Ce lo siamo detti diverse volte: Il mondo del giornalismo e quello dei media, non solo è in crisi, ma ha bisogno di una profonda trasformazione per recuperare la fiducia dei lettori. L’ultimo campanello di allarme arriva da un sondaggio del News Literacy Project che sin dal titolo dovrebbe preoccupare chi fa il mestiere di informare.
Prima di parlare di questo studio dobbiamo anche dirci, francamente, che troppe volte nelle redazioni dei giornali e dei media, quando si pensa ai giovani, si realizzano contenuti di una banalità sconfortante o si fanno piccole furbizie, come intervistare alcuni degli artisti più amati dai ragazzi, pensando così di riuscire ad avvicinarli a un prodotto che normalmente percepiscono come lontano e, molte volte, anche obsoleto e inutile.
Il report si intitola“Biased,” “Boring” and “Bad”, Unpacking perceptions of news media and journalism among U.S. teens (2025) (ovvero: “Di parte”, “Noioso” e “Cattivo”, Analisi delle percezioni dei media e del giornalismo tra gli adolescenti statunitensi).
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Lo so che stai pensando che i ragazzi che hanno detto che il giornalismo e i media sono di parte, noiosi e cattivi, sono una minoranza ma purtroppo non è così.
Ben l’84% dei ragazzi americani intervistati detesta come i media fanno informazione e solo il 9% li considera interessanti o buoni.

Gli adolescenti intervistati ritengono che i comportamenti non etici nei media siano più comuni delle buone pratiche giornalistiche. Circa la metà o più degli intervistati crede che i giornalisti «inventino dettagli, come le citazioni» (50%), «paghino o facciano favori alle fonti, come gli uffici stampa» (51%) o «usino spesso foto e video fuori contesto» (60%).
C’è un ulteriore problema. Nonostante, e giustamente, spesso i media ricordino che il buon giornalismo significa correggere gli errori e verificare i fatti prima di pubblicarli, solo una minoranza del campione intervistato di ragazzi crede che i giornalisti correggano regolarmente gli errori (23%) o verifichino i fatti prima di pubblicarli (30%).
Appurato che questi adolescenti si fidano davvero poco dei media e del giornalismo, quando viene chiesto loro quale consiglio dare ai giornalisti e ai media per migliorare, le risposte più frequenti sono di «essere onesti e riportare i fatti correttamente» e «essere più equilibrati». Molti adolescenti hanno chiesto maggiore imparzialità, la presentazione di più punti di vista («raccontare entrambi i lati di una storia») e una chiara separazione tra notizie e opinioni.
Dallo studio emerge però anche una scarsa conoscenza da parte dei ragazzi di come funziona il mondo dell’informazione.
Infatti, quando al campione intervistato è stato chiesto di citare un film o un programma televisivo che raccontasse il mondo del giornalismo, ben il 68% non ha saputo fornire un titolo. E tra coloro che l’hanno fornito, il riferimento più popolare è stato la serie di film di Spider-Man, dove spesso il giornalismo viene ritratto in modo negativo. Il secondo film più citato è la commedia Anchorman: The Legend of Ron Burgundy (12 menzioni), che ritrae i giornalisti come degli idioti e misogini.
Il rapporto sottolinea che «questa profonda sfiducia e queste errate percezioni non solo minacciano la vitalità della stampa come guardiano della democrazia, ma rendono anche gli adolescenti più vulnerabili alla manipolazione da parte di fonti di informazione di bassa qualità e di siti che fanno propaganda».
Come viene ben sottolineato, questo rapporto del 2025 del News Literacy Project (NLP) «nasce come approfondimento di uno studio precedente del 2024, il quale aveva già dimostrato un alto livello di sfiducia tra gli adolescenti nei confronti dei media d’informazione».
In particolare, i dati del 2024 indicavano che:
• Il 45% degli adolescenti riteneva che i giornalisti, col loro operato, danneggiassero la democrazia più che proteggerla.
• Il 67% si dichiarava poco o per nulla preoccupato per il forte calo del numero di organi di informazione negli Stati Uniti.
• L’80% affermava che i giornalisti non producessero informazioni più imparziali rispetto ad altri creatori di contenuti online.
«Questo scetticismo giovanile si inserisce in un contesto più ampio di bassa fiducia pubblica nei media anche tra gli adulti statunitensi. Un sondaggio Gallup del 2025 ha registrato un minimo storico, con solo il 28% degli adulti che nutre “molta o abbastanza fiducia” nei mass media».
Cosa fanno bene i giornalisti?

C’è un passaggio del rapporto 2025 che fa particolarmente male. Quando ai ragazzi è stato chiesto cosa fanno bene i giornalisti, il 37% ha dato risposte sprezzanti. Le più comuni sono state «mentire e ingannare» e «niente».
Per fortuna la maggioranza degli intervistati ha risposto in maniera positiva: «informare il pubblico», «scoprire la verità» ed «essere bravi a scrivere e narrare».
Come possiamo rimediare a questo disastro?
Il rapporto prova a dare delle indicazioni a partire «dalla necessità di un’educazione all’alfabetizzazione mediatica per aiutare i giovani a distinguere il giornalismo di qualità, comprendere il funzionamento delle redazioni e contestualizzare le rappresentazioni mediatiche della professione».
In pratica, per contrastare questa visione, è necessario:
◦ Creare maggiori opportunità di contatto tra giovani e giornalisti professionisti.
◦ Incoraggiare la partecipazione a programmi di giornalismo scolastico per far sperimentare in prima persona il rigore necessario a produrre informazione di qualità.
◦ Promuovere incontri per insegnare a riconoscere il giornalismo di qualità.
Si raccomanda inoltre di:
◦ Mettere in discussione le rappresentazioni esagerate o imprecise del giornalismo nei media di intrattenimento.
◦ Bilanciare le discussioni sugli esempi negativi di giornalismo con l’analisi di reportage esemplari, dimostrando come il giornalismo investigativo abbia un impatto positivo sulla società. Questo aiuta a evitare che gli studenti assimilino l’idea che il giornalismo di qualità sia un’eccezione rara.
