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Tutti gli studi sui danni e i benefici degli smartphone in classe

Ogni volta che si parla di ragazzi e smartphone e soprattutto di smartphone in classe molti adulti credono di avere capito tutto.
Ci sono tanti che sono d’accordo con il vietarli senza se e senza ma e altri (meno) che, nonostante esistano alcune buone ragioni per farlo, pensano che vietarli produca più danni che benefici.

A rendere più facile (ma secondo me più difficile) il dibattito c’è il fatto che esistono studi che supportano entrambe le posizioni. Com’è possibile? I motivi sono diversi: ci sono studi realizzati su campioni piccoli e altri fatti in maniera poco accurata, ma soprattutto ci sono studi che sono stato realizzati per supportare una tesi invece che per indagare in profondità (a mente libera) il problema.

Se davvero vuoi provare a capirci di più, ti propongo due percorsi, simili ma di diverso impegno. Il primo, realizzato con l’aiuto dell’IA, è più veloce e di facile lettura. Il secondo, invece, contiene tutto il materiale che ho trovato. Perché, come ben sai, per conoscere serve tempo e fatica.

Smartphone in classe: il dilemma Interattivo

Smartphone in Classe: Il Dilemma

Una risorsa di distrazione o uno strumento didattico? Esplora le evidenze scientifiche che animano il dibattito sulla presenza dei cellulari a scuola.

Argomenti Chiave

Le principali motivazioni a sostegno della prospettiva scelta. Clicca su una carta per approfondire.

I Dati alla Mano

Studi di Riferimento

Un’analisi degli studi più importanti che informano il dibattito. Seleziona uno studio per vedere i suoi risultati principali.

Politiche nel Mondo: Un Confronto

🇮🇹 Italia

Divieto esteso alle superiori (2025), con uso didattico fortemente limitato. Distinzione tra smartphone e altri device per l’apprendimento. Eccezioni per studenti con Bisogni Educativi Speciali.

🇫🇷 Francia

Divieto legale dal 2018 in scuole primarie e secondarie inferiori. Motivato da preoccupazioni per dipendenza e distrazione.

🇳🇱 Olanda

Divieto nelle scuole secondarie dal 2024, basato su un accordo tra governo e istituti per migliorare la concentrazione.

🇬🇧 Regno Unito

Politiche decise a livello di singola scuola o distretto. Uno studio ha rilevato un miglioramento nei risultati degli studenti a basso rendimento dopo l’introduzione del divieto.

🇪🇸 Spagna

Divieti adottati a livello regionale nella maggior parte delle comunità autonome per contrastare distrazione e cyberbullismo.

🇪🇪 Estonia

Approccio opposto: integrazione curricolare della tecnologia e sviluppo sistematico delle competenze digitali come parte del percorso formativo.

Sintesi e Raccomandazioni Operative

L’analisi suggerisce un approccio non monolitico, ma differenziato per ciclo scolastico, che bilanci protezione ed educazione in base allo sviluppo cognitivo degli studenti.

Divieto Totale

Mantenere un divieto totale dei dispositivi personali. L’uso della tecnologia deve essere limitato a strumenti di proprietà della scuola, sempre guidato dal docente. L’enfasi deve rimanere sullo sviluppo di competenze manuali, psico-motorie e sull’interazione sociale diretta.

Divieto con Integrazione Guidata

Mantenere il divieto di uso personale. Introdurre percorsi curricolari di educazione alla cittadinanza digitale e avviare prime sperimentazioni di BYOD (Bring Your Own Device) in contesti iper-controllati, ad esempio tramite il rilascio di un “patentino per lo smartphone”.

Regolamentazione Flessibile

Evolvere verso una regolamentazione basata su un “Patto di Corresponsabilità Digitale” d’istituto. L’uso didattico (BYOD) dovrebbe essere incoraggiato in attività specifiche. L’uso personale potrebbe essere consentito in spazi e tempi definiti per responsabilizzare gli studenti.

La versione completa

Le Ragioni del Divieto: Studi a Sostegno della Proibizione
  1. “Ill Communication: The Impact of Mobile Phones on Student Performance” (London School of Economics, UK)
    Questo è lo studio di riferimento di Louis-Philippe Beland e Richard Murphy che ha trovato un miglioramento del 6,4% nei risultati degli studenti dopo il divieto.
  2. Studio Spagnolo (Banning mobile phones in schools: evidence from regional-level policies in Spain) Questa ricerca analizza l’impatto positivo del divieto sui risultati in matematica e scienze e sulla riduzione del cyberbullismo in Spagna.
  3. Studio Norvegese (Smarter without smartphones?)
    Questa tesi analizza gli effetti del divieto in Norvegia, riscontrando benefici sul rendimento scolastico e una riduzione del bullismo.

Studi e rapporti Italiani e dell’OCSE

  1. Rapporti OCSE-PISA
    L’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico ha analizzato in più occasioni il tema della distrazione digitale. Il report “Students, Computers and Learning” è uno dei più rilevanti.
  2. Studio Università di Milano-Bicocca e SUPSI
    Ricerca italiana basata su dati INVALSI che ha rilevato come l’esposizione precoce e l’uso intensivo degli smartphone possano ridurre le performance scolastiche.

A livello normativo, in Italia, diverse circolari ministeriali, l’ultima delle quali a giugno 2025, hanno esteso il divieto di utilizzo dei cellulari per scopi non didattici anche alle scuole superiori, basandosi proprio su queste evidenze scientifiche che dimostrano gli effetti negativi su apprendimento e benessere degli adolescenti.

Le principali argomentazioni a favore del divieto si concentrano su:

  • Distrazione: Le notifiche, i social media e i giochi sono una fonte continua di distrazione che allontana l’attenzione dalla lezione.
  • Calo del rendimento: La ridotta capacità di concentrazione si traduce in un peggioramento dei risultati scolastici.
  • Cyberbullismo: L’uso improprio dei dispositivi può favorire episodi di bullismo online anche all’interno dell’ambiente scolastico.
  • Disuguaglianze: Non tutti gli studenti possiedono dispositivi di ultima generazione, creando potenziali disparità.

Quelli che sostengono che vietare non è la soluzione

Di contro, un’altra corrente di pensiero, sostenuta da pedagogisti ed esperti di didattica digitale, ritiene che il divieto sia una misura anacronistica e controproducente. Vietare gli smartphone non eliminerebbe il problema della distrazione, che può derivare da molteplici fattori, e priverebbe la scuola di un potente strumento educativo.

Le argomentazioni a favore di un uso consapevole e guidato dello smartphone in classe si basano su diversi punti:

  • Accesso a risorse didattiche: Gli smartphone permettono un accesso immediato a una quantità infinita di informazioni, applicazioni educative, dizionari online, e materiali multimediali che possono arricchire la lezione.
  • Sviluppo di competenze digitali: Integrare lo smartphone nella didattica significa educare gli studenti a un uso critico e responsabile della tecnologia, una competenza ormai fondamentale nel mondo del lavoro e nella società.
  • Didattica personalizzata e inclusiva: Esistono numerose applicazioni che possono supportare studenti con Bisogni Educativi Speciali (BES) o Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA), facilitando la loro partecipazione e il loro apprendimento.
  • Aumento della motivazione: L’utilizzo di strumenti che fanno parte della quotidianità degli studenti può aumentare il loro coinvolgimento e la loro motivazione, rendendo l’apprendimento più significativo.
Ecco alcuni degli studi e delle argomentazioni principali che mettono in discussione l’efficacia del divieto
  • Rapporto UNESCO (“Technology in education: A tool on whose terms?”)
    Il report globale che, pur riconoscendo i rischi, invita a non considerare il divieto come unica soluzione, promuovendo un’integrazione regolamentata.
  • Studio dell’Università di Birmingham (pubblicato su The Lancet Regional Health – Europe)
    La prima ricerca nel suo genere che conclude come i divieti restrittivi a scuola, da soli, non portino a miglioramenti significativi nel benessere mentale o nel rendimento degli studenti, suggerendo la necessità di un approccio più ampio.
  • “Growing Up Digital Australia” (Gonski Institute for Education, Australia) Un’ampia indagine tra educatori australiani che evidenzia sia le distrazioni sia le opportunità educative, chiedendo policy chiare e formazione per i docenti.
  • Critiche all’approccio proibizionista: Diversi articoli e interventi di pedagogisti e dirigenti scolastici, come quelli pubblicati su testate specializzate come “Orizzonte Scuola” e “Domani”, definiscono il divieto una “scorciatoia regressiva” che deresponsabilizza la scuola. L’argomentazione principale è che proibire non significa educare. Invece di escludere lo smartphone, che è parte integrante dell’ambiente cognitivo e sociale dei ragazzi, la scuola dovrebbe assumersi la responsabilità di guidarli verso un uso consapevole e critico. Vietare lo strumento a prescindere dall’utilizzo che se ne fa, impedisce di sfruttarne le enormi potenzialità didattiche (ricerca, creatività, collaborazione) e di insegnare la cittadinanza digitale.
  • Inefficacia pratica del divieto: Come evidenziato da alcuni docenti e dirigenti, il divieto si scontra con la realtà quotidiana. Gli studenti, soprattutto alle superiori, spesso possiedono più di un dispositivo o trovano comunque il modo di aggirare le regole. Questo trasforma il docente in un controllore, distogliendolo dal suo ruolo educativo. L’approccio repressivo rischia di generare un clima di sfiducia e di conflitto, senza risolvere il problema alla radice.
  • Contraddizione con gli investimenti sul digitale: Viene sottolineata una forte contraddizione da parte di testate come “Tuttoscuola”. Da un lato si investono milioni di euro del PNRR per la transizione digitale delle scuole, dotando le aule di tecnologie avanzate e formando i docenti. Dall’altro, si vieta l’uso dello strumento digitale più diffuso e personale che gli studenti possiedono. Questa incoerenza rischia di rendere gli investimenti meno efficaci e di creare una scuola scollata dalla realtà tecnologica.
  • Autonomia scolastica e didattica: Organizzazioni sindacali come la FLC CGIL hanno criticato le circolari ministeriali definendole un “improvvido dirigismo anti-autonomistico”. Si sottolinea che, in base all’autonomia scolastica, la decisione su quali strumenti utilizzare e come integrare la tecnologia nella didattica spetta agli organi collegiali della scuola (Collegio Docenti, Consigli di Classe). Un divieto imposto dall’alto non tiene conto delle specifiche esigenze delle singole realtà scolastiche e della professionalità dei docenti.

In sintesi, gli studi e le analisi che criticano il divieto non negano i rischi legati a un uso improprio degli smartphone, ma sostengono che un approccio puramente proibizionista sia inefficace e anacronistico. La strada da percorrere, secondo questa visione, è quella dell’educazione digitale: insegnare agli studenti come usare la tecnologia in modo responsabile, critico e costruttivo, integrando gli strumenti digitali in una didattica innovativa e consapevole.

Su un tema correlato, ti segnalo il lavoro approfondito di Andrea Girolami intitolato No, i cellulari non fanno venire la depressione. Ho raccolto centinaia di link e letto decine di studi. Ecco cosa ho capito