Così l’IA sta cambiando il giornalismo

by Luigi "Gigio" Rancilio

Cosa sta facendo l’IA alle competenze dei giornalisti

(immagine creata con l’IA)

Una nuova ricerca pubblicata su Journalism Practice prova a rispondere a una domanda che nelle redazioni si sente sempre più spesso: l’intelligenza artificiale sta facendo perdere ai giornalisti alcune competenze, mentre ne fa acquisire altre? La ricercatrice Shangyuan Wu, della National University of Singapore, ha ripreso il filone di studio aperto dal celebre lavoro del MIT Media Lab sul cosiddetto “debito cognitivo”, secondo cui chi delega la scrittura a ChatGPT vede peggiorare le proprie capacità di scrittura e il proprio coinvolgimento cognitivo nel compito. Applicando la stessa logica al giornalismo, Wu ha indagato sia il fenomeno del “deskilling” — l’atrofia di competenze tradizionali come la scrittura o la verifica delle fonti — sia quello dell’”upskilling”, cioè le nuove abilità che i cronisti stanno sviluppando per lavorare insieme agli strumenti di IA. È un tema destinato a tornare, perché tocca direttamente il modo in cui si formano i giornalisti di domani.

https://www.niemanlab.org/2026/07/a-new-study-looks-at-the-skills-journalists-are-losing-and-gaining-because-of-ai-tools/

Quando l’IA “migliora” un post, ne cambia anche il significato

Uno studio dell’Oxford Internet Institute, condotto con l’istituto tedesco Hasso Plattner e ripreso dal Guardian, mostra che gli strumenti di IA usati per “migliorare” i testi sui social non si limitano a correggerne lo stile: anche quando viene esplicitamente chiesto di mantenere il significato originale, i modelli linguistici tendono a spostare la posizione espressa nel messaggio. La cosa più inquietante è la coerenza della distorsione: sistemi diversi spingono nella stessa direzione, per esempio a favore del controllo delle armi o della legalizzazione della marijuana, e contro l’ateismo o la pena di morte. I ricercatori hanno simulato l’effetto di questi micro-spostamenti su reti social reali, scoprendo che milioni di piccole riscritture, sommate nel tempo, possono spingere l’opinione di un’intera comunità in una direzione. Un caso concreto: ricostruendo la funzione “Spiega questo post” di X e applicandola a contenuti sull’aborto, Grok ha mostrato una tendenza sistematica pro-life, riconducibile a una singola istruzione interna che gli chiedeva di “sfidare le narrazioni dominanti”. La normativa europea, fanno notare gli autori, non è ancora attrezzata per intercettare questo tipo di influenza sottile.

https://thenextweb.com/news/oii-ai-mediated-communication-steer-opinion

Google userà anche le vostre foto e i vostri audio per addestrare l’IA

Vale la pena segnalare ai lettori un cambiamento silenzioso nelle impostazioni sulla privacy di Google, comunicato a giugno via email e poco notato. Da ora, se si caricano contenuti multimediali nei servizi di ricerca di Google — immagini, file, registrazioni audio o video — questi vengono utilizzati per addestrare i modelli di IA dell’azienda, a meno di disattivare esplicitamente l’opzione. La modifica riguarda non solo la Ricerca in senso stretto ma anche Maps, Shopping, Voli, Hotel, Translate e News: una foto scattata con Google Lens, una ricerca vocale con Search Live o una frase pronunciata per esercitarsi con Translate possono finire tra i dati di addestramento. Per disattivare la raccolta si può intervenire sulle pagine “Search Services History” e “Search Services Personalization” di Google, deselezionando la voce “Save Media” o entrambe le opzioni, e impostando la cancellazione automatica dei dati dopo 3, 18 o 36 mesi.

https://techcrunch.com/2026/07/06/if-you-use-google-youre-training-its-ai-heres-how-to-opt-out/

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L’UNESCO indaga le contraddizioni il giornalismo

È uscito il nuovo numero dell’UNESCO Courier, interamente dedicato al ruolo del giornalismo nel mondo contemporaneo. Il tema di fondo è la contraddizione di un’epoca in cui l’accesso all’informazione è alla portata di chiunque grazie ai social network, ma proprio per questo la formazione giornalistica diventa più necessaria che mai per distinguere le notizie affidabili, condurre inchieste complesse e comunicarne i risultati in modo corretto — una competenza ancora più cruciale ora che l’IA generativa può produrre contenuti falsi ma credibili. Il numero arriva mentre la professione affronta pressioni crescenti sulla libertà di stampa in molte aree del mondo e mentre i reporter, soprattutto nelle zone di conflitto, sono sempre più spesso bersaglio diretto della violenza che documentano. Gli articoli, liberamente accessibili, ripercorrono l’evoluzione del mestiere e presentano casi di studio provenienti da diverse parti del mondo su come affrontare le sfide del presente.

https://courier.unesco.org/en/latest

Il binge-watching, invenzione di Netflix, forse non basta più a Netflix

Un report di Bloomberg basato su dati interni di Netflix segnala che il pubblico abbandona sempre più spesso le serie dopo la prima stagione. Dietro il dato, però, c’è una questione più ampia: il modello del “binge”, l’uscita in blocco di tutti gli episodi che Netflix inventò nel 2013 con “House of Cards”, era pensato per battere la tv tradizionale — una battaglia che, come certificato dai dati Nielsen, Netflix ha ormai vinto. Il problema è che oggi il vero concorrente non è più la tv via cavo ma TikTok, YouTube e le app di “microdrama”, show seriali pensati per essere consumati in pochi minuti: secondo la società di analisi Appfigures, una sola app di questo tipo, ReelShort, ha generato 1,2 miliardi di dollari di spesa nel 2025, in crescita del 119% sull’anno precedente. Netflix ha già provato a rispondere con un feed in stile TikTok basato sui propri contenuti, ma il pezzo suggerisce vie più radicali: puntare su miniserie autoconclusive, spezzare le stagioni in episodi più brevi, o tornare in alcuni casi al rilascio settimanale, come già fa con “Love Is Blind”. La sfida, in sintesi, è reinventare di nuovo la televisione, questa volta contro un nemico diverso da quello originario.

https://techcrunch.com/2026/07/06/netflix-invented-binge-watching-now-it-may-have-outgrown-it/

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Il tool. Come trasformare i dati in informazioni utili

Chiudo con uno strumento pensato per chi lavora con dati e numeri e ha bisogno di trasformarli in informazioni leggibili e utilizzabili nel lavoro quotidiano di redazione. https://claude.ai/public/artifacts/317caaf5-723a-47b7-a59c-b639c0820889

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