Prima della consueta rassegna di articoli che, secondo me, meritano di essere letti,ti rubo qualche secondo per informarti di una cosa di cui sono molto orgoglioso. L’editrice Ancora mi ha chiesto di intraprendere una sfida importante, spiegare l’enciclica di Papa Leone XIV,Magnifica Humanitas, anche sull’intelligenza artificiale, ai ragazzi dai dodici anni in su. Il tutto in meno di cinquanta pagine.
Il risultato èQuesta enciclica è una hit!, un libretto agile, destinato ai giovanissimi, scritto con un linguaggio diretto e venduto a meno del costo di una coppetta di gelato. Si trova nelle librerie cattoliche e non solo e anche online.
Io mi sono divertito moltissimo a scriverlo e spero che possa essere utile non solo ai ragazzi, ma anche agli educatori, a qualche nonno e a chi vuole approfondire in maniera chiara e diretta l’enciclica del Papa.
https://www.ancoralibri.it/scheda-libro/gigio-rancilio/questa-enciclica-e-una-hit-9788851432263-14080.html
Ora la consueta rassegna
I quotidiani e la radio hanno perso la maggior parte degli utenti (e i siti di news non stanno meglio)
Il Reuters Institute for the Study of Journalism di Oxford ha pubblicato il suorapporto annuale. Tra i tantissimi dati che contiene, c’è uno che fa particolarmente effetto: i quotidiani e la radio hanno perso la maggior parte della loro base di utenti viventi. Non significa che i giovani non li abbiano mai scoperti, ma che intere generazioni di ex lettori ed ex ascoltatori li hanno abbandonati negli ultimi anni e che questa quota di persone non è mai stata sostituita.
Il dato viene da un’analisi semplice: quante persone hanno mai usato una fonte di notizie nella loro vita, e quante di quelle continuano a farlo. Per i quotidiani, solo la metà degli intervistati li ha mai letti con regolarità – e di questi, solo il 27% lo fa ancora. Su 100 persone che un tempo acquistavano il giornale, 73 hanno smesso. Per la radio la situazione è simile. I siti di news e le app editoriali partono da una base più larga, ma stanno replicando lo stesso schema: in 30 mercati su 48, i social network e le piattaforme video sono ormai più usati come fonte di notizie dei siti delle testate. Il video prodotto dalle redazioni per i propri canali ha perso cinque punti percentuali di consumo rispetto al 2025 e dieci rispetto al 2021. Facebook, dato per moribondo sul fronte delle news, sta vivendo una sorprendente rimonta: il 43% degli intervistati dice di usarlo per informarsi. Instagram è diventato il social più usato per le notizie tra i 18-24enni. La disponibilità a pagare per l’informazione si è stabilizzata al 17%, in leggero calo rispetto al 2025.
https://www.niemanlab.org/2026/06/news-sites-are-the-new-newspapers-people-are-abandoning-them-for-social-media/
Per anni il feed dei social è stato qualcosa che ti capitava addosso. Un algoritmo invisibile decideva cosa mostrarti, e tu potevi solo accettarlo o abbandonare la piattaforma. Ora le cose stanno cambiando. Threads ha lanciato “Your Algo”, uno strumento che permette di indicare in privato gli argomenti che vuoi vedere di più o di meno – senza dover scrivere un post pubblico come richiedeva il vecchio sistema. Instagram ha esteso a tutto il feed il suo strumento “Your Algorithm”, che ti mostra quali temi la piattaforma pensa tu ami e ti lascia correggerla.
TikTok si era già mossa nel 2024 con “Manage Topics”, aggiungendo l’anno scorso filtri intelligenti capaci di riconoscere anche i sinonimi di una parola che vuoi evitare. Il responsabile di Instagram, Adam Mosseri, ha ammesso che gli algoritmi storici non erano trasparenti per scelta, non per incapacità tecnica. Oggi, dice, i nuovi modelli di intelligenza artificiale rendono finalmente possibile spiegare agli utenti perché un contenuto appare nel loro feed – e soprattutto lasciargli cambiare le regole del gioco. https://techcrunch.com/2026/06/17/social-medias-next-evolution-user-controlled-algorithms/
Google AI Mode: gli agenti che cercano le informazioni per te
Li chiamanoinformation agentse sono la versione potenziata con AI di Google Alerts, il vecchio servizio di notifiche lanciato nel 2003.
La differenza è sostanziale: mentre Alerts inviava avvisi basati su corrispondenze di parole chiave, gli agenti di AI Mode operano in modo continuo, 24 ore su 24, ragionando sulle fonti invece di limitarsi a scansionarle. L’utente attiva un agente scrivendo una richiesta in linguaggio naturale – “tienimi aggiornato su…” oppure “avvisami quando…” – e, da quel momento, l’agente monitora blog, siti di notizie, post sui social e dati in tempo reale su finanza, sport e altro. Quando rileva un cambiamento rilevante, non invia un semplice link: sintetizza le informazioni, spiega il contesto e, in alcuni casi, consente di agire direttamente dalla notifica. Al momento sono disponibili solo per gli abbonati a Google AI Ultra (il piano da 99,99 o 199,99 dollari al mese); l’accesso verrà esteso ad altri piani nel corso dell’estate. La posta in gioco per l’editoria è alta: già oggi, il 69% delle ricerche su Google relative alle notizie si conclude senza un solo clic. Gli agenti, che sintetizzano le informazioni senza che l’utente debba mai visitare una fonte, rischiano di accelerare ulteriormente quel trend.
https://lifehacker.com/tech/google-ai-mode-information-agents
ChatGPT si prepara a conversare in modo ancor più naturale
OpenAI sta preparando un importante aggiornamento per la modalità vocale di ChatGPT. Il nuovo modello, identificato internamente come GPT-Bidi-1, è basato su un’architettura bidirezionale che consente di ascoltare e parlare contemporaneamente, gestire le interruzioni e correggere il corso della conversazione in tempo reale, senza bloccarsi. I segnali della prossima uscita sono comparsi sia su web che su mobile. Il modello dovrebbe affiancare l’attuale Advanced Voice Mode, con livelli di intelligenza selezionabili – Alta, Media, Istantanea – che ricalcano quelli già offerti dai modelli testuali.
Secondo OpenAI, in futuro la voce sarà il principale modo in cui le persone interagiranno con l’AI
https://www.testingcatalog.com/openai-prepares-major-chatgpt-voice-upgrade-with-gpt-bidi-1/
Se il giornalismo investigativo è finanziato dal caffè
Un’idea semplice ma che funziona:The Newsground, testata investigativa americana fondata da Scott Stedman, si finanzia vendendo caffè. Gli abbonati possono scegliere tra un abbonamento solo-news a 5 dollari al mese o una spedizione di caffè da 25 dollari – di cui 12 vanno direttamente a finanziare il giornalismo.
Stedman dichiara apertamente i costi di produzione del prodotto, per ridurre lo shock del prezzo e costruire fiducia.
La testata pubblica inchieste su corruzione e potere ed è disponibile gratuitamente. La logica è aggiornare, nell’era digitale, l’immagine del lettore che sfoglia il giornale tenendo in mano una tazza.
https://www.niemanlab.org/2026/06/the-newsground-turns-to-coffee-to-fund-investigative-journalism/
Come comunicare ai lettori l’uso dell’IA senza perdere credibilità
Due studi pubblicati su Digital Journalism affrontano una delle domande più concrete che le redazioni si pongono in questo momento: come comunicare ai lettori l’uso dell’intelligenza artificiale senza perdere credibilità? La risposta più chiara che emerge dalla ricerca è che la supervisione umana è il fattore decisivo. Le testate che dichiarano una revisione umana su tutti i contenuti generati o assistiti dall’AI vengono percepite come più affidabili e scelte con maggiore frequenza.
I lettori distinguono tra un articolo “scritto da AI” e uno “scritto con l’assistenza dell’AI” – e reagiscono in modo molto diverso. Vogliono le etichette in cima all’articolo, non in fondo. Vogliono che siano chiare ma non tecniche.
Il tool. Come funziona l’algoritmo di Facebook spiegato bene
Per chi lavora sui social o gestisce una presenza editoriale su Facebook, SocialBee ha aggiornato la sua guida completa all’algoritmo del 2026. Utile come riferimento pratico per capire cosa premia oggi la piattaforma – e perché, come suggerisce anche il rapporto RISJ, Facebook sta tornando a essere rilevante per il traffico news.
https://socialbee.com/blog/facebook-algorithm/


