
Ogni volta che si parla di ragazzi e smartphone, e soprattutto di smartphone in classe, molti adulti credono di aver capito tutto.
Ci sono tanti che sono d’accordo nel vietarli e altri (anche se minoritari) che, nonostante esistano buone ragioni per farlo, ritengono che i divieti non producano solo benefici.
Da giornalista e da divulgatore, ho imparato che prima di esprimere un’opinione, occorre spendere del tempo per leggere gli studi scientifici (“pesandoli” perché non sono tutti uguali come valore e serietà) e per ascoltare chi ne sa di più.
Così ho raccolto decine e decine di studi sul tema dei minori e degli smartphone in classe. Qui trovate tutto il materiale che ho trovato fino ad oggi, primo aprile 2026.
Se conosci altri studi seri, ti prego di segnalarmeli via mail a luigi.rancilio@gmail.com, così potrò aggiungerli.
- Le ragioni del divieto: studi a sostegno
- Chi pensa che vietare non sia la soluzione
- Aggiornamento aprile 2026: la meta-analisi di JAMA Pediatrics
- Com’è nata la Smartphone Theory of Everything
- L’indagine di Derek Thompson
- Le quattro grandi verità preliminari
- Le 10 affermazioni classificate per prove
- La conclusione
- Tutti gli studi citati
Se davvero vuoi provare a capirci di più, ti propongo due percorsi, simili ma di diverso impegno. Il primo contiene solo una parte degli studi, ma è più veloce (grazie all’IA) e di facile lettura.Il secondo, invece, contiene tutto il materiale che ho trovato fino ad oggi, 1 aprile 2026.Ovviamente è più lungo e richiede più tempo, ma per indagare a fondo i problemi la fretta non è una buona alleata.
La versione completa
Le ragioni e gli studi a sostegno dei divieti
- “Ill Communication: The Impact of Mobile Phones on Student Performance” (London School of Economics, UK)
Questo è lo studio di riferimento di Louis-Philippe Beland e Richard Murphy che ha trovato un miglioramento del 6,4% nei risultati degli studenti dopo il divieto.- Link al Full Text (PDF):LSE Research Online – Ill Communication
- Studio Spagnolo (Banning mobile phones in schools: evidence from regional-level policies in Spain)Questa ricerca analizza l’impatto positivo del divieto sui risultati in matematica e scienze e sulla riduzione del cyberbullismo in Spagna.
- Link alla pubblicazione (Applied Economic Analysis):Emerald Insight – Banning mobile phones in Spain
- Studio Norvegese (Smarter without smartphones?)
Questa tesi analizza gli effetti del divieto in Norvegia, riscontrando benefici sul rendimento scolastico e una riduzione del bullismo.- Link al Full Text (PDF):NHH Brage – Smarter without smartphones?
Studi e rapporti Italiani e dell’OCSE
Rapporti OCSE-PISA
L’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico ha analizzato in più occasioni il tema della distrazione digitale. Il report “Students, Computers and Learning” è uno dei più rilevanti.
- Link al report “Students, Computers and Learning”:OECD iLibrary
- Articolo che riassume i dati PISA sulla distrazione:Teacher Magazine – Insights from PISA
Studio Università di Milano-Bicocca e SUPSI
Ricerca italiana basata su dati INVALSI che ha rilevato come l’esposizione precoce e l’uso intensivo degli smartphone possano ridurre le performance scolastiche.
- Link al comunicato stampa dell’Università Bicocca:Unimib – L’uso intensivo e precoce degli smartphone non favorisce l’apprendimento
- Articolo di approfondimento:Skuola.net – L’uso precoce del digitale ha effetti negativi
A livello normativo, in Italia, diverse circolari ministeriali, l’ultima delle quali a giugno 2025, hanno esteso il divieto di utilizzo dei cellulari per scopi non didattici anche alle scuole superiori, basandosi proprio su queste evidenze scientifiche che dimostrano gli effetti negativi sull’apprendimento e sul benessere degli adolescenti.
Le principali argomentazioni a favore del divieto si concentrano su:
- Distrazione: Le notifiche, i social media e i giochi sono fonti costanti di distrazione che allontanano l’attenzione dalla lezione.
- Calo del rendimento:La ridotta capacità di concentrazione si traduce in un peggioramento dei risultati scolastici.
- Cyberbullismo:L’uso improprio dei dispositivi può favorire episodi di bullismo online anche all’interno dell’ambiente scolastico.
- Disuguaglianze: Non tutti gli studenti dispongono di dispositivi di ultima generazione, il che può creare disparità.
Quelli che sostengono che vietare non è la soluzione
Di contro, un’altra corrente di pensiero, sostenuta da pedagogisti ed esperti di didattica digitale, ritiene che il divieto sia una misura anacronistica e controproducente. Vietare gli smartphone non eliminerebbe il problema della distrazione, che può derivare da molteplici fattori, e priverebbe la scuola di un potente strumento educativo.
Le argomentazioni a favore di un uso consapevole e guidato dello smartphone in classe si basano su diversi punti:
- Accesso a risorse didattiche:Gli smartphone permettono un accesso immediato a una quantità infinita di informazioni, applicazioni educative, dizionari online, e materiali multimediali che possono arricchire la lezione.
- Sviluppo di competenze digitali:Integrare lo smartphone nella didattica significa educare gli studenti a un uso critico e responsabile della tecnologia, una competenza ormai fondamentale nel mondo del lavoro e nella società.
- Didattica personalizzata e inclusiva: Esistono numerose applicazioni che possono supportare studenti con Bisogni Educativi Speciali (BES) o Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA), facilitandone la partecipazione e l’apprendimento.
- Aumento della motivazione:L’uso di strumenti che fanno parte della quotidianità degli studenti può aumentare il loro coinvolgimento e la loro motivazione, rendendo l’apprendimento più significativo.
Gli studi e le argomentazioni che mettono in discussione l’efficacia dei divieti
- Rapporto UNESCO (“Technology in education: A tool on whose terms?”)
Il report globale che, pur riconoscendo i rischi, invita a non considerare il divieto come unica soluzione, promuovendo un’integrazione regolamentata.- Link alla pagina ufficiale del report (da cui si può scaricare il PDF completo):UNESCO – Technology in education: GEM Report 2023
- Studio dell’Università di Birmingham (pubblicato suThe Lancet Regional Health – Europe)
La prima ricerca nel suo genere che conclude come i divieti restrittivi a scuola, da soli, non portino a miglioramenti significativi nel benessere mentale o nel rendimento degli studenti, suggerendo la necessità di un approccio più ampio.- Link al comunicato stampa ufficiale con i dettagli dello studio:University of Birmingham – School bans alone not enough to tackle negative impacts
- “Growing Up Digital Australia” (Gonski Institute for Education, Australia)Un’ampia indagine tra educatori australiani che evidenzia sia le distrazioni sia le opportunità educative, chiedendo policy chiare e formazione per i docenti.
- Link alla pagina dei report (da cui scaricare i vari documenti):APO – Gonski Institute for Education
- Critiche all’approccio proibizionista:Diversi articoli e interventi di pedagogisti e dirigenti scolastici, come quelli pubblicati su testate specializzate come “Orizzonte Scuola” e “Domani”, definiscono il divieto una “scorciatoia regressiva” che deresponsabilizza la scuola. L’argomentazione principale è che proibire non significa educare. Invece di escludere lo smartphone, parte integrante dell’ambiente cognitivo e sociale dei ragazzi, la scuola dovrebbe assumersi la responsabilità di guidarli verso un uso consapevole e critico. Vietare lo strumento a prescindere dall’utilizzo che se ne fa impedisce di sfruttarne le enormi potenzialità didattiche (ricerca, creatività, collaborazione) e di insegnare la cittadinanza digitale.
- Inefficacia pratica del divieto:Come evidenziato da alcuni docenti e dirigenti, il divieto si scontra con la realtà quotidiana. Gli studenti, soprattutto alle superiori, spesso possiedono più di un dispositivo o trovano comunque il modo di aggirare le regole. Questo trasforma il docente in un controllore, distogliendolo dal suo ruolo educativo. L’approccio repressivo rischia di generare un clima di sfiducia e conflitto, senza risolvere il problema alla radice.
- Contraddizione con gli investimenti nel digitale:Viene sottolineata una forte contraddizione da parte di testate come “Tuttoscuola”. Da un lato, si investono milioni di euro del PNRR nella transizione digitale delle scuole, dotando le aule di tecnologie avanzate e formando i docenti. Dall’altro, si vieta l’uso dello strumento digitale più diffuso e personale che gli studenti possiedono. Questa incoerenza rischia di rendere gli investimenti meno efficaci e di creare una scuola scollegata dalla realtà tecnologica.
- Autonomia scolastica e didattica: Organizzazioni sindacali, come la FLC CGIL, hanno criticato le circolari ministeriali, definendole un “improvvido dirigismo anti-autonomistico”. Si sottolinea che, in base all’autonomia scolastica, la decisione su quali strumenti utilizzare e come integrare la tecnologia nella didattica spetta agli organi collegiali della scuola (Collegio Docenti, Consigli di Classe). Un divieto imposto dall’alto non tiene conto delle specifiche esigenze delle singole realtà scolastiche né della professionalità dei docenti.
In sintesi, gli studi e le analisi che criticano il divieto non negano i rischi legati a un uso improprio degli smartphone, ma sostengono che un approccio puramente proibizionista sia inefficace e anacronistico. La strada da percorrere, secondo questa visione, è quella dell’educazione digitale: insegnare agli studenti a usare la tecnologia in modo responsabile, critico e costruttivo, integrando gli strumenti digitali in una didattica innovativa e consapevole.
I cellulari fanno male? Il lavoro approfondito di Andrea Girolami
Sul tema i cellulari fanno male?, ti segnalo il lavoro approfondito di Andrea Girolami intitolatoNo, i cellulari non fanno venire la depressione. Ho raccolto centinaia di link e letto decine di studi. Ecco cosa ho capito
Aggiornamento aprile 2026
Marco Gui e la ricerca longitudinale di Jama Pediatrics
Il 13 marzo 2026, Marco Gui, Professore di Sociologia dei media (Milano-Bicocca) e Presidente della Fondazione Patti Digitali ET, sul suo profilo Facebook, ha pubblicato un’indagine importante.
«Una nuova meta-analisi pubblicata sulla prestigiosa rivista JAMA Pediatricsconferma l’esistenza dimoderate ma stabilirelazioni negative tra la quantità di utilizzo di diverse applicazioni digitali e benessere/apprendimento. Lo studio sintetizza 153 ricerche ma, a differenza di molte meta-analisi precedenti, prende in considerazione ricerche longitudinali. Queste, che negli ultimi anni sono cresciute molto, non indagano solo una relazione tra due fenomeni in un momento specifico, ma li seguono nel tempo vedendo quale viene prima e quale viene dopo. Seppure molte delle ricerche non usino tecniche statistiche specificamente mirate all’inferenza causale, si tratta di un passo avanti notevole nella ricerca di un nesso causale. Ora sappiamo che le associazioni negative emerse nelle ricerche cross-sectional, permangono anche quando si usano dati longitudinali.
Emergono tra l’altro alcuni risultati specifici interessanti: i social media si confermano come la pratica che mostra più problematicità; la fascia dove le associazioni negative sono più pronunciate è quella della pre-adolescenza; i videogiochi – oltre ad alcune relazioni negative – mostrano anche associazioni positive con alcuni tipi di capacità attentive! Interessante notare che tutte queste evidenze ricalcano da vicinoquanto emerso dalla ricerca italiana EYES UPla prima in Italia che ha usato dati longitudinali per analizzare l’effetto della precocità digitale sull’apprendimento».
Lo smartphone è davvero causa di tutto? L’inchiesta di Derek Thompson
Derek Thompson è uno dei giornalisti americani più autorevoli nell’analisi dell’intersezione tra tecnologia, economia e società. Il 30 marzo 2026 ha pubblicato un enorme lavoro dedicato a un tema molto specifico: se sia giusta o sbagliata la “teoria degli smartphone come causa di tutto” (Smartphone Theory of Everything, SToE).
Perché l’ha fatto? Perché nell’ultimo anno questa teoria è diventata virale. Pochi sanno com’è nata e chi l’ha coniata. Tutto è iniziato un anno fa, nell’aprile 2025, quando Arpit Gupta ha coniato il termine, con il post su X (Twitter) che vedi sotto in cui elencava i fenomeni che, secondo lui, la “Smartphone Theory of Everything” spiegherebbe: peggioramento della salute mentale soprattutto tra le donne, aumento del gioco d’azzardo online tra gli uomini, declino cognitivo, calo delle relazioni di coppia e della fertilità, nuove bolle informative e ascesa del populismo.
Anche se è stata citata come se fosse emersa da uno studio accademico questa teoria è stata creata dal nulla da un professore associato alla NYU Stern School of Business, dove si occupa principalmente di finanza ed economia urbana. Non è quindi né uno psicologo, né un esperto di media o del digitale. Visto il successo che ha avuto soprattutto in America, Thompson si è fatto una domanda: ma la teoria dello smartphone, colpevole di ogni cosa e di ogni male, ha un senso o è campata per aria? È importante provare a dare una risposta, anche perché, troppo spesso, nelle nostre vite di genitori, educatori e giornalisti, eleviamo al ruolo di grandi studi accademici le posizioni personali, punto, che, in quanto tali, hanno tutto il diritto di esistere, ma devono essere ricollocate nel loro ambito.
E veniamo all’articolo di Derek Thompson intitolatoIs the Smartphone Theory of Everything Wrong? A Comprehensive Investigation (La teoria che dà agli smartphone la colpa di tutto è sbagliata? Una verifica punto per punto).
La tesi di fondo
Il professore NYU Arpit Gupta ha coniato la definizione“Smartphone Theory of Everything” (SToE): l’idea che smartphone, internet e social media siano responsabili di ogni malanno contemporaneo (ansia giovanile, populismo, polarizzazione, calo dell’attenzione, declino della nuzialità…).
Thompson non abbraccia né rifiuta la SToE in blocco: la scompone pezzo per pezzo, usando meta-analisi, trial randomizzati e unconsensus surveydi centinaia di accademici. Quest’ultimo è un tipo di indagine in cui si raccoglie l’opinione di un ampio campione di esperti (in questo caso, oltre 100 accademici) su un insieme di affermazioni, chiedendo loro di valutare il grado di accordo o di disaccordo. Come spiegano gli esperti «si tratta di una metodologia fondamentale in ambito scientifico e clinico per creare linee guida, standard pratici o valutare tecnologie sanitarie quando le evidenze empiriche sono limitate o non univoche».
Nella sua indagine approfondita, Derek Thompson è partito da quelle che ha chiamato le quattro grandi verità preliminari
1. Gli smartphone sono difficili da studiare
Thompson cita il professor Matthew Gentzkow della Stanford University:“”Dimostrare con certezza che telefoni e social media causino danni nel lungo periodo è un’impresa tutt’altro che semplice”.Chiosa Derk, se gli smartphone fossero come le sigarette, cioè un prodotto chimico uniforme, sarebbe tutto più semplice. Purtroppo i danni che possono fare gli smartphone e il digitale alle persone variano molto da persona a persona.
2. C’è qualcosa di strano nell’America (e nel mondo anglofono)I danni peggiori si concentrano nei paesi ricchi anglofoni, non nel mondo intero. Esempi:
- Il World Happiness Report segnala il crollo della felicità giovanile soprattutto in USA, UK, Canada, Australia, Nuova Zelanda — mentre in Europa centro-orientale e Asia orientale la felicitàaumenta.
- I tentati suicidi tra le giovani donne sono esplosi nell’anglosfera (USA, UK, Canada, Australia, Nuova Zelanda), ma il tasso di suicidio tra i 15-19 anni nell’ultimo decennio ècalatonella maggior parte dei paesi dell’Europa continentale.
- La crescita delle diagnosi ADHD negli USA avviene al doppio del ritmo europeo.
- Un paper del 2020 sulla polarizzazione afferma che la “affective polarization” è cresciuta più velocemente negli USA, con la maggior parte dell’aumentoprecedenteall’era degli smartphone (anni ’90, coincidente con l’arrivo di Fox News).
3. Si sopravvaluta l’effetto sulla disinformazione, si sottovaluta quello sull’informazioneNel famoso studio Gentzkow 2018 (1.700 americani pagati per disattivare Facebook 4 settimane prima delle midterm, le elezioni di metà mandato), chi si disconnetteva era più felice e meno polarizzato —ma sapeva meno del mondo. Lo stesso risultato è emerso in un secondo studio su oltre 35.000 utenti Facebook/Instagram. Inoltre, una ricerca condotta da UPenn, Indiana University e London Business School (2023) ha tracciato la positività e la negatività di decine di milioni di articoli di giornale dal 1850 al 2020: la negatività è esplosa dopo gli anni ’60. Gli smartphone non hanno reso le notizie più deprimenti — hanno reso più facile accedere a notizie deprimenti.
4. Il problema più grande non è cosa c’è sul telefono, ma cosanonc’è
Secondo lo psicologo statunitense Haidt, autore del vendutissimo libro La generazione ansiosa. Come i social hanno rovinato i nostri figli, i telefoni sostituiscono l’adolescenza basata sul gioco con un’adolescenza basata sullo schermo. Quando le persone si disconnettono, dormono di più, socializzano di più, stanno più all’aperto. Uno studio del 2025 (quasi 500 partecipanti) ha trovato miglioramenti in salute mentale, benessere soggettivo e capacità di attenzione sostenuta — principalmente perché i partecipanti passavano più tempo a socializzare di persona, fare esercizio e stare in mezzo alla natura.
Le 10 affermazioni più diffuse, classificate per solidità delle prove
✅ Prove solide
| Affermazione | Evidenza |
|---|---|
| Smartphone → meno sonno | La più supportata nel consensus survey di oltre 100 accademici. Meta-analisi confermano la riduzione del sonno; RCT mostrano che i phone ban notturni aumentano le ore di riposo. |
| Smartphone → più accesso all’informazione(nel bene e nel male) | Confermato dagli studi di deattivazione: chi smette di usare i social sa meno di attualità. |
| Smartphone → danno per alcune ragazze adolescenti in USA e Anglosfera | Relazione causale plausibile: confronto sociale negativo + accesso a contenuti ansiogeni. Effetti piccoli in media, non evidenti fuori dall’Occidente anglofono. |
| Smartphone → calo dei test scolastici | Report PISA 2022: declino globale, più drammatico nei paesi ricchi. Gli smartphone ban scolastici mostrano risultati promettenti (Norvegia, UK, India con 17.000 studenti, Florida con un working paper di ottobre 2025 su miglioramenti significativi). |
⚠️ Prove miste
| Affermazione | Evidenza |
|---|---|
| Smartphone → ansia e tristezza generalizzata nei giovani occidentali | L’associazione è costantemente negativa ma gli effect size sono piccoli. La più grande meta-analisi recente: effetti negativi, piccoli ed estremamente eterogenei. Impossibile escludere la causalità inversa (i depressi usano più il telefono). |
| Smartphone → deficit di attenzione e ADHD | La teoria che la presenza dello smartphone riduce la concentrazione non si è replicata in diversi studi. L’aumento ADHD negli USA è in gran parte attribuibile adiagnostic inflation. Tuttavia, uno studio randomizzato del 2025 — in cui ai partecipanti veniva bloccato l’accesso a internet sul telefono per due settimane — ha rilevato miglioramenti nella capacità di attenzione sostenuta paragonabili a quelli che si otterrebbero “ringiovanendo” il cervello di dieci anni. Con un limite importante: i partecipanti erano già motivati a ridurre l’uso del telefono. |
| Social media → polarizzazione politica | I dati però complicano il quadro: la polarizzazione cresceva già prima dei social, colpisce di più gli over 75 che i giovani iperconnessi, e gli interventi sull’informazione online non hanno fin qui cambiato gli atteggiamenti politici delle persone. |
❌ Prove deboli
| Affermazione | Evidenza |
|---|---|
| Social media → populismo | Il populismo ha radici molteplici: globalizzazione, crisi finanziaria, austerity, spostamenti demografici nell’elettorato. Una meta-analisi di 496 studi su Nature Human Behaviour (2023) collega i media digitali al calo della fiducia politica nei paesi ricchi, ma nei paesi in via di sviluppo lo stesso fenomeno produce l’effetto opposto: più partecipazione, non più sfiducia. |
| Social media → teorie del complotto | Resta aperta una domanda fondamentale: siamo in un’epoca in cui le teorie del complotto sono davvero esplose, o semplicemente oggi riusciamo a vederle meglio di prima? Il fatto che tra i maggiori consumatori di contenuti complottisti ci siano gli americani più anziani, i meno presenti sui social, suggerisce che il fenomeno abbia radici più profonde dell’algoritmo. |
| Smartphone → declino matrimoni e nuzialità | I tassi di matrimonio calano nei paesi ricchi da decenni, ben prima dell’iPhone. Il fenomeno è più legato alla precarietà economica (soprattutto tra gli uomini senza laurea) che all’uso del telefono. Oggi la penetrazione degli smartphone è universale: impossibile isolare la variabile. |
La conclusione di Thompson
Lo smartphone è insieme una macchina che sottrae tempo ad altro e un sistema di distribuzione dell’informazione:i danni che produce dipendono dalle fragilità strutturali di ogni società.
I telefoni sono prima di tutto strumenti di informazione, non di disinformazione.Il problema maggiore non è quello che ci mostrano, ma quello che ci tolgono:sonno, relazioni, tempo all’aperto, gioco.
Tutti gli studi citati da Thompson
Studi citati in Derek Thompson, “Is the Smartphone Theory of Everything Wrong?”
Raccolta dei link alle fonti — aprile 2026
1. Gentzkow et al. (2020) — Deattivazione Facebook pre-midterm 2018
Allcott, Braghieri, Eichmeyer, GentzkowThe Welfare Effects of Social MediaAmerican Economic Review, 110(3), 629–676https://www.nber.org/papers/w25514
2. Allcott, Gentzkow et al. (2025) — Studio su 35.000+ utenti Facebook/Instagram (elezioni 2020)
The Effect of Deactivating Facebook and Instagram on Users’ Emotional StateNBER Working Paper 33697https://www.nber.org/papers/w33697
3. Castelo et al. (2025) — Blocco internet mobile per 2 settimane
Blocking mobile internet on smartphones improves sustained attention, mental health, and subjective well-beingPNAS Nexus, Volume 4, Issue 2, febbraio 2025https://academic.oup.com/pnasnexus/article/4/2/pgaf017/8016017
4. Van Binsbergen et al. — 200 anni di giornali, negatività mediatica in crescita
(Almost) 200 Years of News-Based Economic SentimentNBER Working Paper 32026https://www.nber.org/papers/w32026
5. Lorenz-Spreen et al. (2023) — 496 articoli su media digitali e democrazia
A systematic review of worldwide causal and correlational evidence on digital media and democracyNature Human Behaviour, vol. 7, gennaio 2023, pp. 74–101https://www.nature.com/articles/s41562-022-01460-1
6. PISA 2022 — Declino globale nei test scolastici
Rapporto OCSEhttps://www.oecd.org/pisa/
7. Gloria Mark, UC Irvine — Calo dell’attenzione dal 2004
Serie di misurazioni longitudinali, raccolte nel volumeAttention Span(Hanover Square Press, 2023). Profilo accademico e sintesi della ricerca:https://www.informatics.uci.edu/regaining-focus-in-a-world-of-digital-distractions/
8. Phone ban — Norvegia
Abrahamsson, Sara— Norwegian Institute of Public Health / NHH (2023)Essays on Empirical Labor and Health Economicshttps://www.nhh.no/en/nhh-bulletin/article-archive/2024/february/mobiles-should-be-out-of-the-classrooms/
9. Phone ban — UK (Birmingham, Leicester, Londra, Manchester)
Beland & Murphy— LSE Centre for Economic Performance (2015)Ill Communication: Technology, Distraction & Student PerformanceCEP Discussion Paper No. 1350https://cep.lse.ac.uk/_new/publications/abstract.asp?index=4639
10. Phone ban — India (17.000 studenti universitari)
Sungu, Choudhury, Bjerre-Nielsen— SSRN (luglio 2025)Removing Phones from Classrooms Improves Academic Performancehttps://papers.ssrn.com/sol3/papers.cfm?abstract_id=5370727
11. Phone ban — Florida
Figlio & Özek— NBER Working Paper 34388 (ottobre 2025)The Impact of Cellphone Bans in Schools on Student Outcomes: Evidence from Floridahttps://www.nber.org/papers/w34388
Nota importante
Gli studi al punto 10 (India) e 11 (Florida) sono working paper: al momento della loro citazione da parte di Thompson non avevano ancora superato il processo di peer review. I risultati sono pertanto da considerarsi preliminari e suscettibili di revisione.

