Da quando esiste Google, quanto bene ha fatto al mondo dell’informazione e quanto invece l’ha penalizzato? Domanda tutt’altro che semplice, anche perché le posizioni di Google nel campo del rapporto con l’informazione sono state diverse e sono cambiate nel corso del tempo. Eppure è la domanda centrale di un’intervista-scontro, avvenuta qualche giorno fa, tra Natalia Antelava, fondatrice di Coda Story (un’organizzazione giornalistica no-profit statunitense) e Richard Gingras, per quindici anni il volto di Google nel mondo dell’informazione.
Per capire da dove è nato il titolo utilizzato da Coda per questa intervista (e cioè «Il gioco del lupo mannaro: intervista all’ex capo delle notizie di Google Richard Gingras») dobbiamo fare un salto indietro al giugno 2019, ad Atene.
La giornalista Natalia Antelava è tra gli invitati del NewsGeist, l’incontro annuale di Google per editori e giornalisti. Come racconta lei stessa, «mi trovavo in un angolo della sala da ballo di un hotel ad Atene e osservavo alcuni degli editori e dei redattori senior più importanti di tutto il continente europeo costretti a sedersi bendati su sedie disposte in cerchio. Era passata la mezzanotte. Il bar era aperto da ore. In questo spazio scarsamente illuminato, i dirigenti di Google si muovevano tra i cerchi, le loro voci che si sovrapponevano alle risate nervose. “Lupi mannari, svegliatevi”, ordinò uno di loro. “Scegliete la vostra vittima”. I giornalisti bendati, persone che dirigevano redazioni importanti, che chiedevano conto ai governi, che si vantavano delle loro analisi lucide dell’attualità, inclinarono la testa verso le voci dei loro conduttori, cercando di decifrare chi tra loro fosse un predatore e chi una preda […] Il gioco (chiamato Werewolf ma anche Mafia e inventato nel 1986 da Dimitry Davidoff, allora studente di psicologia all’Università di Mosca – aggiungo io) era una gara di inganno e potere in cui gli “abitanti del villaggio” devono identificare gli assassini tra loro mentre vengono eliminati uno a uno. I dirigenti di Google, guidati da Richard Gingras, decidevano chi poteva parlare, chi doveva tacere, chi viveva e chi moriva. I giornalisti partecipavano con entusiasmo. Alcuni erano arrivati a spese di Google. Molti avevano ricevuto sovvenzioni da Google News Initiative, il programma da miliardi di dollari dell’azienda a sostegno dell’innovazione giornalistica. Tutti dipendevano dagli algoritmi di Google per presentare il loro giornalismo ai lettori».
Natalia si sentiva a disagio. Fece una sola partita e poi uscì dal gioco. Guardandolo dal bordo della stanza fu colpita «da come l’intera scena sembrasse un’arte performativa: una drammatizzazione della relazione reale che si svolgeva nel mondo reale al di là di questa sala da ballo. Gli editori stavano andando in rovina cercando di sopravvivere in un ecosistema progettato da Google. Google decideva cosa sopravviveva e cosa moriva nei suoi ranking di ricerca, nelle aste pubblicitarie, nell’infrastruttura fondamentale dell’editoria digitale. I parallelismi sembravano troppo evidenti per non notarli. Ma ad Atene tutti ridevano, partecipavano, bevevano cocktail. Sei anni dopo, nell’ottobre del 2025, ho finalmente potuto chiedere a Richard Gingras se gli fosse venuto in mente che i dirigenti di Google che comandavano redattori bendati in un gioco di potere e inganno potessero essere una metafora del rapporto reale tra Google e il giornalismo». Quando Natalia gliel’ha chiesto sul palco del congresso annuale dell’International Press Institute a Vienna, «Richard è rimasto sinceramente sorpreso».
Sebbene ora sia in pensione da Google, Richard Gingras rimane una figura di spicco nel mondo del giornalismo, un 73enne che ha trascorso cinque decenni all’intersezione tra media e tecnologia, inclusi quasi quindici anni come Vice Presidente News di Google. In questo ruolo ha guidato la strategia di Google relativa al modo in cui le notizie compaiono sul motore di ricerca Google, in Google News e i suoi dispositivi smart.
L’intervista, pubblicata su Coda Story, è un documento raro: un confronto diretto con uno dei protagonisti del rapporto tra i giganti digitali e il giornalismo. E le accuse sono pesanti. Antelava sostiene che Google abbia distrutto l’industria dell’informazione. E quando Gringas lo nega con fermezza, lei insiste: «Avevate il potere. Controllavate l’ossigeno del mondo dell’informazione e poi dicevate: non siete obbligati a respirare quest’aria».
«Per quindici anni, Google ha costruito un ecosistema di dipendenza: i publisher non potevano sopravvivere senza il traffico di Google, mentre Google rendeva gli editori dipendenti dal suo sistema anche attraverso i finanziamenti di Google News Initiative. Un miliardo e mezzo di dollari in otto anni – una cifra che Gingras difende, chiedendo provocatoriamente: «Chi altro al mondo spendeva tanto per innovare nell’industria dell’informazione?».
Antelava lo incalza con durezza: chi ha distrutto l’industria che poi pretendeva di salvare con quegli stessi fondi?
C’è un’altra questione importante che emerge da questa intervista ed è il rapporto tra Google e i regimi autoritari. Nel 2021, Google rimosse l’app Smart Voting di Alexei Navalny su richiesta del governo russo, contribuendo al fallimento di un esperimento di opposizione democratica. Gingras, che nei suoi scritti invoca spesso la figura del suocero Dalton Trumbo – sceneggiatore che scelse il carcere piuttosto che cedere al maccartismo – risponde che non era coinvolto in quella decisione specifica. E quando Antelava elenca altri casi problematici (il progetto Dragonfly in Cina, il business in Arabia Saudita dopo l’omicidio Khashoggi), la difesa si fa ancora più generica.
Infine c’è un dettaglio linguistico importante. Gingras usa il “noi” sia per riferirsi al giornalismo che a Google. «Come se fossero la stessa cosa. Ma non lo sono. E questa confusione – accuratamente costruita attraverso anni di conferenze, aiuti e relazioni personali con i top editor del mondo – è stata forse il più grande successo di Google: rendere invisibile il rapporto di potere, trasformandolo in “collaborazione”».
La conclusione di Antelava è amara: quando il giornalismo stesso diventa dipendente dalle piattaforme che dovrebbe tenere d’occhio, incapace di fare domande difficili senza rischiare la propria sopravvivenza, l’intera infrastruttura della responsabilità collassa. E la stessa scena si sta ripetendo ora con l’AI e le grandi corporation tecnologiche.
Va dato atto a Gingras di aver accettato l’intervista sapendo che sarebbe stato sottoposto a domande scomode. E questo merita indubbiamente rispetto. Ma come potete leggere nella versione integrale, alla fine ha difeso quasi tutto ciò che ha fatto Google, scaricando le responsabilità sugli editori, sulla politica e su chiunque altro.
Come funziona Google News Initiative
Per aiutarti a inquadrare meglio la questione, ho utilizzato l’intelligenza artificiale per analizzare tutti i report disponibili su come funziona Google News Iniziative. Al di là dei soldi investiti c’è un punto tutt’altro che secondario: molti istituti di ricerca (es. Reuters Institute) ricevono fondi da Google, rendendo difficile trovare analisi completamente “terze”. Tuttavia, studi recenti sulla cosiddetta Platform Dependency evidenziano come GNI abbia aumentato la dipendenza strutturale dei media dagli algoritmi di distribuzione.
Google News Initiative (GNI)
Analisi strutturale, investimenti globali e impatto sul settore editoriale italiano
1. Struttura e Obiettivi Strategici
La Google News Initiative nasce nel 2018 come ombrello strategico per tutte le interazioni tra Google e l’industria dei media. Si basa su tre pilastri fondamentali:
Modelli di Business
Supporto alla transizione verso abbonamenti digitali, membership e diversificazione dei ricavi (es. Subscribe with Google).
Qualità & Giornalismo
Strumenti contro la disinformazione, fact-checking e formazione delle redazioni (es. News Consumer Insights).
Innovazione Tecnologica
Integrazione di AI, Machine Learning e nuovi formati di storytelling nelle redazioni (Focus 2024: AI Generativa).
2. Analisi degli Investimenti (2018 – Oggi)
Dettaglio Fondi Stanziati
| Categoria | Periodo | Cifra (USD) |
|---|---|---|
| Fondo Iniziale (Innovation) | 2018 – 2021 | $300 Milioni |
| Google News Showcase (Licensing) | 2020 – 2023 | $1 Miliardo |
| Altri Grant & Rinnovi (Stima) | 2018 – Oggi | ~$500 Milioni |
| TOTALE STIMATO | 2018 – Oggi | ~$1.8 Miliardi |
* Nota 2024/25: La strategia attuale ha ridotto i bandi aperti per concentrare le risorse sullo sviluppo e l’integrazione di strumenti di Intelligenza Artificiale Generativa nelle redazioni.
