Secondo numero diCose utili. Il leitmotiv di questa puntata è come funziona l’informazione oggi.
Sull’ospitata di Giorgia Meloni, nel podcast di Fedez, hanno scritto in tanti. Tre cose personalmente mi hanno colpito.
La prima è che la scelta della Premier di rilasciare l’intervista non a un media tradizionale ma in un podcast “che piace ai giovani”, non dimostra tanto la forza di Fedez, ma quanto avesse paura di perdere il referendum.
La seconda è che sia Fedez sia chi ha commentato sui social, la vicenda hanno dimostrato il livore che hanno verso i media tradizionali e, in generale, verso i giornalisti. Un dato perfettamente in linea con le indagini che hanno analizzato il sempre più scarso livello di fiducia delle persone verso i giornali e i giornalisti. Troppi però hanno dimenticato che, in diverse sue uscite come ospite in podcast di altri conduttori, Fedez aveva già raccontato della sua intenzione di arrivare a distruggere i giornali. All’inizio, dichiaratamente per vendicarsi di come avevano trattato Chiara Ferragni col caso Pandoro, poi per un livore personale (ricordate la furiosa litigata con Travaglio dopo che il direttore del Fatto Quotidiano è stato ospite di Fedez?).
La terza cosa che mi ha colpito è la lucidità con la quale Andrea Secchi su Italia Oggi ha commentato la vicenda spiegando a giornali e giornalisti «cosa hanno Fedez e Joe Rogan che non puoi copiare (e cosa sì)».
Fedez, Meloni e la lezione che i giornali non vogliono sentire
Chessidice nel mondo dei media— la newsletter di Andrea Secchi per Italia Oggi — dedica l’uscita di questa settimana ai podcast. Il punto di partenza è l’intervista di Giorgia Meloni a Fedez e Mr. Marra, a pochi giorni dal referendum sulla giustizia. La domanda che Secchi pone è quella giusta: perché ce l’hanno fatta loro e non una testata tradizionale? La risposta non è “perché hanno più follower”, ma perché hanno una voce riconoscibile che il pubblico aspetta. Il pezzo analizza cosa i media possono imparare dai creator senza smettere di essere giornalismo — e dove, invece, i creator non arrivano. Vale la lettura fino in fondo. →Leggi su Chessidice
Tutto il caso Epstein in un unico database ricercabile con 2 milioni di documenti
Epstein Exposed è un progetto di interesse pubblico costruito da una sola persona: oltre 2 milioni di documenti, 1.500 profili, 3.600 registri di volo, quasi 2 milioni di email. Tutto indicizzato e ricercabile. Non è un sito di gossip: è uno strumento per giornalisti, ricercatori e chiunque voglia lavorare sui documenti originali invece che sulle sintesi. Il costo di gestione è circa 8.900 dollari al mese, sostenuto da donazioni. Un esempio di cosa può fare una persona sola con le tecnologie giuste e una missione chiara. →Esplora il database
Quattro cose su Yahoo News che dovresti sapere
Il Nieman Lab ha pubblicato un ritratto aggiornato di Yahoo News: 180 milioni di visitatori unici al mese, costantemente tra i primi siti di news negli Stati Uniti. La chiave del suo successo non è il giornalismo, ma le abitudini: email, finanza, sport, giochi quotidiani. Yahoo ha acquisito l’app Artifact — nata da ex fondatori di Instagram — e l’ha trasformata nel proprio motore di discovery. Ha lanciato Yahoo Scout, un motore di ricerca AI che, a differenza di altri, manda traffico verso le fonti originali invece di tenerlo per sé. Interessante da seguire per chi lavora sul rapporto tra piattaforme e publisher. →Leggi su Nieman Lab
I dati del terremoto 2016 finalmente (quasi tutti) liberi
La campagnaracconta proprio qui su Substack come, tramite una richiesta FOIA al Commissario straordinario per il sisma del Centro Italia, sono riusciti a ottenere i dati aggiornati sulla ricostruzione pubblica: 3.542 interventi, 12.847 codici gara, copertura dell’87% degli appalti. I dati non includevano i CIG — indispensabili per tracciare chi ha vinto i contratti — e allora li hanno ricavati loro incrociando fonti pubbliche. Tutto pubblicato su GitHub e Google Sheet, liberamente scaricabile. Un modello di giornalismo dei dati civico che in Italia ancora non ha molti imitatori. →Leggi su Substack




