E se la lettura non fosse morta?
(Immagine generata con Google Gemini)
Taryn Parker-Holmes, scrittrice e saggista, ha pubblicato su Medium un articolo intrigante. Parte da una domanda semplice: quando qualcuno dice “nessuno legge più”, cosa sta descrivendo esattamente? Un dato di fatto sulla cultura contemporanea, o il proprio contesto sociale, la propria famiglia, gli amici, le persone che incontra ogni giorno?
Esiste un termine psicologico per questo tipo di distorsione percettiva. Si chiamaeffetto del falso consenso: se non fai una cosa, tendi a credere che quasi nessuno la faccia. Se invece la fai, presumi che sia un comportamento diffuso. Chi non legge e dichiara che la lettura è morta potrebbe dire la verità, basandosi sulla propria esperienza, perché davvero non vede libri nelle mani di chi conosce, non sente parlare di romanzi a tavola, non ha librerie in casa. Ma questo non è un campione rappresentativo della popolazione.
Parker-Holmes ci ricorda anche che su Medium esisteuna comunità dedicata ai libricon 112mila iscritti.
Fonte: Taryn Parker-Holmes su Mediumhttps://medium.com/@TarynParker-Holmes/the-reading-crisis-has-nothing-to-do-with-screen-time-6ad4fe24191b
La prosa perfetta è un segnale d’allarme
Per noi, che per mestiere usiamo le parole, questi due articoli di Gabriel Isaac sono particolarmente interessanti.
Il primo articolo, Isaac, si concentra su questo aspetto: chi usa l’intelligenza artificiale per scrivere, non si accorge che ha davanti un enorme problema. Quale? Che l’IA scrive troppo bene ma nel senso sbagliato. Diversi studi citati da Isaac mostrano che i testi prodotti con assistenza dell’IA tendono all’omogeneizzazione, mentre quelli umani conservano una pluralità di registri, di ritmo, di punti di vista.
Qualcuno, per scoprire se un testo è stato generato con l’intelligenza artificiale, usa degli strumenti. Che possono anche essere utili, ma non sono ancora perfetti e quindi si rischiano falsi positivi.
Il punto, però, è un altro: Anche se i lettori non riuscissero a dimostrare che un testo è stato generato con intelligenza artificiale, ne percepiscono comunque la mancanza di vitalità. Isaac parla dell’odore lasciato dall’intelligenza artificiale in quelle parole.
Nel secondo articolo ci propone una strada concreta. Il problema, scrive, non è tanto lo strumento: è il modo in cui lo usiamo. La maggior parte delle persone apre ChatGPT e scrive “migliora questo”. Dopo pochi secondi, il testo torna migliorato, ma è anche più piatto. La grammatica è corretta, il ritmo c’è, ma la vitalità, ci dice Isaac, è svanita. Questo accade perché invece che analizzare il testo prima e capire cosa non funziona, dando nel caso le indicazioni all’intelligenza artificiale, chiediamo direttamente a lei di riscriverlo.
Questo articolo non dice se sia giusto o sbagliato utilizzare l’intelligenza artificiale, propone a chi la usa una soluzione per migliorare la scrittura. Come? Usate l’IA per fare domande, mappare la struttura del testo, individuare gli eventuali punti deboli,non per impersonare chi scrive.
La distinzione che Isaac propone è semplice ma decisiva: l’IA come editor e partner di riflessione, non come scorciatoia. È esattamente la differenza tra uno strumento che affina il pensiero e uno che lo sostituisce.
Fonte: Gabriel Isaac su Medium
Articolo 1https://medium.com/write-a-catalyst/your-writing-has-ai-breath-heres-how-to-smell-it-and-scrub-it-out-2bcd3c866875
Articolo 2https://medium.com/@twofourplan/85faef7dae49
Iran e la guerra dell’informazione con l’IA
Facta, progetto indipendente che si occupa di disinformazione, ha pubblicato un’analisi su come l’Iran stia cercando di usare l’intelligenza artificiale nella guerra dell’informazione. È un terreno che merita attenzione: non tanto per la sofisticazione degli strumenti impiegati, quanto per la sistematicità dell’approccio. La disinformazione assistita dall’IA non è necessariamente più convincente, ma può essere prodotta in volumi e velocità che rendono difficile qualsiasi risposta tempestiva.
Fonte: Facta https://www.facta.news/articoli/iran-prova-vincere-guerra-informazione-intelligenza-artificiale
Perché le immagini IA continuano a sbagliare le parole
Perché i modelli di generazione di immagini continuano a sbagliare i testi all’interno delle immagini che producono? Il motivo è strutturale. Questi modelli non “capiscono” il linguaggio nel senso in cui lo intendiamo noi, ma lo trattano come un pattern visivo. È un limite che ricorda quanto sia ancora grande la distanza tra ciò che l’IA sa fare e ciò che noi chiamiamo comprensione.
Fonte: UX Designhttps://uxdesign.cc/lost-for-words-why-text-in-ai-images-still-goes-wrong-b5232c39bd11
Chi usa davvero l’IA in Italia
Quasi 15 milioni di italiani tra i 18 e i 74 anni hanno usato almeno una delle principali app di intelligenza artificiale. Stiamo parlando del 35% della popolazione online in quella fascia d’età. Un anno prima erano poco più di 5 milioni.
L’ha scopertoche sul suo sitoVincos.itha pubblicato una luinga analisi.
Non certo per colpa di Vincenzo Cosenza, ma dei tempi che occorrono alla raccolta di questi dati, il rapporto si ferma a dicembre 2025, quindi non registra la performance di Claude avvenuta nei primi mesi del 2026 e la mini crisi che sembra aver colpito ChatGPT.
Fonte: Vincenzo Cosenza su Vincos.ithttps://vincos.it/2026/03/20/app-ia-usate-italiani-2025/
Il governo britannico e il passo indietro sul copyright
Il governo britannico ha fatto marcia indietro sul piano di allentare le norme sul copyright a favore delle aziende di intelligenza artificiale. È una notizia importante per chi lavora nell’informazione: significa che la pressione dell’industria editoriale e creativa ha prodotto un risultato concreto, almeno nel breve periodo. La partita, però, è tutt’altro che chiusa.
Fonte: Press Gazette https://pressgazette.co.uk/news/uk-government-backs-down-on-plan-to-water-down-copyright-in-favour-of-ai-firms/



