#32 Il processo a Meta spiegato semplice

by Luigi "Gigio" Rancilio

Avvertenza. L’immagine di copertina è stata creata con l’intelligenza artificiale. Strumenti di intelligenza artificiale sono stati utilizzati per sintetizzare alcune parti del processo

Se mi segui da un po’, probabilmente saprai che mi piace cercare di spiegare cose complesse in maniera semplice. Il processo a Meta, iniziato a Oakland, non è certo una questione semplice, ma ho provato lo stesso a raccontarlo, sia in una versione breve, che richiede meno di tre minuti di lettura, sia in una versione più lunga e più approfondita, con anche due grandi infografiche. Ho provato anche a rispondere a una delle domande centrali che questo processo porta con sé: se Meta dovesse perdere, cambierebbero davvero i social come li abbiamo conosciuti?
Fossi in te, non mi perderei questo articolo. Lo trovi sul mio blog (clicca e leggi)

Se sul tema pensi di avere già capito tutto, ti consiglio un articolo impegnativo ma di grande valore scritto da padre Paolo Benanti qui su Substack

I cinema tornano a riempirsi e il merito è dei più giovani

L’estate del box office (in America ma anche in Italia) sta sorprendendo tutti, e la tendenza sembra destinata a proseguire anche nei mesi freddi: lo dimostra la corsa ai biglietti per Dune 3, che la scorsa settimana ha mandato in tilt il sito di prevendita. A trainare la ripresa sono soprattutto gli spettatori under 30, coerenti con la propensione delle generazioni Z e Alpha per le esperienze dal vivo. Un sondaggio YouGov di questo mese rileva che un adulto su cinque della gen Z è stato al cinema nell’ultima settimana, ben più delle generazioni precedenti, mentre circa un quarto tra gen Z e millennial ci è andato nell’ultimo mese. E contrariamente al luogo comune secondo cui i giovani starebbero rovinando il galateo delle sale, oltre metà di gen Z e millennial considera il grande schermo un’esperienza superiore allo streaming casalingo, un’opinione condivisa da meno della metà degli over 45.

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Bilibili, lo YouTube cinese ora punta al mercato occidentale

Bilibili, l’equivalente cinese di YouTube, sta corteggiando i creator non cinesi per espandersi a livello globale, come riportato da JD Capelouto di Semafor. La piattaforma ha riattivato la sua app internazionale, sospesa in precedenza, e prevede di lanciare un sito in lingua inglese assumendo personale in hub chiave come Los Angeles, Londra, San Paolo e Tokyo. Bilibili ha già portato dalla sua parte creator occidentali di peso, tra cui MrBeast, sul suo sito principale in cinese, che conta 376 milioni di utenti attivi al mese. L’ingresso negli Stati Uniti potrebbe insidiare il dominio di YouTube, ma apre anche interrogativi su censura, moderazione dei contenuti e sicurezza dei dati, gli stessi nodi che hanno complicato il percorso di TikTok oltreoceano. Il terreno più favorevole per Bilibili resta quello di videogiochi e anime, mentre la diffusione di video generati con l’IA potrebbe scoraggiare parte del pubblico americano.

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Il New York Times sperimenta riassunti IA nella ricerca, e la redazione si spacca

Il New York Times ha iniziato a testare, su un piccolo gruppo di utenti, una nuova pagina di ricerca che affianca ai link agli articoli riassunti generati dall’intelligenza artificiale: il primo caso in cui il giornale pubblica testo IA senza la mediazione diretta di un giornalista o di un redattore. Il portavoce Graham James ha definito la funzione un modo per migliorare l’esperienza di ricerca degli utenti, in linea con test già avviati su Wirecutter, il sito di recensioni del Times, che sta sperimentando un motore di ricerca IA chiamato Wirecutter Finder. La notizia, anticipata dalla newsletter Breaker, è arrivata durante una sessione di contrattazione sindacale a luglio e ha acceso le proteste della redazione, che accusa la direzione di aggirare gli standard editoriali sull’uso dell’IA. Il sindacato propone regole più stringenti, tra cui un fondo comune alimentato dal 22,5% dei ricavi da licenze IA per la formazione e l’obbligo di supervisione umana su ogni contenuto generato, una clausola che di fatto renderebbe inutilizzabile il nuovo strumento. Per Jim Luttrell, presidente della sezione sindacale, le attuali policy sono “prive di significato”, perché la dirigenza le aggira a piacimento, come starebbe già accadendo con il tool di riassunto. Il nodo di fondo è che un errore nei riassunti automatici rischia di compromettere proprio ciò che distingue il Times in un’epoca di deepfake e disinformazione: l’essere un arbitro affidabile della realtà.
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Un piccolo laboratorio di Londra batte Anthropic e OpenAI nella replica di ricerche scientifiche

Inherent, startup londinese fondata da ex ricercatori di Google DeepMind, sostiene che il suo agente IA Faraday abbia superato modelli molto più grandi di Anthropic e OpenAI in un compito specifico: riprodurre in autonomia i risultati di paper scientifici già pubblicati, senza conoscere in anticipo la risposta. Il dato che colpisce è che Faraday gira su un modello relativamente piccolo, con 27 miliardi di parametri, mentre i sistemi con cui è stato confrontato sono di dimensioni molto maggiori. Per Inherent l’obiettivo non era solo l’accuratezza, ma anche la cosiddetta “research taste”: la capacità di intuire quali esperimenti valga la pena condurre e come impostarli. La società, che punta a costruire un’IA capace di produrre scoperte scientifiche nuove e non solo di verificarne di già note, ha puntato sull’apprendimento per rinforzo invece che sullo studio diretto della metodologia scientifica, scommettendo che questo approccio si generalizzi meglio nel lungo periodo.

https://techcrunch.com/2026/08/22/inherent-founded-by-deepmind-alumni-says-its-ai-teammate-just-outperformed-anthropic-and-openai-at-replicating-research/

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Il tool.

Si chiama Weeve permette di anonimizzare testi e documenti prima di sottoporli a un chatbot, rimuovendo nomi, indirizzi e altri dettagli identificativi: è gratuito, non richiede registrazione e agisce in pochi secondi. È utile, ad esempio, quando si fa analizzare a un’IA un contratto o una polizza assicurativa, per evitare di esporre dati personali contenuti nel documento.

https://getweeve.io/tools/anonymize/

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