#8 La tutela dei minori, la Luna su Google Maps e un tool per scoprire cosa accade in Iran

by Luigi "Gigio" Rancilio

Social. Tutela dei minori e libertà di espressione: si può avere entrambe?

Casey Newton di Platformer affronta una delle domande più difficili del momento: è possibile proteggere i minori sui social media senza mettere a rischio la libertà di espressione di tutti gli altri? La domanda è diventata urgente dopo le recenti sentenze nei tribunali americani contro Meta e YouTube, dove le giurie hanno stabilito che le piattaforme sono responsabili non per i contenuti pubblicati dagli utenti, ma per le scelte di design delle app, aggirando così le storiche protezioni della Section 230. Secondo Newton, la risposta è sì: si può regolare il design delle piattaforme senza toccare i contenuti, ma la strada è stretta e i rischi collaterali sono reali. Vale la pena di leggere ciò che scrive.

Fonte:https://www.platformer.news/social-media-trials-230-content-design/

Questi sono i tipi di tweet di notizie che danno i migliori risultati

Molti di noi se ne erano già accorti: su X, i link penalizzano chi fa informazione. È la conclusione di un’analisi condotta da Laura Hazard Owen, che ha usato Claude per raccogliere i 200 tweet più recenti di 18 testate diverse e misurarne il tasso di engagement (like, commenti, retweet). Purtroppo lo studio è stato inserito nella newsletter di Neiman Lab e, per ora, non rimanda a un articolo con un link.

I link fanno male all’engagement
Alcuni esempi.
Il New York Times include link nell’88% dei suoi tweet, ha 53 milioni di follower e ottiene un tasso di engagement praticamente zero. Stesso risultato per CNN. Account come GlobeEyeNews e LeadingReport, che non inseriscono quasi mai link, raggiungono invece tassi dello 0,95% e dello 0,45%. Non sono numeri altissimi in assoluto, ma nel confronto fanno la differenza.

Le Breaking news funzionano sempre
I tweet che iniziano con “Breaking” o “Breaking News:” ottengono sistematicamente più interazioni. Per il New York Times, questi tweet raggiungono in media 3.232 engagement, quattro volte la media generale. Lo stesso schema si riscontra per AP, Washington Post e Wall Street Journal.

Le citazioni dirette di Trump premiano Fox News
I tweet più performanti di Fox News erano citazioni dirette del presidente, senza commento editoriale. Il messaggio di Trump per Pasqua è risultato il tweet con il maggior engagement nell’intero campione analizzato.

L’attribuzione penalizza (almeno su certi account)
Il dato che colpisce di più riguarda GlobeEyeNews: i suoi tweet senza attribuzione della fonte ottengono quasi il doppio dell’engagement rispetto a quelli che citano le fonti. In altre parole, le notizie non verificate e non attribuite performano meglio di quelle citate correttamente. Un incentivo strutturale alla disinformazione, incorporato direttamente nella piattaforma.

Il New York Times e la scommessa sulle competenze umane

Ben Thompson di Stratechery ha pubblicato una lunga intervista con Meredith Kopit Levien, CEO del New York Times Company, che vale la pena leggere con attenzione. Levien descrive la strategia del Times come un tentativo di costruire un abbonamento “indispensabile” per le persone curiose, fatto di tre elementi: il miglior giornalismo d’inchiesta del mondo, prodotti lifestyle di punta (giochi, cucina, sport, shopping), e un’esperienza interconnessa che li tenga insieme in un unico ecosistema. La chiave, ripete più volte, è una sola parola: “senza compromessi”.

La risposta del Times all’IA è: non rifiutarla, ma usarla per lavorare meglio, difendendo al tempo stesso il valore di ciò che solo le persone sanno fare. I 25.000 ricette del database Times? Tutte testate e assaggiate da esseri umani. I puzzle? Costruiti e curati uno per uno.

Insomma, informazione e servizi realizzati da esseri umani con competenze specifiche, senza compromessi editoriali.

Fonte:https://stratechery.com/2026/an-interview-with-new-york-times-ceo-meredith-kopit-levien-about-betting-on-humans-with-expertise/

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Artemis II: serve davvero andare sulla Luna quando è già tutta mappata su Google maps?

La missione Artemis II della NASA ha inviato a Terra le prime immagini ad alta risoluzione scattate direttamente dagli astronauti, grazie a un collegamento laser stabilito dopo il passaggio dietro la faccia nascosta della Luna. Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen hanno usato fotocamere Nikon e iPhone per documentare il paesaggio attraverso i finestrini della navicella Orion, chiamata Integrity.

Ars Technica si chiede, provocatoriamente, se Artemis II ci abbia davvero detto qualcosa di nuovo sulla Luna, già tutta mappata suGoogle Maps. La risposta è, ovviamente, sì, ma è una bella domanda da tenere in mente.

Fonte:https://arstechnica.com/space/2026/04/the-moon-is-already-on-google-maps-did-artemis-ii-really-tell-us-anything-new/

Su YouTube potrai creare un avatar di te stesso

YouTube ha lanciato una nuova funzionalità per Shorts che permette ai creator di generare un avatar fotorealistico di sé stessi, con le proprie sembianze e la propria voce, usando una breve registrazione “selfie dal vivo”. La tecnologia è quella di Veo, il modello video di Google. L’annuncio era atteso: YouTube aveva anticipato la funzionalità all’inizio dell’anno. Sarà interessante vedere come viene usata, e soprattutto come incide sulla percezione di autenticità dei contenuti.

Fonte:https://9to5google.com/2026/04/08/youtube-shorts-ai-avatar/

La newsletter come motore di abbonamenti: il caso Telegraph

La newsletter quotidiana “From the Editor” del Telegraph britannico è diventata, a un anno dal lancio, la principale fonte di nuovi abbonati paganti del giornale. Il direttore esecutivo Christopher Williams ha spiegato a Press Gazette che decine di migliaia di nuovi iscritti si sono abbonati nell’ultimo anno passando proprio dalla newsletter, letta oggi da oltre 850.000 persone al giorno. Il meccanismo è semplice ma efficace: chi si registra gratuitamente al sito viene iscritto automaticamente alla newsletter, la legge per qualche settimana, e poi, nella maggior parte dei casi, si abbona. Il tono è colloquiale e diretto, quasi intimo, e si concentra su contenuti che funzionano in questo formato: scoop, storie di salute e lifestyle, approfondimenti. Il Telegraph ha già 31 newsletter attive, con tre nuovi lanci solo nelle ultime settimane. La monetizzazione diretta della newsletter è ancora in fase di studio, ma il modello di conversione parla da solo.

Fonte:https://pressgazette.co.uk/newsletters/daily-newsletter-is-telegraphs-biggest-source-of-subscribers-one-year-after-launch/

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Tool della settimana: Iran Monitor. Come sapere in tempo reale cosa accade in Iran

Quando in Iran internet viene bloccato, le notizie smettono di circolare. I social vengono bloccati, le chiamate si interrompono, i giornalisti locali non riescono a trasmettere. In quei momenti, capire cosa sta succedendo davvero nel paese diventa davvero difficile. È per rispondere a questo problema che è nataIranMonitor, una piattaforma gratuita di monitoraggio in tempo reale costruita da volontari della diaspora iraniana.

Il progetto è esplicitamente indipendente: nessuna affiliazione politica, nessun finanziamento governativo o istituzionale. Dietro ci sono ingegneri, designer e giornalisti che lavorano su base volontaria e coprono di tasca propria i costi di gestione, circa duemila dollari al mese. La missione dichiarata è semplice: fornire informazioni accurate sull’Iran con meno rumore e più chiarezza, tanto agli iraniani quanto a chi osserva dall’esterno.

Cosa monitora e come
IranMonitor aggrega dati provenienti da fonti molto diverse tra loro, selezionati secondo un criterio preciso: non tutto ciò che esiste, ma ciò che è utile per capire la situazione reale del paese.

Il cuore dello strumento è il monitoraggio della connettività internet. La piattaforma integra i dati di tre organizzazioni specializzate: IODA, OONI e Cloudflare Radar. Queste fonti misurano in tempo reale il traffico dati da e verso l’Iran, rilevando cali anomali che possono segnalare interruzioni intenzionali da parte del governo. Durante i blackout del 2025 e del 2026, per esempio, questi strumenti hanno registrato crolli del traffico fino al 97 per cento rispetto ai livelli normali, diventando la prima conferma tecnica di ciò che stava accadendo nel paese. Monitorare la connettività Internet significa, in pratica, avere un sensore sul grado di libertà di informazione in un dato momento.

Accanto a questo, la dashboard include il tracciamento dei voli nello spazio aereo iraniano tramite AirNav Radar e il monitoraggio del traffico marittimo nel Golfo Persico tramite MarineTraffic. Entrambi sono indicatori utili nei momenti di crisi: movimenti insoliti di aerei militari o di navi in zone strategiche possono anticipare o confermare sviluppi sul campo.

La piattaforma aggrega anche feed di notizie in più lingue, post da account selezionati su X e canali Telegram, e dati geolocalizzati sugli eventi di conflitto. Su quest’ultimo punto, la differenza rispetto ad altre dashboard generaliste è nella cura della selezione: chi gestisce IranMonitor ha competenza diretta sul contesto iraniano e sceglie le fonti in base alla loro affidabilità, non per completezza enciclopedica.

Un archivio, non solo un pannello di controllo

IranMonitor non è solo una finestra sul presente. Il sito include anche un archivio delle vittime delle repressioni, con nomi, storie e circostanze delle morti documentate. È una scelta editoriale precisa: costruire una memoria verificabile degli eventi, non limitarsi a mostrare dati in tempo reale.

C’è anche una sezione dedicata alla mappatura delle manifestazioni di solidarietà nel mondo, per aiutare la diaspora a organizzarsi, e una raccolta di petizioni e azioni concrete da compiere dall’esterno.

Perché è diversa dalle altre
Quello che distingue IranMonitor dalla maggior parte delle dashboard di monitoraggio non è la quantità di dati, ma la qualità della prospettiva. Come ha scrittoCraig Silvermannella sua analisi di 38 strumenti simili, le dashboard più utili sono quelle costruite da esperti con competenza reale su un’area specifica. IranMonitor ne è l’esempio più chiaro: chi la gestisce conosce il paese, conosce le fonti, sa riconoscere la propaganda di stato e sa cosa vale la pena monitorare in un momento di crisi.
Per un giornalista che segue l’Iran, o più in generale chiunque voglia capire cosa succede nel paese senza affidarsi a fonti unilaterali, è uno strumento da aggiungere ai segnalibri.

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