Come trovare lo strumento giusto per fare verifiche e inchieste giornalistiche

by Luigi "Gigio" Rancilio

Fino ad oggi, per trovare lo strumento giusto per fare verifiche giornalistiche o addirittura inchieste, la strada era una sola. Se conoscevi già lo strumento, andavi dritto e filato all’obiettivo, ma se non sapevi dove e cosa cercare, erano guai seri
Per esempio, volevi verificare il proprietario di un dominio o risalire all’origine di un video, e dopo venti minuti ti ritrovavi con un sacco di schede aperte e la sensazione di non capirci nulla.

Il problema, infatti, in queste cose non è la mancanza di strumenti. È esattamente il contrario. Ce ne sono tanti, forse troppi.
Nel corso degli anni, il mondo dell’OSINT, cioè delle tecniche di ricerca da fonti aperte, ha prodotto un ecosistema ricchissimo. C’è davvero di tutto. Il guaio è che orientarsi tra tutto questo richiede già una competenza che, nella maggior parte dei casi, stai (sto, stiamo) ancora cercando di costruire.

Per capirci, soltantoIndicatorha classificato 7,500 strumenti

Ora abbiamo OSINT Navigator uno strumento che ci aiuta davvero

OSINT Navigator, presentato oggi, 13 aprile 2026, da Craig Silverman e Tom Vaillant sulla piattaforma Indicator, ci aiuta a trovare quello che ci serve tra i 7.500 strumenti già catalogati, raccolti da nove toolkit indipendenti tra i più citati nel settore (Bellingcat, osintframework.com, Digital Digging, l’OSINT Handbook, e altri).

Il punto di partenza non è una categoria o un menu a tendina. È una domanda normale, scritta come la faresti a un collega. “Come trovo il proprietario di un sito web?” oppure “Come faccio ricerche su un video di YouTube?”. Navigator usa un modello linguistico per cercare nel database e restituisce un elenco di strumenti pertinenti, con l’indicazione dei toolkit da cui provengono. Mostra anche link alle newsletter di approfondimento e, spesso, risposte già inviate da altri ricercatori della community, classificate per utilità.

La differenza rispetto al cercare da soli è enorme, soprattutto quando non sai bene da dove partire.

Come si usa, e quando vale davvero la pena aprirlo

Come si usa. Si va sunavigator.indicator.media. Non serve registrarsi per iniziare: gli utenti liberi hanno dieci ricerche gratuite al giorno, il che è sufficiente per capire se lo strumento fa al caso proprio.

Si digita la domanda nella barra di ricerca, si preme Invio. Qui vale la pena soffermarci su un dettaglio che sembra banale ma non lo è: la domanda va scritta come la faresti a un collega, non come una stringa di ricerca su Google. Non “whois lookup tool”, ma “come trovo il proprietario di un dominio”. La differenza nel tipo di risultati che ottieni – dicono i creatori – è notevole.

Navigator restituisce un elenco di strumenti pertinenti, ciascuno con l’indicazione del toolkit da cui proviene. Vedi, insomma, non solo cosa usare, ma anche chi lo ha raccomandato. A volte compare anche una risposta già formulata da un ricercatore della community, classificata in base ai voti ricevuti. Se la trovi incompleta o migliorabile, puoi valutarla e inviarne una tua: in cambio ricevi due crediti aggiuntivi. È un meccanismo che mantiene vivo il database nel tempo e che, a differenza di molti strumenti simili, dà l’impressione che dietro ci siano persone reali e non solo algoritmi.

In quali situazioni concrete uno strumento del genere fa davvero la differenza?

Prova a elencartene alcune. La prima, e forse la più frequente, è la verifica di un account sui social media. Hai un profilo che sospetti essere falso, creato di recente, con un’identità difficile da collocare. Non sai da dove cominciare. Una domanda come “come verifico l’autenticità di un account Twitter” ti restituisce in pochi secondi una serie di strumenti specifici che probabilmente non conoscevi, con indicazioni su cosa cercare e come interpretare i risultati.

La seconda riguarda le immagini. È uno dei campi in cui l’OSINT ha prodotto strumenti raffinati, ma anche uno di quelli in cui chi non ci lavora abitualmente tende a fermarsi alla ricerca inversa su Google Images. Chiedere a Navigator “come verifico dov’è stata scattata una foto?” o “come risalgo all’origine di un’immagine?” apre a strumenti molto più precisi, capaci di analizzare i metadati, confrontare lo sfondo con mappe satellitari, identificare dettagli architettonici o geografici.

La terza situazione riguarda le aziende e le persone giuridiche. Chi ha fondato questa società? Chi ne è l’effettivo proprietario? I registri delle imprese esistono in quasi tutti i paesi, ma trovarli, capire come consultarli e sapere quali strumenti li aggregano è tutt’altra cosa. Una domanda su Navigator, in questo senso, restituisce risorse che coprono decine di giurisdizioni diverse, con indicazioni su dove cercare in base al paese di riferimento.

Il quarto caso riguarda i video. Un filmato circola sui social, si dice che mostri qualcosa accaduto in un certo luogo in un certo momento. Come si verifica? La geolocalizzazione di un video è una delle tecniche più complesse dell’OSINT, e gli strumenti disponibili sono numerosi e molto diversi tra loro. Navigator aiuta a capire quale approccio adottare in base al tipo di contenuto: un video di guerra richiede competenze diverse rispetto a un filmato girato in una città europea.

Il quinto caso riguarda i domini e i siti web. Chi c’è dietro un sito? Da quando esiste? Ha cambiato intestatario nel tempo? Ci sono altri siti registrati con la stessa identità? Sono domande che ricorrono spesso nel giornalismo investigativo e nella verifica delle fonti online, e Navigator offre strumenti specifici per ciascuna di queste sottodomande, distinguendo tra ricerche WHOIS, archivi storici, analisi dei certificati SSL e molto altro.

Per chi vuole andare più a fondo

Le dieci ricerche gratuite sono sufficienti per farsi un’idea. Ma chi usa questi strumenti con una certa regolarità, o lavora su indagini che richiedono ricerche più intensive, troverà utile sapere cosa offre il livello successivo.

Gli abbonati a Indicator ottengono cinquanta query al giorno e l’accesso a due funzionalità aggiuntive, raggiungibili dal pulsante “Agenti” sotto la barra di ricerca. La prima è un’API: chiunque gestisca flussi di lavoro semi-automatizzati può interrogare Navigator dall’esterno, integrando i risultati in altri sistemi. La seconda è una connessione che permette di collegare Navigator direttamente a strumenti come Claude Code o OpenAI Codex. Significa, in pratica, che puoi fare una domanda OSINT all’interno di un agente AI senza uscire dall’ambiente in cui stai lavorando. Per chi ha già adottato questi strumenti nel proprio flusso quotidiano, è un’integrazione che fa risparmiare passaggi.

C’è poi una terza opzione che merita una menzione a parte, non per la sua complessità tecnica ma per ciò che rappresenta. Selezionando la modalità locale, Navigator scarica nel browser un modello linguistico di circa 2,5 gigabyte, ottimizzato per l’OSINT. Una volta installato, le ricerche vengono elaborate interamente sul proprio dispositivo: nessuna query viene inviata a server esterni, nessun dato esce dalla macchina. Per chi lavora su inchieste sensibili, dove anche la sola traccia di cosa si stia cercando può diventare un problema, è una garanzia concreta. L’unico requisito tecnico è un dispositivo compatibile con WebGPU; se l’hardware non lo supporta, lo strumento passa automaticamente alla versione standard.

Sarei disonesto se dicessi che uno strumento del genere cambia il modo di fare giornalismo investigativo. Non è così. Chi sa già muoversi nell’OSINT ha le sue routine consolidate e i suoi strumenti di riferimento. Per loro, Navigator è probabilmente una comodità, non una svolta.

Ma per chi si avvicina per la prima volta, o per chi lavora su un tipo di ricerca che non fa abitualmente, il problema del “da dove comincio” è reale e spesso sottovalutato.


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