#7 I consigli di Hemingway, l’azienda che fattura 1 miliardo con una persona e il giornalismo sotto attacco

by Luigi "Gigio" Rancilio

I consigli di scrittura di Hemingway anche per i giornalisti

(Le immagini sono create con l’IA)

Probabilmente te lo ricordi, ma credo che valga la pena dare un’occhiata anche oggi al famoso articolo che Ernest Hemingway scrisse per la rivistaEsquire, con i suoi preziosi consigli di scrittura. Tanto più che molti di questi consigli vanno benissimo anche per i giornalisti.
La storia dietro questo articolo è interessante.

Arnold Samuelson era un avventuroso ventenne, nato nel North Dakota da genitori immigrati norvegesi. Aveva completato il percorso di studi in giornalismo all’Università del Minnesota, ma si era rifiutato di pagare i cinque dollari per il diploma. Nel marzo del 1934 stava rileggendo Esquire quando si imbatté in un racconto di Hemingway intitolato “One Trip Across”, che sarebbe poi confluito nel romanzo To Have and Have Not. Ne fu così colpito che decise di percorrere tremila chilometri per andare a trovare l’autore e chiedergli consiglio sulla scrittura.

Hemingway lo assunse come mozzo sulla sua nuova barca da pesca.

Dopo 110 giorni di domande sulla scrittura, Hemingway decise di raccogliere i suoi consigli in un articolo.

Ne ho estratti alcuni che credo siano preziosi ancora oggi per noi giornalisti e comunicatori.

La scrittura vera è scrittura onesta

La buona scrittura è scrittura vera. Se uno continua a scrivere di cose che non conosce, prima o poi si ritrova a falsificare. E dopo che ha falsificato alcune volte, non riesce più a scrivere onestamente.

Il tuo obiettivo è trasferire l’esperienza al lettore

Dopo che impari a scrivere, il tuo unico obiettivo è trasmettere tutto al lettore: ogni sensazione, ogni vista, ogni emozione, ogni luogo. Per farlo devi lavorare su quello che hai scritto. Il giornalismo non è registrazione meccanica: è trasmissione di realtà.

Osserva e ricorda con precisione.Hemingway consiglia di guardare con attenzione ciò che accade, identificare esattamente quale azione o dettaglio ha suscitato un’emozione, poi scriverlo in modo che anche il lettore veda la stessa scena e provi la stessa emozione.Per un giornalista è il cuore del reportage: non basta “essere lì”, bisogna sapere cosa guardare e conservarlo intatto nella memoria o negli appunti.

Entra nella testa degli altri, senza giudicare.Hemingway distingue nettamente tra il modo di stare al mondo come uomo, che richiede decisioni e giudizi, e quello come scrittore, che invece richiede comprensione, non giudizio. Se due persone litigano, il compito dello scrittore è comprendere il punto di vista di entrambe.Per il giornalismo è un principio fondamentale: l’empatia cognitiva nei confronti delle fonti, anche di quelle con cui si è in disaccordo, è alla base di un racconto onesto.

Ascolta davvero, senza pensare a cosa rispondere.Hemingway osserva che la maggior parte delle persone non ascolta mai veramente e invita invece ad ascoltare in modo completo, senza prepararsi mentalmente la risposta mentre l’altro sta ancora parlando.È uno dei vizi più comuni nelle interviste: il giornalista che ascolta con metà attenzione, perché con l’altra metà sta già formulando la domanda successiva.

Pensa sempre agli altri.L’invito finale di Hemingway è tanto semplice quanto radicale: pensa sempre alle altre persone.Metti al centro le storie delle persone, non la tua voce né il tuo punto di vista.

Il testo originale dell’articolo è disponibile qui:dianedrake.com

L’AP taglia e cambia rotta: “non siamo un’azienda di giornali”

Per 180 anni, fin dalla sua fondazione nel 1846 da parte di cinque giornali newyorkesi per condividere i costi della copertura della guerra messico-americana, i giornali sono stati al centro del modello dell’Associated Press. Il 6 aprile l’AP ha annunciato che questo sta cambiando: ha offerto l’uscita volontaria a un numero non precisato di giornalisti negli Stati Uniti, nell’ambito di uno spostamento verso il giornalismo visivo e verso nuove fonti di ricavo, in particolare, accordi con le aziende tecnologiche che investono nell’intelligenza artificiale.

“Non siamo un’azienda di giornali e non lo siamo da un bel po’”, ha detto Julie Pace, direttrice esecutiva dell’AP. I grandi quotidiani, che un tempo rappresentavano la maggior parte delle entrate, oggi valgono solo il 10% del fatturato. Una quota scesa del 25% negli ultimi quattro anni, anche perché Gannett e McClatchy, due dei più grandi gruppi editoriali americani, nel 2024 hanno smesso di pubblicare i contenuti del servizio AP.

Negli ultimi anni l’AP ha stretto accordi con Google e OpenAI per compensare il calo. Il sindacato dei giornalisti dell’AP ha fatto sapere che 120 persone hanno ricevuto l’offerta di uscita, e ha criticato la direzione per aver ignorato la richiesta di trattare sul tema dell’intelligenza artificiale. “L’AP continua a liberarsi del personale esperto e a corteggiare l’intelligenza artificiale”, ha scritto il sindacato, “ignorando l’opportunità di distinguere i propri articoli come prodotti creati da giornalisti umani.”

L’articolo suNieman Lab

Insegnanti e schermi. Un’esperienza che fa riflettere

Dylan Kane insegna matematica in una scuola media in Colorado. Per oltre un decennio è stato uno dei primi ad abbracciare la tecnologia in classe: trascinava carrelli di computer portatili nei corridoi, costruiva siti web per le sue lezioni, installava software per impedire ai ragazzi di distrarsi. A gennaio ha tolto tutti i dispositivi. Nel giro di poche settimane ha capito quanto lo stessero frenando lui e i suoi studenti.

Il problema non era la mancanza di buoni strumenti. Kane usava anche i migliori, dotati di funzioni che gli permettevano di bloccare a distanza gli schermi degli studenti per richiamare la loro attenzione. Ma si era accorto di qualcosa: “C’è una forza gravitazionale che gli schermi esercitano sull’attenzione degli studenti. Aspettano che lo schermo si riattivi, aspettano che li risucchi di nuovo.”

Senza dispositivi, Kane ha scoperto che gli studenti prestavano più attenzione, era più facile conoscerli e rispondere ai loro bisogni reali. Ha anche sostituito i compiti digitali a fine lezione con carta e penna: il tasso di completamento tra gli studenti meno motivati è salito dal 45 al 62 per cento. La sua ipotesi è che scrivere a mano rallenti il pensiero e lo renda visibile, aiutando a superare i passaggi più difficili.

Kane non chiede di fare un falò dei computer portatili. Crede ancora che la tecnologia abbia valore per gli studenti motivati e autonomi, e pensa di usare gli schermi ogni tanto, forse una volta al mese, per compiti specifici. Quello che mette in discussione è l’assunzione prevalente secondo cui la tecnologia sia comunque un valore in classe. “Le aule sono spazi sociali e imprese collettive”, spiega. Gli schermi “tendono a distrarci e a dividerci.”

L’articolo è suThe Atlantic

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L’azienda da un miliardo di dollari fatta da una persona sola

Matthew Gallagher ha lanciato Medvi, una startup di telemedicina, da casa sua a Los Angeles nel settembre del 2024 con ventimila dollari e nessun dipendente, usando più di una dozzina di strumenti di intelligenza artificiale. Nel primo anno completo ha registrato 401 milioni di dollari di vendite, 250.000 clienti e un margine netto del 16,2%. L’azienda punta a 1,8 miliardi di ricavi nel 2026. L’unica assunzione è stata il fratello. È la concretizzazione di una previsione che circolava da tempo nella Silicon Valley: Sam Altman aveva già detto nel 2024 che la prima azienda da un miliardo gestita da una sola persona era solo questione di tempo.

L’articolo lo trovi quiPYMNTS

I padroni della tecnologia e la fine del giornalismo indipendente

, la giornalista investigativa che ha portato alla luce lo scandalo Facebook/Cambridge Analytica, analizza sul suo Substack la progressiva acquisizione dei grandi media da parte di alleati di Trump e della Silicon Valley. Il Washington Post svuotato da Jeff Bezos, CBS e TikTok nelle mani degli Ellison, il Telegraph acquistato da Axel Springer, il cui proprietario è vicino a Peter Thiel. E la BBC che nomina direttore generale un ex manager di Google. “Questa è tech capture”, scrive Cadwalladr. “È un copione che abbiamo visto ripetersi.”

L’articolo suSubstack

Se l’AI automatizza il nulla

Al forum di Davos di gennaio, Dario Amodei, il CEO di Anthropic, ha previsto che in pochi anni metà dei lavori impiegatizi sarà sostituita dall’intelligenza artificiale. Mirko Canevaro su MicroMega prende questa previsione sul serio, ma la ribalta: il problema non è che l’AI sia onnipotente, ma che l’economia occidentale si sia riformata negli ultimi quarant’anni proprio attorno a quei compiti che anche una tecnologia limitata è già in grado di replicare. Compilare moduli, spuntare caselle, produrre documentazione che nessuno leggerà mai.

La triste ironia, scrive Canevaro, è questa: i lavoratori che perderanno il posto non lo perderanno perché l’AI è una superintelligenza capace di sostituire il pensiero umano, ma perché il loro lavoro era già inutile. La domanda che dovremmo porci non è se l’AI possa sostituire il lavoro umano, ma perché abbiamo costruito un’economia in cui gran parte della forza lavoro è impiegata a svolgere attività di cui nessuno ha bisogno.

L’articolo suMicroMega

Il tool della settimana: NotebookLM

NotebookLM è uno strumento che merita attenzione proprio perché è pensato per chi lavora con grandi quantità di testo, esattamente la condizione quotidiana di un giornalista.

Cos’è in sostanza

È un assistente AI che non risponde attingendo alla sua conoscenza generale, ma esclusivamente dai documenti che gli fornisci tu. Questo lo rende diverso da un chatbot generico: le sue risposte sono ancorate alle tue fonti e le cita. Il rischio di allucinazioni si riduce drasticamente rispetto a un modello utilizzato in assenza di contesto.

Cosa ci puoi caricare

PDF, documenti Word, testi incollati, link a pagine web, video YouTube, file audio. Puoi costruire un “notebook” tematico: per esempio, tutti i documenti relativi a un’inchiesta, le trascrizioni di una serie di interviste, gli atti di un processo, i bilanci di un’azienda.

Usi concreti per un giornalista

Puoi interrogare il materiale in linguaggio naturale: “Ci sono contraddizioni tra la dichiarazione di marzo e quella di settembre? “Chi viene citato più spesso in relazione a questa decisione?”, “Riassumimi i punti chiave di questo rapporto di 200 pagine”. Puoi anche chiedergli di generare una bozza di domande per un’intervista basata sui documenti che hai caricato.

La funzione Audio Overview

È la più discussa: NotebookLM genera un podcast sintetico di circa dieci minuti in cui due voci simulate discutono i contenuti del tuo notebook. Non è uno strumento editoriale, ma può essere utile per avere una prima panoramica di un corpus di documenti mentre svolgi altre attività.

I limiti da tenere presenti

La qualità dell’output dipende interamente dalla qualità dei documenti caricati. Non verifica le fonti per te: se carichi un documento falso, lavora su quello. E le risposte in italiano sono meno precise di quelle in inglese, anche se la situazione è migliorata molto nell’ultimo anno.

Il punto di fondo

NotebookLM non scrive al posto tuo né sostituisce il giudizio giornalistico. Quello che fa è ridurre il tempo che passi a sfogliare materiale per trovare il dettaglio che ti serve, lasciandoti più spazio per il lavoro che conta: capire, connettere, scrivere.

Lo trovi quihttps://notebooklm.google.com/

Grazie di cuore per aver letto fino a qui. Se vuoi aiutarmi a far circolare i contenuti di questo numero, condividili utilizzando il bottone sotto

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