crescita del pubblico c’è anche una crescita della domanda, ma quella che non c’è è l’offerta effettiva, con milioni di show fantasma che intasano le piattaforme senza che nessuno li ascolti.Non ti sarà sfuggito che ricorda molto quello che sta avvenendo con la musica su Spotify, dove poche centinaia di artisti si spartiscono la quota più importante dell’ascolto, a fronte di milioni di musicisti che praticamente non ascolta nessuno.

Podfade. Quali sono i motivi che uccidono un podcast

Le indagini di settore sembrano concordare sul fatto che esistono dei fattori psicologici che alimentano ilpodfade, cioè la morte dei podcast dopo poche puntate. In particolare, ne sono stati individuati cinque.

1. Il divario tra aspettative e realtà.I nuovi podcaster entrano nel mercato sull’onda dell’entusiasmo, dopo aver visto il successo di alcune realtà e di alcuni persone. Ma si scontrano con una realtà brutale: mediamente, nei primi sette giorni,un podcast raccoglie28-32 download. Tutto qui. Nessun “mi piace” istantaneo, nessun commento in tempo reale, nessun feedback visibile. Come scriveThe Podcast Sessions Magazine: “La maggior parte delle persone non smette perché è incapace — smette proprio prima di diventare brava. Nell’era della visibilità istantanea, siamo condizionati ad aspettarci ritorni rapidi.”

2. La fatica creativa e la “catena di montaggio dei contenuti”
Chiunque abbia provato a fare un podcast lo sa benissimo: punto. Non sono solo faticosi, ma mantenerli in vita, a volte ti fa sentire come in una sorta di catena di montaggio dei contenuti.
I dati parlano chiaro.Il52% dei creatorha sperimentato un burnout direttamente legato alla propria attività creativa. Lafatica creativaè la causa più citata (40%), seguita dai carichi di lavoro eccessivi (31%). Anche coloro che superano il terzo episodio cadono in quello che viene chiamatoil ciclo del debito creativo: nei primi 10 episodi il podcaster attinge a idee accumulate negli anni; tra l’episodio 11 e il 20 consuma idee alla stessa velocità con cui le genera; dopo l’episodio 20 si trova a secco e comincia a scavare. Senza un sistema per ricaricare la creatività, il collasso arriva entro l’episodio 30.

3. La solitudine del creator.Il podcasting è unico tra i formati digitali per l’assenza di un feedback immediato. Non ci sono like, commenti live o notifiche di interazione. Non solo. Il70% dei podcaster indipendentigestisce ogni aspetto della produzione da solo. Il risultato è l’amotivazione: uno stato in cui non si è più attratti né da ricompense esterne né da bisogni interni.

4. La sindrome dell’impostore
Si chiama così un vissuto psicologico per cui, nonostante successi e competenze reali, una persona si sente un “bluff”, attribuendo i propri traguardi a fortuna o fattori esterni anziché al proprio merito. La questione diventa ancora più grave quando i contenuti performano male. Il 58% dei creator davanti a risultati non buoni, si è sentito un fallito. 

5. Il perfezionismo paralizzante
Fare un podcast richiede molte più decisioni di quanto sembri. Ogni episodio impone scelte continue: come inquadrare il tema, in che ordine trattarlo, dove tagliare, quale musica usare. Chi vuole fare tutto bene tende a rallentare, poi a fermarsi. La psicologia chiama questo fenomenodecision fatigue: le risorse cognitive si esauriscono, e le scelte diventano sempre più difficili da prendere.

E poi c’è la questione economica

I numeri economici del podcasting spiegano il podfade meglio di qualsiasi analisi psicologica. Per la stragrande maggioranza dei creator,il ritorno sull’investimento è negativo al 96-100%.

Prendiamo il mercato americano, che è il più grande. Il mercato pubblicitario dei podcast negli Stati Uniti vale circa2,4 miliardi di dollari nel 2025(IAB/PwC), con un mercato globale stimato in 39,6 miliardi (Grand View Research). Ma il76% di questi ricavi va all’1% dei podcast, quelli considerati al top.
In più la maggior parte dei network pubblicitari non accetta podcast con meno di5.000-10.000 download per episodio, una soglia che esclude oltre il 90% di quelli esistenti.

Un podcast medio, con i suoi 28-32 download per episodio, guadagnerebbe circa$0,75 a puntata. Se pubblicasse una puntata alla settimana, sarebbero39 dollari all’anno. Meno del costo annuo del piano base di qualsiasi piattaforma di hosting.

SecondoRise 25, un podcaster che pubblica settimanalmente, investendo 5 ore per episodio a un costo anche modesto di $15/ora, spende3.900 dollari in tempo,più $500 di attrezzatura e $200 di hosting nel primo anno. Investimento totale: circa$4.600. Ritorno atteso per un podcast di medie dimensioni:tra 0 e 184 dollari. Come ha scritto David Kadavy, inun celebre articolo del 2023in cui raccontò per la prima volta il fallimento del suo podcast Love Your Work: «Ho prodotto 308 episodi in otto anni e ho guadagnato circa 32.000 dollari, ma ho sostenuto spese per 13.000 dollari. In pratica ho guadagnato sei dollari l’ora».

Se state pensando che da allora a oggi sono passati un po’ di anni e che quindi le cose possono essere cambiate, gli studi confermano questo trend: il57% dei creator a tempo pienoguadagna meno del salario minimo vitale negli Stati Uniti. Solo il9% dei creator indipendentisuperai 100.000 dollari annui.

Il cimitero digitale: cosa succede ai podcast abbandonati

Quando un podcast muore, il suo cadavere digitale resta online a tempo indeterminato.Né Spotify né Apple Podcasts rimuovono automaticamente i podcast inattivi.Su Spotify, un show resta nella piattaforma finché il creatore non cancella manualmente l’account. Apple può rimuovere podcast senza episodi, ma quelli con anche un solo file audio pubblicato restano indicizzati per sempre. Il risultato è uncimitero digitaledi oltre 4 milioni di show che ingombrano le directory, inquinano i risultati di ricerca e distorcono le statistiche di mercato.

Questo ha conseguenze concrete per gli ascoltatori. La ricerca sullerelazioni parasocialinel podcasting (ScienceDirect, studio“Hooked on Audio”)dimostra che gli ascoltatori sviluppano legami emotivi genuini con i conduttori, amplificati dall’intimità del formato audio. Quando un podcast scompare senza preavviso, l’esperienza viene vissuta come una perdita sociale reale. 

Esiste poi un “contratto non scritto” tra creatore e pubblico (descritto in dettaglio nel marzo 2026 daPodcastVideos.com), che governa le aspettative di qualità, regolarità e autenticità dell’esperienza d’ascolto. 

L’articolo individua cinque “clausole” di questo patto invisibile.

  1. La costanza.Gli ascoltatori integrano spesso il podcast nelle loro routine quotidiane. Quando un programma non rispetta le cadenze previste senza avvisare, rompe quella routine e segnala mancanza di impegno professionale.
  2. L’autenticità.In un panorama mediatico saturo di contenuti generati dall’intelligenza artificiale e di messaggi aziendali levigati, gli ascoltatori cercano l’autenticità umana. I creator di maggior successo sono quelli che condividono il proprio percorso, compresi errori e cambiamenti di rotta.
  3. La qualità tecnica.L’audio di cattiva qualità, con volumi irregolari o rumori di fondo, crea una barriera fisica alla fruizione.
  4. La trasparenza nei cambiamenti.Il contratto non vieta l’evoluzione del formato, ma deve essere comunicato. Cambiamenti improvvisi e non spiegati, come il passaggio da un modello gratuito a uno in abbonamento o l’introduzione di un co-conduttore, possono sembrare una violazione dell’accordo originario che aveva attirato l’ascoltatore.
  5. Il dialogo.I media digitali permettono una conversazione bidirezionale che la radio tradizionale non ha mai consentito. Raccogliere i commenti del pubblico e incorporarli negli episodi successivi trasforma un’audience passiva in una comunità attiva. 

Cosa distingue i podcast che sopravvivono

Siamo arrivati al punto, credo, che interessa di più: cosa distingue i podcast che sopravvivono?

Se il 47% dei podcast muore entro tre episodi, ciò significa anche che il53% supera quella soglia. E una minoranza (quel 4% che pubblica regolarmente più di 10 episodi) dimostra che la longevità è possibile. La ricerca e i casi di studio convergono su alcuni fattori chiave.

La coerenza batte la frequenza.Non serve pubblicare ogni giorno o ogni settimana: serve fidelizzare il pubblico. Un podcast che esce una volta al mese, sempre lo stesso giorno, performa meglio in termini di fidelizzazione di uno che pubblica tre volte a settimana per poi sparire. 

Registra più episodi alla volta.Registrare più episodi in una sola sessione riduce il cambio di contesto, crea un buffer di sicurezza e abbassa lo stress. Gli esperti raccomandano di avere2-3 episodi “evergreen” prontiprima ancora del lancio.

La nicchia vince sul generico.Devi scegliere un tema e concentrarti su una nicchia. Su una tua specificità. Su un tema, un linguaggio, una capacità di racconto. Perché possedere una nicchia specifica è più sostenibile che competere su temi generici.

La community è l’antidoto alla solitudine del creator

I podcast longevi costruiscono attivamente rapporti con gli ascoltatori attraverso newsletter, gruppi social, Q&A e menzioni dirette.Podbean BlogLa ricerca accademica conferma chegli aspetti sociali sono cruciali per il successo dei podcast indipendenti. Questo contrasta direttamente il fattore di isolamento che alimenta il podfade.

Struttura il podcast in stagioni.Strutturare un podcast in stagionidi 8-10 episodi con pause programmate riduce il burnout, crea aspettativa nel pubblico e permette al creatore di ricaricare la creatività senza violare il “contratto” con gli ascoltatori.

Se superi 10 episodi, le probabilità di avere successo si alzano tantissimo

Il podfade non è un fallimento personale. È il risultato prevedibile di un ecosistema che abbassa le barriere d’ingresso a zero senza preparare i creatori a ciò che li attende. La ricerca accademica di Lucas e Nordgren (Journal of Personality and Social Psychology) ci svela che le personesottovalutano sistematicamente il valore della persistenzanei compiti creativi.«La difficoltà intrinseca del lavoro creativo viene interpretata come segnale di fallimento, quando è in realtà una fase prevedibile del processo».

Quindi, alla fine di tutto questo nostro viaggio, il dato più eloquente non è quel 47% che abbandona entro tre episodi. È quel4%(circa155.000 podcast nel mondo) che pubblica regolarmente con più di dieci episodi alle spalle.Questo è il campo di gioco reale del podcasting. Chi supera la soglia della costanza non compete con 4 milioni di show: compete con poche migliaia. E in un mercato dove il pubblico cresce ogni anno lo spazio per chi resiste sta crescendo.

Basta ricordarsi che fare podcast, come fare altre cose creative, è una maratona e non una gara di velocità.

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